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La sindrome del “cortile di casa”. I contractor Usa pronti ad agire

La Reuters rivela: 5mila mercenari blackwater infiltrati nel Paese
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In Venezuela la situazione è quella di un paese dove si sta giocando una partita importante a livello internazionale. Lo scambio di accuse reciproche tra Russia e Usa su reciproche ingerenze, ha portato la tensione tra le due ex superpotenze a livelli che non si registravano dai tempi della guerra fredda. Se appare sfumato il tentativo di un colpo di mano militare da parte di Guaidò, rimane però ancora vivo lo spettro di una guerra civile dagli esiti sanguinosi. In questo contesto si inserisce la notizia di un possibile intervento esterno riconducibile a forze mercenarie. La Reuters infatti parla di un progetto, portato avanti dalla nota compagnia statunitense di contractors, la Blackwater, per infiltrare in Venezuela un contingente di almeno 5000 uomini armati, a sostegno degli oppositori di Maduro. Il piano sarebbe stato ideato dal fondatore della stessa compagnia, Erik Prince. Per dare il via all’operazione, iniziata già a metà aprile, si starebbero raccogliendo finanziamenti ingenti tra ambienti vicini al presidente statunitense Donald Trump e con l’apporto di capitali provenienti da potenti esuli venezuelani. Al momento si parla di almeno 40milioni di dollari. Sempre secondo quanto trapela dalle fonti della Reuters, i contractors verrebbero reclutati tra peruviani, spagnoli, ecuadoriani e boliviani, la base di partenza sarebbe la Colombia. Marc Cohen, portavoce di Blackwater, ha al momento negato che ci siano in corso preparativi per un intervento “privato” in Venezuela, ma che la cosa rientri almeno nel novero delle ipotesi è rintracciabile nell’atteggiamento di Garret Marquis, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che si è rifiutato di commentare le voci trapelate. C’è anche da dire però che altre fonti riportano una contrarietà di fondo da parte della Casa Bianca. In realtà al di là dell’eventuale concretizzazione dell’iniziativa della Blackwater, è noto il tentativo del suo fondatore, per far passare nell’amministrazione Trump l’idea di una privatizzazione della guerra.

Da tempo Prince sta tentando, ancora senza successo, di convincere il presidente Usa a sostituire le truppe in Afghanistan con contractors della sua compagnia.

Attualmente la Blackwater agisce già per la sicurezza di aziende in Medio Oriente e Africa ed è divenuta tristemente famosa per l’efferatezza di una sua operazione in Iraq nel 2007 durante la quale rimasero uccisi 17 civili. Un avvenimento che scatenò la condanna a livello internazionale e per la quale sono stati condannate tre persone per omicidio colposo. Ma altri elementi legano Prince alla casa Bianca, il padrone della Blackwater infatti risulta come un grande finanziatore del comitato per l’elezione di Trump con 100000 dollari mentre sua sorella lavora nel dipartimento all’educazione del governo.

Inoltre Prince emerge come un uomo chiave del cosiddetto scandalo “Russiagate”, il rapporto Muller lo indica tra gli attori che giocarono un ruolo cruciale nel far emergere lo scandalo delle email che colpì Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2016.

 

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