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Di Maio rilancia: «Via i Rom, ma anche CasaPound»

Il leader del Carroccio: «la flat tax non può essere progressiva, sarebbe un controsenso». La replica grillina: «la Costituzione dice altro»
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Dopo le alleanze in Europa, la flat tax e lo sgombero di CasaPound, lo scontro tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini si sposta su nuovi territori. «Superiamo i campi rom, subito», scrive in serata su Facebook il capo politico M5S. «E sgomberiamo CasaPound, così come chiunque occupi in modo illegittimo un’abitazione o uno stabile già assegnato a chi ne ha realmente bisogno», aggiunge, sottolineando, ancora una volta, le simpatie per l’estrema destra del leader del Carroccio. Ma è solo l’ennesima occasione, nella stessa giornata, per marcare le distanze dall’alleato sovranista.

Sulla flat tax il copione è lo stesso. Per i grillini la tassa piatta dovrebbe comunque contenere un principio di proporzionalità, «in modo che il beneficio stesso sia distribuito con criterio verso le famiglie e il ceto medio», per il ministro dell’Interno sarebbe follia. «La flat tax è un’idea rivoluzionaria ed è unica, piatta e uguale non esiste che sia progressiva, altrimenti mi tengo il sistema fiscale attuale», tuona da Milano Salvini, sventolando il contratto di governo in faccia all’alleato. Perché la Lega, su un tema così sensibile, non intende cedere di un millimetro . Soprattutto in campagna elettorale. I tecnici salviniani studiano la tassa piatta da tempo e pensano di applicarla «fino a un reddito familiare di 50mila euro», dice l’inquilino del Viminale, che poi annuncia: «Se sei sotto una certa soglia paghi il 15 per cento di tasse, uguale per tutti. La sperimentazione dall’anno prossimo».

E in questo clima di tensione tra alleati, non manca una bordata al reddito di cittadinanza, la “ragione sociale” dei 5Stelle: «È una scommessa, vedremo se aiuterà davvero a trovare lavoro o se incentiverà invece a restare lì in attesa di qualcosa: saranno i fatti a dirlo». E per quanto Di Maio provi a stemperare i toni, ci pensa Stefano Buffagli, sottosegretario agli Affari regionali del M5S, a rispondere a brutto muso al ministro dell’Interno. «La flat tax sarà nel Def, è nel contratto di governo», dice stizzito. «Detto ciò, poi c’è una Costituzione che prevede delle regole ed è sovrana», chiosa Buffagni, riferendosi alla incostituzionalita di un principio non progressivo nella tassazione.

Le stoccate tra soci di governo, nel giorno dell’apertura ufficiale della campagna elettorale leghista per le europee, non finiscono qui. Matteo Salvini, a Milano insieme agli alleati sovranisti, torna sulle polemiche, sollevate nei giorni scorsi da Di Maio, in merito ai partiti “negazionisti” che formeranno un gruppo parlamentare insieme alla Lega a Strasburgo. «Qui, al tavolo, non ci sono nostalgici, estremisti e reduci. Gli unici nostalgici sono al potere a Bruxelles oggi», spiega il leader della destra italiana, dichiarandosi non interessato al «dibattito fascisti- comunisti». L’obiettivo di Salvini, invece, è allargare la «famiglia» sovranista. «I burocrati, i buonisti e i banchieri stanno affossando l’Europa. Stiamo lavorando per un nuovo sogno europeo, che per molti rappresenta un incubo. Noi mettiamo al centro famiglia, lavoro, sicurezza, tutela dell’ambiente e futuro dei giovani. Lo facciamo con movimenti alternativi», rivendica. E a chi gli fa notare che la Lega ha deciso di intraprendere questo percorso insieme a delle forze politiche che imbarazzano il capo politico M5S, Salvini ribatte: «Non commento quello che fanno i miei alleati di governo», scandisce, prima di lanciare l’attacco finale: «Quando Di Maio va a Parigi e mette in difficoltà il governo, io mi tengo le mie riserve per me», dice Salvini, ricordando al socio le gaffe d’oltralpe insieme a Di Battista. Come dire, chi è senza alleato ingombrante scagli il primo tweet.

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