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Leoluca Orlando: «L’eversivo non ero io ma il ministro dell’Interno»

Per il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, la sentenza che ha dato ragione a due richiedenti asilo certifica «che io ho rispettato la legge»
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«Salvini mostra muscoli a parole ma poi fugge dietro l’immunità parlamentare. La sentenza di Bologna dimostra che eversivo era il ministro, non certo io». Per il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, la sentenza che ieri ha dato ragione a due richiedenti asilo a cui il Comune aveva negato l’iscrizione anagrafica in base al decreto Salvini certifica «che io ho rispettato la legge», spiega il primo cittadino al Dubbio, e che «l’unica vergogna in tutta questa vicenda è quella di chi alimenta quotidianamente violenza, razzismo e xenofobia».

Sindaco, possiamo dire che il tribunale di Bologna le ha dato ragione?

Possiamo dire missione compiuta. Io non cercavo una tribuna, cercavo un tribunale e finalmente è arrivato. Ovviamente il ministro Salvini, il 2 gennaio scorso, minacciava di mandare l’esercito a Palermo. Beh, io credo di avere fatto non un atto di disobbedienza, ma di obbedienza costituzionale.

Quante iscrizioni ha già autorizzato?

Circa 200 dopo l’annuncio di gennaio, ulteriori 50 lo scorso 30 aprile, altre sono state istruite e vanno firmate. Certo, poi si faranno degli accertamenti, come si fanno per tutte le altre iscrizioni anagrafiche, a prescindere che il richiedente sia uno straniero o un italiano. L’importante è che, effettivamente, chi richiede la residenza risieda nella città.

Quali sono i vantaggi, al di là della polemica politica?

Abbiamo evitato che diventassero illegali soggetti che erano legali. Faccio fatica a usare la parola migranti, vorrei abolirla, mentre qualcun altro vorrebbe abolire i migranti. Ecco, quando qualcuno mi chiede quanti migranti ci sono a Palermo, io rispondo nessuno: chi vive a Palermo è palermitano. Non faccio nessuna differenza tra chi ci è nato qui e chi risiede.

E la città come ha risposto?

C’è stato un cambiamento cultura- le. Da capitale della mafia è diventata città dei diritti. “I have a dream”, diceva Martin Luther King, “Nessun uomo è un’isola”, diceva John Donne. Noi diciamo “io sono persona e noi siamo comunità”. L’alternativa sarebbe “io sono individuo”, con tutti gli egoismi collegati, e “noi siamo gruppo”, con tutte le soffocanti logiche di appartenenza.

Lei era stato definito “sindaco disobbediente”…

Io ho rispettato la legge, ovviamente come stabilita dalla Costituzione, perché le ho dato non l’interpretazione criminogena che dava il ministro Salvini – che infatti minacciava in questo modo di cacciare altre 100mila persone – ma una interpretazione corretta. E di fatto questa sentenza afferma che anche nella interpretazione delle leggi il giudice deve rispettare i diritti e i principi costituzionali.

Secondo Salvini questa sarebbe una sentenza vergognosa. Come gli risponde?

Un ministro che si sottrae al giudizio dei magistrati, ovviamente, ha interesse a dire che è vergognosa la giustizia, perché probabilmente gli viene stretta e scomoda. La legge è uguale per tutti e soprattutto, per fortuna, in Italia abbiamo ancora una Costituzione e abbiamo ancora un sistema giudiziario, ma anche amministrativo, di magistrati e sindaci che rispettano la Costituzione.

Molti sindaci l’hanno seguita…

Un attimo, facciamo chiarezza. I sindaci non mi hanno seguito. Hanno fatto l’elenco, ma non hanno firmato le iscrizioni. Adesso le firmeranno, secondo me.

Questa sentenza cosa ci dice del decreto Salvini?

Che questa legge è disumana e criminogena. Se non avessimo la Costituzione questa sentenza non poteva esserci e il mio provvedimento sarebbe stato illegittimo.

Eppure così diceva il ministro. Ma il Viminale ha mai fatto ricorso contro i suoi provvedimenti?

Nessuno ha avviato nessun tipo di azione. Ma guardi che, ripeto, io lo chiedo un tribunale. Per evitare che i migranti facessero ricorso, ho assunto i miei poteri anziché delegare, perché gli uffici mi hanno mandato note negative in virtù del decreto. Io ho detto loro: voi istruite la pratica e scrivete che non devo firmarle e io poi, motivando, le firmo. E così è stato. Per questi 200 casi, in effetti, gli uffici avevano ritenuto non si potesse procedere, io invece l’ho fatto, usando le stesse argomentazioni che adesso trovo in questa sentenza del tribunale di Bologna. Ho evitato che l’ufficio emettesse un provvedimento negativo, costringendo poi il migrante a fare ricorso. Ma firmando mi espongo io stesso ad essere destinatario di ricorso o di una denuncia. Ma non mi è arrivato niente.

Ci sono altre parti del decreto che intende scardinare con le sue prerogative di sindaco?

Per tutte le materie che sono di competenza comunale lo farò, rispettando la Costituzione. Certo, non posso far nulla contro quelle parti del decreto Salvini che sono incostituzionali. Prendiamo, per esempio, quella norma assurda che stabilisce che un cittadino straniero diventato italiano perde la cittadinanza se commette un gravissimo reato. Perdere la cittadinanza non è previsto in nessun Paese democratico al mondo e solo in poche dittature. Che senso ha? Significa aumentare l’illegalità di quella persona. Posso fare una domanda?

Certo.

Perché non si applica lo stesso principio a Riina e Provenzano allora? Perché hanno il sangue italiano, per la maledetta legge del sangue, che produce genocidi. Siamo in palese violazione della Costituzione e dei diritti fondamentali.

E cosa può accadere in questi casi?

Il giorno in cui dovesse esserci il provvedimento di perdita della cittadinanza, il condannato farà ricorso e solleverà la questione di legittimità costituzionale. In caso qualcuno ritenesse di imputarmi per aver firmato, finalmente avrò un giudice e solleverò io stesso la questione. Mi hanno però anticipato: ha firmato il sindaco di Palermo e ha deciso il tribunale di Bologna.

È tranquillo, allora?

Ho tutta la tranquillità di chi, fin dall’inizio, diceva che ad essere eversivo era il ministro, non certo io.

 

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