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Giornalisti assediati dai regimi autoritari Pressioni anche in Italia

Il rapporto di “rRf” sulla libertà di stampa. Il Turkmenistan supera la Corea del nord di Kim e si piazza all’ultimo posto, male la Cina, peggiora l’Africa e l’area dell’Est Europa. Il nostro paese è soltanto 43esimo
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L’Italia migliora e supera gli Stati Uniti nella classifica, ma la situazione complessiva non è certamente ottimale. Almeno secondo il rapporto sul 2018 di Reporters Sans Frontières, che inoltre evidenzia come la libertà di stampa nel mondo sia complessivamente in arretramento. Secondo RSf infatti «il numero dei Paesi considerati sicuri, dove un giornalista può lavorare senza temere per la propria vita diminuisce ancora, mentre i regimi autoritari continuano ad aumentare il controllo sui media». Si salvano solo i paesi nordici ( prima la Norvegia, seguita da Finlandia e Svezia), la Costa Rica, la Giamaica e la Nuova Zelanda: in questi porti franchi, un giornalista non rischia di finire nel mirino delle autorità e la categoria non è considerata in pericolo in quanto può esercitare il suo mestiere in modo corretto.

Cosa che invece appare impossibile soprattutto in alcuni Paesi, quelli retti da regimi autoritari dove la censura è spietata e opera anche direttamente sulle sui giornalisti, anche a livello fisico. Tra questi c’è da segnalare che quest’anno il Turkmenistan ha rimpiazzato la Corea del Nord all’ultimo posto della graduatoria, mentre Pyongyang resta comunque al penultimo posto. Male anche la Cina che conferma la scarsa libertà di espressione di cui godono i suoi media. C’è poi da registrare la situazione africana, che a quanto emerge dal rapporto subisce un deciso peggioramento complessivo.

Dopo i tentativi di conciliazione portati avanti anche con la visita del Papa, la situazione nella Repubblica Centrafricana è tornata a deteriorarsi e secondo l’ong è questo il Paese che nel 2018 ha subito i più gravi peggioramenti, arretrando in classifica di ben 33 punti. Venticinque li ha persi invece la Tanzania, 24 il Nicaragua ( in America Centrale) e 22 la Mauritania. Anche in Europa si sono registrati passi indietro, in particolare Serbia, Montenegro, Ungheria, Malta e Slovacchia. Per queste ultime due pesano gli omicidi di Daphne Caruana Galizia, giornalista investigativa che si era occupata anche dei Panama Papers, a Malta, e di Jac Kuciak, che stava indagando su alcuni finanziamenti europei gestiti da cittadini italiani con presunti legami con la ‘ ndrangheta, in Slovacchia.

La situazione italiana non è tanto brillante. Il nostro Paese guadagna 3 punti e conquista la 43esima posizione in classifica su 180, ma non si tratta certo di un piazzamento lusinghiero. Pesa il fatto che diversi giornalisti debbano vive sotto scorta per le minace soprattutto della criminalità organizzata, anche se – riconosce l’organizzazione – continuano a svolgere il loro lavoro «con coraggio».

A proposito di scorta viene citato il fatto che il ministro Salvini ha minacciato di toglierla a Roberto Saviano, mentre sempre in relazione alla politica il rapporto cita il Movimento 5 Stelle e le uscite dei suoi membri piuttosto forti contro i giornali e i giornalisti.

 

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