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Cacciari: «Il giustizialismo dei dem è iniziato con Tangentopoli»

Intervista al filosofo: «Zingaretti sfidi i grillini sul loro terreno con proposte vere non demagogiche, inizi dal lavoro»
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Lo scandalo che ha azzerato la giunta regionale dell’Umbria pone nuovamente al centro dell’attenzione la difficoltà per le amministrazioni pubbliche, di ogni livello, di rimare immuni da infiltrazioni e corruzione. Un tema cavalcato dalle forze populiste e giustizialiste, che hanno trascinato anche i partiti tradizionali all’interno dello stesso solco. Il presidente della Regione Catiuscia Marini si è dimessa anche perché abbandonata dal suo partito. Il Pd, tramite il silenzio del segretario nazionale Nicola Zingaretti e gli affondi di altri suoi componenti, come Carlo Calenda, ha consegnato un messaggio chiaro alla Marini che ha parlato di una sorta di deriva giustizialista alla quale i democrat si sarebbero abbandonati. Il filosofo Massimo Cacciari offre la sua visione dell’attuale fase politica provando ad allargare lo sguardo oltre la mera cronaca.

«Quanto avvenuto in Umbria non cambia niente nella sostanza. Scandali di questo genere sono all’ordine del giorno in Italia, ma ci si ostina a non capire che non è una questione di corrotti, ma una questione di sistema. Fino a quando non lo capiremo, saremo sempre lì ogni giorno a commentare questo o quell’altro malaffare. E’ truccato il sistema dei concorsi, così come quello sanitario. I corrotti ci sono sempre stati e qualche corrotto non ha mai rovinato nessun sistema. Quando è il sistema corrotto, invece, i corrotti proliferano e diventano il tutto. E nessuno fa nulla per cambiare le cose».

Perché ciò avviene? Perché nessuno si oppone a questo stato di cose?

È evidente che il Paese non intende assolutamente cambiare. Esiste un ceto politico, una elite politica, anche questo governo, che si rifiuta di mettere mano alle vere riforme di sistema che contano. Pertanto non si mette mano alla riforma della pubblica amministrazione, del sistema sanitario, di quello universitario, del sistema degli appalti, così come non si fa nulla per la qualificazione dei pubblici amministratori. Si tratta di quelle riforme che nessuno affronta e che nessuno ha mai affrontato oppure che quando sono state affrontate, ciò è avvenuto dall’alto e non dal basso. Partendo dai Senati e dalle Camere e non dall’osservazione di quello che non funziona. Questo è un sistema corrotto nel senso di rotto, è un sistema che non funziona più.

Crede che il Pd abbia affrontato male la vicenda umbra?

Non si tratta del Pd. Una volta è un partito e un’altra volta un altro. E un rincorrersi continuo di strumentalizzazioni davanti ad episodi che dipendono dal sistema.

Non ravvede quindi una deriva giustizialista del partito?

Ma quando mai. Ne mandano via uno, ne espellono un altro. E’ uguale in ogni partito e poi il Pd va avanti su questa linea da tempo. Per 20 anni ha fatto così contro Berlusconi facendo poco altro. Non mi pare che ci siano grandi novità: si continua inutilmente ad inseguire la cronaca in modo ossessivo e il centrosinistra lo fa dai tempi di Tangentopoli.

Si tratta di un modo di fare che andrebbe rivisto?

Come fa a essere rivisto? Le forze politiche sono costrette a inseguirsi sullo stesso terreno criminalizzandosi a vicenda. Non può essere rivisto da nessuno. Chi dovesse farlo verrebbe accusato di chissà cosa da tutti gli altri. E proseguendo così non si capirà mai che non si tratta di qualche criminale, ma del sistema.

Così però diventa difficile per il Pd costruire un’alternativa al populismo…

Non per questo motivo di sicuro. Le possibilità di attaccare politicamente questo governo sono nelle capacità dall’altra parte di elaborare una strategia politica ed esprimere un gruppo dirigente decente. Per il momento non ce ne sono tracce.

Cosa dovrebbe fare dunque Zingaretti?

Dovrebbe su alcuni temi propri della tradizione della politica di centrosinistra, come il lavoro, elaborare proposte vere non demagogiche in contrapposizione ai Cinque Stelle, ma sul loro terreno. Proposte che siano più credibili ed efficaci, più di governo. Poi dovrebbe avviare un grosso discorso europeista con gli altri partiti europei di questa ispirazione, con un programma davvero credibile di riforma radicale dell’Unione europea con nuove politiche economiche. Dovrebbe poi presentare un gruppo dirigente vero al più presto, così come c’è stato in tutti i partiti che hanno funzionato. Se invece si continua a mettere insieme i Calenda da una parte e i Bersani dall’altra dove vuole che si vada?

 Si aspetta quindi una bocciatura alle europee?

Non credo che andranno male. Secondo me il Pd prenderà di più che alle ultime politiche. Magari si avvicinerà al 20% o riuscirà a battere di un soffio i Cinque Stelle che sono in rotta totale e potrà anche dire di aver avuto successo. Ma si tratterà di una vittoria di Pirro perché Zingaretti non sta creando un gruppo dirigente alternativo a quello renziano.

Immagina invece che il voto di maggio possa avere effetti sulla tenuta del governo nazionale?

Soltanto se Salvini dovesse avere un exploit formidabile. Con la Lega al 35% potrebbe puntare a nuove elezioni per formare un governo monocolore con le altre forze del centrodestra. Farebbe partire un’opa nei confronti di Forza Italia cui nessuno potrebbe resistere.

Riuscirà la Lega ad arrivare a una percentuale così alta?

Al momento ne dubito. Non tanto per l’azione del governo, ma perché credo che un certo settore dell’elettorato della Lega non digerisca certe alleanze di Salvini o certe sue uscite, come quelle pro Putin. Non è che queste cose piacciano molto all’elettorato del Nord- Est o ai governatori che sono in grande sofferenza. Credo che molti voteranno in modo prudente.

 

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