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Assange, la Svezia riapre il caso di stupro: rischia l’estradizione

Il procedimento era stato interrotto nel 2017. La decisione della giudice Eva-Marie Persson. Le violenze di cui il fondatore di Wikileaks è accusato risalgono al 2010. Ma lui non ci sta: «non ho fatto nulla è un processo politico»
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«Oggi ho deciso di riaprire le indagini. C’è ancora una probabile causa per il sospetto che Assange abbia commesso uno stupro», il vicedirettore dei pubblici ministeri svedesi, Eva- Marie Persson. Spiega così ai giornalisti la decisione di dare corso ad una nuova indagine preliminare che vede il fondatore di Wikileaks Julian Assange coinvolto in un caso di violenza sessuale risalente al 2010.

In realtà il procedimento giudiziario era stato abbandonato nel maggio del 2017 ma ora i giochi si riaprono, questo perché come hanno spiegato le autorità giudiziarie di Stoccolma «la precedente decisione di chiudere l’inchiesta non era basata sulle difficoltà legate alle prove, ma sulle difficoltà che bloccavano l’indagine».

Assange infatti sette anni fa si era rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador, a Londra, ma è stato arrestato l’ 11 aprile scorso dagli agenti di Scotland Yard. Uno sviluppo determinato dalla decisione del presidente del paese sud americano, Lenin Moreno, di revocare l’immunità. Successivamente, in tempi record, una corte londinese ha inflitto ad Assange una condanna a 50 settimane di prigione per aver violato la legge britannica della libertà su cauzione.

Ma l’intenzione di portare il fondatore di Wikileaks in Svezia per processarlo, si interseca con un’altra vicenda dai risvolti molto meno circoscritti. Assange infatti ha sempre dichiarato di essersi rifugiato nella sede diplomatica ecuadoregna per sfuggire ad una possibile estradizione negli Stati Uniti dove è accusato di spionaggio. Wikileaks infatti ha rivelato aspetti inconfessabili del comportamento statunitense in Iraq e in altri teatri di guerra. La riapertura del caso per stupro quindi potrebbe rappresentare ben più di un semplice caso di cronaca nera. Una circostanza che ha provocato già la reazione del team di Wikileaks.

Il direttore del sito, il giornalista islandese Kristinn Hrafnsson, ha dichiarato che la Svezia, così come l’Ecuador, ha subito «pesanti pressioni» politiche nonostante il procuratore scandinavo abbia fatto sapere che la sua decisione è dettata solo dalla preoccupazione che scadano i termini di prescrizione previsti per il 2020.

Tuttavia un possibile arrivo in Svezia per Assange potrebbe, paradossalmente, essere un’occasione per discolparsi e mettere in piedi una campagna politico mediatica. I temi della libertà di informazione, legati all’uso della rete, sono infatti molto presenti nel dibattito pubblico dei paesi del nord Europa. In Islanda ad esempio il Partito Pirata, che promuove i diritti civili, il diritto alla privacy e all’autodeterminazione, la trasparenza dell’informazione e la democrazia diretta, ha un grande peso elettorale, nel 2016 la sua leader Birgitta Jónsdóttir è stata incaricata di formare il governo.

 

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