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La doppiezza di Casapound

I fascisti del terzo millennio erano nati per rompere con le posizioni classiche dell'estrema destra, si sono ritrovati nel nazionalismo nostalgico e a rimorchio delle campagne xenofobe della Lega
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Tra gli studiosi e gli esperti c’è chi l’ha definita «una fusion tra cultura pop e neo fascismo», chi l’ha bollata come «caricatura del fascismo», chi la considera «uno dei più interessanti e ambigui movimenti populisti emergenti in Europa».

La definizione più fortunata di CasaPound però viene dal suo leader riconosciuto, Gianluca Iannone, leader e cantante del gruppo rock di estrema destra Zeta Zero Alfa, che in realtà l’aveva ripresa da un giornalista ma poi fatta propria e sostanziata: «Significa essere proiettati verso il futuro con salde radici culturali, significa essere centrati ma in continuo movimento senza nostalgismi, senza maschere senza complessi».

Oggi CasaPound è l’emblema stesso del neofascismo in Italia. La richiesta di sgombro della palazzina che occupa in via Napoleone III, a Roma, dal 26 dicembre 2003 è diventato un discrimine tra fascismo e antifascismo.

Ieri Luigi Di Maio la ha reclamata a gran voce, ma lo stesso Salvini, la sera prima a Otto e mezzo, si era detto favorevole. Probabilmente controvoglia, ma dal momento che quella palazzina, come la presenza dello stand della casa editrice del gruppo, AltaForte, al Salone del Libro, è diventata la linea di demarcazione tra fascismo e democrazia, gli è toccato fare di necessità virtù.

Sulla cacciata di Altaforte dal Salone di Torino, invece, il capo della Lega tiene il punto. Non potrebbe fare diversamente essendo stato proprio il libro intervista con lui la prima pietra dello scandalo «Il rogo dei libri non ha mai portato fortuna. Alle idee si risponde con altre idee, alla faccia dei “democratici” che decidono chi può andare al Salone e chi invece deve essere escluso».

L’editore, a sua volta uno dei principali leader del gruppo, Francesco Polacchi sostiene che il vero obiettivo della levata di scudi che ha portato all’estromissione del suo stand dal Salone di Torino sia proprio Salvini e almeno in parte ha certamente ragione.

Maurizio Murelli, ex detenuto politico di estrema destra ed editore, ricorda per esempio su Fb che tra le tante case editrici di estrema destra, tra cui la sua Edizioni Barbarossa più volte presente al Salone di Torino è l’unica a non aver mai pubblicato un testo fascista. Ma nessun’altra casa editrice neofascista era mai stata presa di mira CasaPound è neofascista, su questo non c’è dubbio.

E’ quindi d’obbligo, quasi per tutti, parlarne solo in termini di botte, che ci sono davvero, date e ricevute, o di apologia del peggio, dal fascismo alle pulsioni xenofobe e razziste, e ci sono anche quelle. Ma ciò che ha differenziato a lungo i «fascisti del terzo millennio» dalle altre organizzazioni neofasciste europee, a partire dai detestati “cugini” italiani di Forza Nuova, è stata proprio la sua ‘ ambiguità’, la compresenza di elementi diversi, a volte contraddittori.

Quell’ ‘ ambiguità’ che, nell’incitamento al pogrom di Casal Bruciato, sembra oggi cancellata.

L’albero genealogico di Cp risale, come quello di Fn, a Terza Posizione, l’organizzazione neofascista degli anni ‘ 70 che si voleva alternativa al comunismo ma anche al capitalismo e all’imperialismo. Nata dalle esperienze delle “Occupazioni Non Conformi” alla fine degli anni ‘ 90, Cp era nata esaltando la componente più culturale della tradizione di estrema destra: il futurismo, D’Annunzio e l’impresa di Fiume, Ezra Pound, del cui nome, secondo la figlia del poeta, il gruppo si fregia indebitamente.

Dopo un rapido passaggio nella Fiamma tricolore, Cp si propone nel 2008 come gruppo politico autonomo, fornito di una sua organizzazione nelle scuole, il Blocco Studentesco, di un’emittente, Radio Bandiera Nera, di un periodico mensile, Il Primato Nazionale. Soprattutto dopo l’uscita dalla Fiamma, Cp cerca di esaltare, pur senza mai rinnegare le radici fasciste, le discontinuità con le posizioni classiche dell’estrema destra.

Firma un manifesto contro l’omofobia, cerca di coniugare le posizioni fortemente identitarie, dunque ostili alla migrazione di massa, con il rifiuto del razzismo. Invita nella propria sede l’esponente del Pd Paola Concia, militante lesbica, e l’ex brigatista Valerio Morucci. A tratti, nonostante la rigida gerarchia interna, si propone quasi come una sorta di “fascismo libertario”.

Oggi di quell’ispirazione originaria, senz’altro distinta dalla visione usuale di un neofascismo rozzo ed esclusivamente muscolare, si coglie poco. CasaPound, in questi anni, si è dedicata soprattutto all’intervento nei quartieri delle periferie, ha finito per identificarsi sempre di più con le campagne contro gli immigrati. Incontrandosi inevitabilmente su questo terreno con la nuova Lega di Salvini.

Le iscrizioni sono aumentate, e oggi sono oltre 20mila. Un certo radicamento nella aree della periferia romana sono riusciti a costruirlo. Rendendo però sempre più evanescente la propria specificità. Tra i fondatori c’è chi coglie questo slittamento in pieno e con malcelata preoccupazione, addossandone la colpa alle campagne mediatiche: «Se ci dipingono come identici a Forza Nuova finisce che entra nel movimento anche gente che pensa di entrare in Forza Nuova».

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