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Sovraffollamento, in mostra il modello virtuoso della Finlandia

La Finlandia negli anni 70 aveva le carceri più affollate d'Europa. Oggi ha dimezzato il suo tasso di detenzione ed è diventata un modello da imitare
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Il 25 aprile si è conclusa la conferenza del Consiglio d’Europa sul sovraffollamento carcerario. In contemporanea, e non è un caso, hanno allestito una mostra fotografica sulle carceri aperte finlandesi. La giornalista e fotografa francese Raphaëlle Duroselle ha immortalato per una settimana la routine quotidiana delle detenute della prigione di Vanaja e dei detenuti nella prigione di Ojoinen in Finlandia per la sua mostra ‘ Ritorno al muro’. L’obiettivo della serie di foto è quello di sollevare un dibattito e promuovere lo sviluppo di un sistema carcerario aperto in Francia e, perché no, anche in tutta Europa.

Ma perché proprio la Finlandia? Negli anni 70 aveva le carceri più affollate d’Europa. Oggi, in poco più di 30 anni, ha dimezzato il suo tasso di detenzione ed è diventata un modello da imitare. La prima parola d’ordine? Ridurre il tempo trascorso in carcere. In Finlandia, tutti i detenuti beneficiano della libertà condizionata. L’unica eccezione: i recidivi considerati particolarmente pericolosi.

In totale, ogni anno il 99% dei detenuti esce sulla parola: la maggior parte dei trasgressori viene rilasciata dopo aver scontato la metà della pena; i recidivi vengono rilasciati a due terzi della loro pena; i giovani autori di reato ( dai 15 ai 20 anni) vengono rilasciati e la maggior parte dopo 1/ 3 della pena. La decisione di concedere la libertà provvisoria secondo le regole sopra esposte è di competenza del direttore del carcere. Tuttavia, per i casi più gravi, la decisione di rilascio condizionale spetta alla Corte d’appello di Helsinki: i condannati ad effettuare tutta la loro condanna in carcere vengono rilasciati dopo l’esecuzione dei 5/ 6 della pena ( e almeno tre anni di privazione della libertà), mentre i condannati al carcere a vita ( per un numero molto limitato di reati, quali l’omicidio) possono essere rilasciati dopo aver scontato almeno 12 anni di reclusione. Il tempo della libertà condizionale non può essere inferiore a tre mesi né superiore a tre anni.

Esiste poi una nuova procedura di liberazione anticipata chiamata ‘ libertà vigilata sotto sorveglianza” progettato per i detenuti a lungo termine che necessitano di un monitoraggio più assiduo, basato anche sul controllo elettronico, che è stato introdotto in Finlandia non come una punizione aggiuntiva ma come un mezzo tecnico utilizzato in diverse fasi della condanna penale. Dal 2001 è stata applicata questa procedura per monitorare i detenuti che lavorano al di fuori del carcere: il detenuto riceve un telefono cellulare che gli permette solo di contattare il carcere e la centrale di allarme; l’apparecchio funziona da dispositivo di rilevamento del luogo in cui si trova il detenuto. Questi deve chiamare periodicamente il carcere, dal carcere possono essere effettuate chiamate senza preavviso al detenuto. Il controllo attraverso il cellulare è ovviamente diverso dal sistema di monitoraggio con braccialetto elettronico utilizzato da alcuni paesi europei come il nostro. È sia meno costoso per l’amministrazione penitenziaria, sia meno stigmatizzante e più accettabile per i detenuti.

Il carcere, inoltre, è aperto: non ci sono cancelli, serrature o uniformi. C’è ad esempio il carcere di Kerava, dove i detenuti lavorano nella serra e allevano gli animali. Ricevono otto euro l’ora, hanno il cellulare, fanno la spesa in città e hanno diritto a tre giorni di riposo ogni due mesi. Pagano l’affitto, possono scegliere di andare all’università in città piuttosto che lavorare e ricevere il contributo di sussistenza. A volte, con i supervisori, vanno in campeggio o a pescare. Il graduale reinserimento nella vita normale, offerto dalle carceri aperte, ha davvero funzionato: il tasso di recidività è infatti sceso del 20% circa. Meno detenuti, meno recidiva e nessun aumento della criminalità.

 

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