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CasaPound espulsa dal Salone di Torino. Il libro del leader leghista vola

Polacchi protesta ma esulta: «colpiscono me per colpire il ministro. Intanto abbiamo venduto più di 6mila copie»
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«La pietra dello scandalo è il libro su Salvini, c’è un attacco al ministro dell’Interno». Francesco Polacchi, editore fascista per propria ammissione, urla al complotto: Altaforte, la casa editrice che ha dato alle stampe Io sono Matteo Salvini – Intervista allo specchio, scritto da Chiara Giannini, è stata ufficialmente esclusa dal Salone del libro di Torino. Gli organizzatori hanno preferito non rinunciare alla testimonianza di Halina Birenbaum, sopravvissuta ad Auschwitz, che non avrebbe messo piede nei padiglioni della fiera se all’interno ci fosse stato lo stand di Altaforte. Ora l’editore di CasaPound promette il ricorso alle «vie legali» per l’ esclusione dal Salone, ma il primo, e più importante, risultato l’ha già ottenuto: sei mila copie già vendute e libro già in ristampa. Niente male per un imprenditore, che per l’ennesima volta riceve una mano importante dal ministro dell’Interno, quanto meno sul piano promozionale. Sì, perché Polacchi non è solo un editore, i suoi interessi economici spaziano su più campi, compreso quello dell’abbigliamento. I capi della Pivert, l’azienda di proprietà del giovane fascista del terzo millennio, piacciono parecchio a Matteo Salvini, che il 10 maggio del 2018 sfoggia un giubbino col logo del picchio in occasione della finale di Coppa Italia Juventus- Milan. Il marchio di Polacchi finisce così sugli schermi di milioni di tifosi e si alza un nuovo polverone mediatico. «Ciao Matteo, volevo ringraziarti per aver creato tutto questo casino per la giacca Pivert che neanche fossi diventato Presidente degli Stati Uniti o Papa!», scrive ironico su Facebook l’editore del ministro dell’Interno.

Condannato in primo grado a un anno e quattro mesi di reclusione per gli scontri di piazza Navona del 2008, quando Polacchi, all’epoca leader di Blocco Studentesco, la giovanile di Casapound, assaltò a colpi di mazza gli studenti dell’Onda che manifestavano contro la riforma Gelmini, il giovane imprenditore di estrema destra nega di avere alcun rapporto personale con il segretario della Lega. «Confermo ciò che Salvini ha detto, mi ha conosciuto cinque anni fa una volta», dice, davanti alla fiera che ospita il Salone del libro.

E a meno che non si tratti di un semplice errore di calcolo, il vice premier e l’editore si sono incontrati almeno un’altra volta, quattro anni fa, nel 2015. È l’ 11 maggio e al teatro Brancaccio, nella Capitale, va in scena «Roma: si parte da qui», convention sovranista in cui il futuro inquilino del Viminale condivide il palco con Simone Di Stefano, vice presidente di CasaPound che in quell’occasione veste i panni dell’esponente di ‘ Sovranità, prima gli italiani’, una delle sigle che in quei mesi compare spesso insieme ai simboli del Carroccio. Nessuna tartaruga di CasaPound in sala, gli unici loghi presenti sono quelli di “Noi con Salvini” e le tre spighe gialle su sfondo blu di “Sovranità”, il contenitore in cui neofascisti e lega si trovano spesso a dialogare. «Lunedì sera al Teatro Brancaccio di Roma è stato un vero e proprio trionfo per Matteo Salvini e Simone Di Stefano. Presenti 1300 persone, esauriti i posti a sedere», scrive con toni trionfalistici Primato Nazionale, il quotidiano «sovranista», edito dalla stessa Altaforte. La serata si conclude con una ce- na in trattoria tra pochi intimi, con tanto di foto di gruppo. A tavola figurano Matteo Salvini, Simone e Davide Di Stefano, Francesco Polacchi e Gianluca Iannone, fondatore di CasaPound e leader della band ZetaZeroAlfa, autore di pezzi molto noti nel panorama underground, come Cinghiamattanza e Nel dubbio mena.

Due mesi prima, del resto, il vice presidente dei fascisti del terzo millennio condivide col “capitano” un palco ancora più prestigioso: quello di Piazza del Popolo, dove il Carroccio ha organizzato una manifestazione contro Renzi. «Ci chiedono: ma perché state in piazza con Matteo Salvini e con la Lega? Perché noi condividiamo ogni singola parola del programma di Matteo Salvini», scandisce al microfono Di Stefano. Ma i rapporti tra Lega e CasaPound affondano le radici almeno al 2014, quando Mario Borghezio viene candidato all’Europarlamento nel collegio dell’Italia centrale. Impresa impossibile per un partito che all’epoca si chiama ancora Lega Nord. Meglio cercare alleati “indigeni”. E Borghezio li individua facilmente e la spunta. «Ho invitato gli iscritti a votare per la Lega Nord con preferenza a Borghezio. Siamo contenti che sia stato eletto, è una persona onesta, coraggiosa e merita il nostro rispetto», dichiara Iannone, dopo aver battuto per mesi la Capitale in compagnia del leghista. Il resto è storia recente, CasaPound cavalca la paure delle periferie invocando case popolari solo per gli italiani, ma occupa illegalmente un intero palazzo nel centro di Roma. Nessuno, al momento, ha intenzione di sgomberarli.

 

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