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A Pozzuoli dodici detenute vivono nella stessa cella per 21 ore al giorno

Il carcere femminile napoletano fa registrare un tasso di sovraffollamento del 166%. La denuncia dell’associazione Antigone: si tratta delle donne che hanno commesso reati “considerati riprovevoli dal resto della popolazione carceraria”
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È talmente alto il sovraffollamento nel carcere femminile di Pozzuoli, in provincia di Napoli, da dover ospitare 12 detenute in una unica cella. A rivelarlo è Antigone dopo una recente visita in uno dei pochi istituti esclusivamente femminili.

Attualmente nel carcere sono detenute 181 persone, a fronte di una capienza di 109 posti, con un tasso di affollamento del 166%. Le celle «fortunatamente sono aperte per più di otto ore al giorno – afferma Antigone ma non tutte». In particolare, non è aperto per 8 ore giornaliere lo stanzone in cui da circa un anno vivono in media «10 detenute protette, categoria che comprende chi ha commesso reati considerati riprovevoli dal resto della popolazione ristretta». In passato, secondo quanto denuncia Antigone, queste detenute venivano trasferite entro un paio di giorni in un altro istituto della Campania, quello di Benevento, dove c’è una sezione apposita. Ma da un anno questo non avviene più e le persone ristrette restano, quindi, in una cella chiusa di un reparto aperto, partecipando alle attività comuni in orari disagiati, solo dalle 18 alle 21.

A fronte di queste criticità «che è necessario risolvere», l’associazione afferma anche di aver trovato a Pozzuoli «un buon clima detentivo». Antigone aveva visitato la struttura – costruita nel XV secolo -, già due anni fa ma il tasso di sovraffollamento, allora, era del 144% con 157 detenute a fronte di 109 posti. È bene ricordare che, nel corso del sopralluogo che Antigone fece a Pozzuoli nel 2017, l’associazione trovò delle «condizioni strutturali accettabili», in particolare perché le 157 donne ristrette svolgevano varie attività lavorative, dalla lavorazione del caffè alla fabbricazione di borse fino alla manutenzione di un’area verde che è stata adibita a orto, ma anche culturali e ludiche come corsi di danza, musica, teatro e fotografia.

Il sovraffollamento, ricordiamo, è una piaga che di mese in mese è in costante crescita. Al 31 marzo, secondo gli ultimi dati aggiornati dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, risultano 60.611 detenuti (il mese precedente 60.348) con il risultato che fa registrare la presenza di 10.097 ristretti oltre la capienza regolamentare. Al 28 febbraio erano 9.826 detenuti in più. Al 31 gennaio, invece, se ne registravano 9.575. Ancora prima, al 30 novembre ce ne erano 9. 419 in più, mentre a settembre erano invece 8.653. In realtà, nei conteggi, non vengono sottratte le celle inagibili o chiuse per i lavori in corso. Dall’ultima relazione del Garante nazionale delle persone private della libertà, emerge che alla data del 14 febbraio 2019 quelle inutilizzabili sono pari al 6,5% del totale, percentuale comunque positivamente diminuita di tre punti rispetto a quella riportata nella Relazione al Parlamento di due anni fa. Permangono casi limite: ad Arezzo da più anni su 101 posti solo 17 sono disponibili, a Gorizia solo 24 dei complessivi 57 previsti, in Sardegna il 13% dei posti ufficiali è inutilizzabile.

Ma, come più volte ha ribadito il Garante Mauro Palma, non esiste solo il problema della ‘ dimensione’, ma anche di come dovrebbe essere concepita la cella. Cosa significa? La cella deve essere destinata al riposo, perché il luogo naturale dell’attività ( e quindi della vita detentiva) deve essere fuori di essa. Il carcere femminile di Pozzuoli, ad esempio, ciò non avviene visto che, secondo quanto ha denunciato Antigone, le detenute rientranti nella categoria protetta vivono fuori dalla cella solo per tre ore e in orari disagiati.

 

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