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Sostiene Mattarella: «Il sovranismo non minaccia la Ue»

Sergio Mattarella invita l'Unione europea a trovare una soluzione comune sui migranti
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Il paradosso di Sergio Mattarella è semplice: euroscettici e sovranisti stanno comunque partecipando a rendere le elezioni Europee più coinvolgenti e partecipate. Il che non può essere un male. Così ha analizzato la situazione il presidente della Repubblica in una intervista concessa un mesetto fa a Richard Heuzé sula Revue de Politique Internationale. Una scelta non casuale per rammendare le ferite aperte dalle sconsiderate dichiarazioni di Di Maio e Di Battista contro la Francia di Macron, dopo l’incontro con l’ala dura dei gilet giqalli, e dopo le critiche salviniane alla gestione francese sui migranti, condite dal gelo diplomatico tra Roma e Parigi. Un’intervista il cui titolo la dice tutta: «Francia- Italia: una relazione indistruttibile». «Sono quarant’anni che il Parlamento europeo è eletto a suffragio universale diretto, ma, per la prima volta, stiamo assistendo a una vera e propria campagna elettorale pan- europea nel senso pieno del termine. Non si tratta cioè di 27 campagne elettorali separate, bensì di un unico dibattito in un’unica arena, cui prendono parte leader e partiti politici di tutti i Paesi. I temi della campagna rispecchiano sempre meno le questioni nazionali. La gente si interessa sempre più a ciò che accade negli altri paesi dell’Unione ed è consapevole di condividere un destino comune. Lungi dal provare estraneità, come vorrebbero far credere alcuni, gli europei provano un senso di appartenenza crescente. E paradossalmente, all’origine di questo rinnovato interesse vi sono i movimenti euroscettici. A forza di denigrare le istituzioni e le politiche europee, sono riusciti a mobilitare nuovamente gran parte della popolazione». Il capo dello Stato cerca di guardare oltre la confusa babele di polemiche e di dare una lettura non drammatica dei destini continentali. I sovranisti euroscettici sono tanti ma anche egoisticamente assai divisi, in competizione tra loro, e che la storia delle prossime elezioni va ancora scritta. «Vi è un gran numero di paesi che si trovano in situazioni senza precedenti. Ma non credo che questi cambiamenti possano avere conseguenze sul funzionamento del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo, e meno ancora minacciare l’esistenza dell’Unione». E ancora: «L’Europa si sta costruendo dal basso. L’organismo sociale europeo in formazione comprende sensibilità che trascendono i confini nazionali e si apprestano a esprimersi tramite quell’esercizio democratico comune che è l’elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo». Naturalmente la Ue dovrà cercare soluzioni comuni ai problemi che la assillano e che la dividono. A partire dai migranti, e serve individuare una soluzione europea. «Dobbiamo lavorare, con rapidità ed energicamente, a soluzioni veramente europee: canali di migrazione legali; misure per combattere i trafficanti di esseri umani; mezzi per migliorare le condizioni di vita nei paesi di provenienza. Non bisogna perdere di vita il fatto che le migrazioni non si dirigono mai verso un solo paese dell’Unione, ma verso l’Europa nel suo complesso. Ripeto: soltanto una soluzione europea può consentirci di padroneggiare un fenomeno che rischia di scuotere il continente. Questo sarà uno dei temi principali della prossima legislatura europea». Mattarella invita l’Europa a muoversi unita per pilotare la crisi libica, e vede di cattivo occhio le iniziative diplomatiche autonome: «Numerose iniziative Ue si sono gradualmente arenate senza che si facesse nulla per impedirlo. È un grave errore cui occorre rimediare». Il Mediterraneo non deve tornare ad essere, come al tempo della “guerra fredda”, il teatro delle rivalità fra potenze regionali o globali, «soprattutto se queste potenze sono Paesi europei». L’allusione al fai da te transalpino e agli appoggi al generale Haftar sembra trasparente. Infine il capo dello Stato auspica un accordo con la Francia sulle estradizioni, dopo la clamorosa conclusione del caso di Cesare Battisti e un impegno globale contro il virus dell’antisemitismo, virus che «malauguratamente, nonostante gli sforzi delle società europee, non è mai stato completamente debellato».

 

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