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Radio Radicale: lacrime per Bordin, rabbia contro Crimi

La protesta contro la chiusura. Oggi a Roma l’ultimo saluto del giornalista presso la facoltà valdese. Domenica manifestazione a piazza Madonna di Loreto dalle 11 alle 13
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«Crimi–nale chiudere Radio Radicale» : un gioco di parole su una locandina del salone del Partito Radicale a condannare sarcasticamente l’insistenza del sottosegretario pentastellato Vito Crimi, che da giorni va ripetendo che la sua posizione e quella del Governo è di non voler rinnovare la convenzione a Radio Radicale. A tale illiberale e antidemocratica decisione, la risposta è «una Pasqua di impegno per la vita di Radio Radicale» : lo ha annunciato ieri Alessio Falconio, direttore della storica emittente, durante una conferenza stampa convocata dal Partito di Marco Pannella. La manifestazione per la vita dell’emittente fondata nel 1976 si terrà domenica a Roma a piazza Madonna di Loreto ( Lato sinistro dell’Altare della Patria) dalle 11 alle 13. Una vera e propria maratona oratoria durante la quale si alterneranno sul palco giornalisti, parlamentari, esponenti del mondo della cultura, militanti radicali e tante altre centinaia di persone per scongiurare la chiusura della Radio, che proprio due giorni fa ha perso la voce di Massimo Bordin. Oggi per lui l’ultimo saluto alle 10: 30 presso la Facoltà Valdese, in via Pietro Cossa 40.

Ieri al Partito Radicale i volti erano segnati dalle lacrime e della profonda tristezza per la scomparsa, per molti inattesa, dell’amico e del giornalista. «La perdita di Massimo Bordin lascerà un vuoto incolmabile – ha aggiunto Falconio – Da domani (oggi, ndr) inizierà una staffetta delle migliori firme del giornalismo che andranno a condurre Stampa e Regime». Ha cominciato stamattina l’editorialista di Repubblica Francesco Merlo, che curerà la rassegna per tutta la prossima settimana. Molto provato anche Maurizio Turco, coordinatore della Presidenza del Partito Radicale: «La perdita di Bordin per la Radio è pari a quella di Pannella per il Partito. Massimo era un attivatore di neuroni, che denunciava la realtà del regime in questo Paese. Questo Governo ha deciso di chiudere Radio Radicale, giustificandosi anche con profonde falsità. Per fortuna vi è stata una reazione corale del Parlamento, compresi alcuni esponenti del M5S, a difesa del servizio pubblico che svolge la Radio».

Dopo ha preso la parola il radicale storico Maurizio Bolognetti, in sciopero della fame dal 27 febbraio proprio per evitare il bavaglio alla radio: «È in atto un tentativo violento di colpire Radio Radicale, che potremmo pensare come una Treccani audiovisiva, e di colpire ciò che essa ha garantito in questi 43 anni». Le lacrime segnavano il volto di Rita Bernardini, anch’ella in sciopero della fame da una settimana insieme a Maria Antonietta Farina Coscioni e Irene Testa. L’esponente della presidenza del Partito ha stigmatizzato le dichiarazioni del Ministro Bonafede: «Il Guardasigilli ha detto che la convenzione non verrà rinnovata perché a suo dire il servizio pubblico già c’è ed è della Rai. Eppure nel nostro ultimo incontro ci aveva detto che il dossier non lo gestiva lui. Ma quello che mi preoccupa è che questo Ministro non abbia assolutamente consapevolezza del servizio garantito da Radio Radicale e di quello non garantito invece dalla Rai, nonostante il canone che paghiamo. È ignorante della realtà». Bernardini ha poi annunciato che al digiuno di dialogo si sono aggiunte altre 50 persone, tra cui Sabina Guzzanti. Irene Testa ha chiesto invece un intervento del Presidente della Repubblica: «Credo che Mattarella debba intervenire a favore dell’archivio della Radio e di tutto quello che rappresenta oggi per le istituzioni e per il diritto alla conoscenza dei cittadini». Per Paolo Chiarelli, amministratore dell’emittente, le strade da percorrere sono poche: «Ottenere un sostegno da Fondazioni e Associazioni non è facile; gli incontri con la Rai avvengono con lentezza. L’unica possibilità concreta, qualora il Governo non facesse marcia indietro, sarebbe quella di una proroga della convenzione per qualche mese, durante i quali potremmo consolidare la trattativa con la Rai».

Se non dovesse cambiare nulla, il 21 maggio i microfoni di Radio Radicale potrebbero spegnersi e mandare a casa oltre cento lavoratori tra giornalisti, collaboratori e tecnici. «Avevamo chiesto per questo un incontro al Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, ma non ci ha mai risposto», ha dichiarato Lorena D’Urso, conduttrice di Osservatorio Giustizia, ieri pomeriggio durante un’altra conferenza stampa convocata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana per fare il punto sull’emittente ma anche sugli innumerevoli tagli all’editoria voluti dal Governo. Per il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, i tagli altro non sono che «bavagli. Proprio oggi ( ieri, ndr) il rapporto sulla libertà di stampa di Reporters Sans Frontières ci colloca alla 43esima posizione. Se Radio Radicale chiuderà, e con essa altre testate, l’anno prossimo potremmo sprofondare all’ 86esimo posto». E auspica che «gli appelli che si stanno moltiplicando in queste ore, anche da esponenti del mondo politico, si trasformino in atti parlamentari» per far continuare a vivere Radio Radicale. Sempre ieri, alle numerose manifestazioni di solidarietà a favore di Radio Radicale, si è aggiunta quella della Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione nazionale magistrati che, esprimendo «cordoglio per la morte di Massimo Bordin», si augura «che prosegua senza difficoltà la meritoria opera di informazione dell’emittente, veicolo di trasparenza dei lavori del Csm oltre che della Anm, che è un valore da preservare». Il vice premier Matteo Salvini invece ha ripetuto che «io, e lo proporrò anche agli amici Cinquestelle, preferirei che chi di dovere tagliasse i mega stipendi in Rai prima di chiudere voci che informano».

 

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