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Dalla fiction alla realtà: quegli “amori strappati” da tribunali distratti

La storia di un padre accusato ingiustamente di pedofilia raccontata da Canale 5. Il papà di Angela venne accusato di abusi sui minori e la bimba allontanata dalla famiglia per essere trasferita in una casa protetta.Ma l’uomo era innocente
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La fiction “L’amore strappato”, liberamente ispirata al libro “Rapita dalla giustizia” di Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella, ha avuto il merito di attirare l’attenzione su un tema particolarmente complesso quale quello del contrasto ai reati a sfondo sessuale nei confronti dei minori. Lo sceneggiato in onda su Canale 5 racconta la storia di Angela Lucanto, allontanata dalla sua famiglia quando aveva sei anni a causa di un clamoroso errore giudiziario. Suo padre Salvatore venne accusato di molestie su minori ed arrestato il 24 novembre 1995. Angela, prelevata dai carabinieri mentre era a scuola, venne subito allontanata dalla famiglia per essere trasferita lontano in una casa protetta.

Il padre, dopo aver passato due anni in carcere, nel 2001 venne però assolto dalla Cassazione per non aver commesso il fatto. I giudici di piazza Cavour appurarono infatti che la testimonianza della cugina della figlia, su cui si fondava l’accusa di pedofilia a suo carico, era completamente inventata. Nel frattempo Angela era stata affidata ad un’altra famiglia da cui venne poi anche adottata.

Solo nel 2006, ad oltre dieci anni dall’arresto del padre e dopo un iter difficilissimo, la ragazza riuscì a rintracciare i propri genitori naturali.

Errori giudiziari nelle indagini sui reati sessuali non sono purtroppo infrequenti. Il motivo è legato essenzialmente al modo in cui vengono condotte le indagini. Le sezioni specializzate su questi crimini negli Uffici giudiziari esistono solo da pochi anni. E lo stesso dicasi per i comandi di polizia e carabinieri che devono svolgere questo tipo di accertamenti.

La particolare efferatezza di tali condotte delinquenziali necessita di inquirenti ed investigatori preparati, in grado di muoversi su un terreno reso delicatissimo dal reato stesso. I reati sessuali su minori, infatti, nella quasi totalità dei casi hanno la vittima come unico testimone. O, vedasi il caso di Angela, un coetaneo o un compagno di giochi. L’accusa ingiusta di essere un pedofilo è una macchia indelebile. Chi viene assolto esce comunque con la vita distrutta ( specie se è stato sottoposto alla carcerazione preventiva, dove i reati sessuali in genere sono gli unici per cui gli altri detenuti non applicano la presunzione di innocenza).

Il Consiglio superiore della magistratura ha sul punto redatto delle best practice a cui attenersi nella conduzione dell’attività investigativa. Si ricorda nella scorsa consiliatura il lavoro, anche per quanto attiene la violenza di genere, della presidente della Sesta commissione Paola Balducci. Ma oltre ad una sempre maggiore specializzazione degli inquirenti non è da sottovalutare il ruolo degli assistenti sociali e degli psicologi. A tal proposito il Governo ha in agenda un approfondimento dell’intero comparto. Alcune proposte di modifiche sono state presentate in Parlamento. E non bisogna dimenticare il ruolo dei Tribunali per i minorenni su cui, ciclicamente, si apre la discussione per una loro chiusura, con conseguente assorbimento delle funzioni da parte dei Tribunali ordinari. C’è da augurarsi che una volta incardinati i lavori parlamentari, interrotti nella scorsa legislatura, essi procedano spediti. Per evitare il ripetersi di errori giudiziari come quelli raccontati nella fiction “L’amore strappato”.

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