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Conte promette la crescita, ma Juncker non ci crede: «rischio recessione»

La preoccupazione del presidente della Commissione Ue sui conti. Anche il Fondo monetario internazionale teme per l’economia globale. Lagarde: «l’atteso rimbalzo per fine anno rimane incerto»
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Anche se «leggermente preoccupato» per l’economia italiana, il presidente della Commissione europea Jean Claude Junker assicura: tra Roma e Bruxelles «è grande amore». Il numero uno dell’Ue parla subito dopo aver incontrato il premier Giuseppe Conte, ma ci tiene a comunicare a «tutti i ministri» del governo del cambiamento la vicinanza della Commissione. Il riferimento è rivolto a Matteo Salvini che lunedì ha attaccato l’Unione europea, “colpevole” di non aver fatto nulla per il Belpaese.

Junker usa parole concilianti anche per addolcire ciò che dice poco dopo sulla situazione economica italiana, che «continua a regredire e auspico che le autorità italiane facciano sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita», spiega. Il presidente della Commissione Ue ricorda a Conte le nuove condizioni su cui è necessario confrontarsi. «Quando ci siamo messi d’accordo sul quadro generale del bilancio italiano avevamo pensato che la crescita sarebbe stata dell’ordine dell’ 1 per cento», argomenta Junker, all’indomani dell’allarme lanciato dall’Ocse sui rischi di recessione per l’Italia. «Sappiamo che oggi quella cifra deve essere rivista al ribasso e dunque, visto il pesante debito pubblico italiano tutte le politiche che gravitino attorno alla nozione di rilancio del bilancio saranno limitate ma restiamo in contatto per vedere come procedere in materia».

Ma sul futuro dell’economia italiana è il presidente del Consiglio a spiegare quali saranno le prossime mosse del suo governo. «Le nostre misure sono espansive e responsabili. Abbiamo parlato del Def», dice Conte in conferenza stampa. «L’impalcatura fiscale non cambia rispetto allo scenario concordato lo scorso dicembre. Il rallentamento viene riconosciuto come transitorio dalle regole europee». Non solo, il governo aveva «previsto» il rallentamento del debito pubblico, assicura il premier, «per questo ha elaborato una manovra che vuole perseguire una politica espansiva, ma responsabile, approvando misure di cui il paese necessitava da troppi anni per ristabilire equità sociale», spiega, prima di annunciare: «In settimana confidiamo di approvare il decreto crescita con misure in grado dare impulso a crescita e effettiva e potenziale».

Ma i due leader politici non parlano solo di economia in senso stretto. Tra gli argomenti finiti sul tavolo c’è anche la Tav, che per il presidente della Commissione Ue è un progetto «non ideologico» ma tecnico. Chi non gradisce affatto le parole del capo della Commissione Ue è, neanche a dirlo, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che commenta senza giri di parole i consigli provenienti da Bruxelles: «Fortunatamente l’Europa il 26 maggio cambia e non avremo più le “lezioncine” degli Junker di turno da ascoltare», dice, annunciando la data dell’inizio della campagna elettorale della Lega: l’ 8 aprile. «Se avessimo dato ascolto all’Europa, saremmo in mutande», insiste il vice premier. «I burocrati europei, negli ultimi anni hanno danneggiato l’economia italiana, l’agricoltura, la pesca, il mondo del lavoro, del commercio e il turismo. Questo governo, finalmente, ha rialzato la testa e mette soldi nelle tasche degli italiani», rivendica orgoglioso Salvini.

Ma poco dopo tocca al Fondo monetario internazionale lanciare un altro allarme sulla crescita globale. «Non prevedo una recessione globale a breve termine», afferma la direttrice generale del Fmi, Christine Lagarde, anche se da gennaio l’economia globale ha ulteriormente perso slancio: «Ci aspettiamo una ripresa nella seconda parte del 2019 e nel 2020, ma sia chiaro: l’atteso rimbalzo alla fine dell’anno sarà incerto». Un problema in più per la manovra del cambiamento.

 

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