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«Il pensiero di Ezio Tarantelli rimane sempre attuale»

Anche quest'anno la Cisl ha ricordato l’economist ucciso il 27 marzo del 1985 dalle Brigate Rosse a Roma
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Aveva solo 44 anni Ezio Tarantelli quando cadde freddato dai colpi delle Br proprio nel luogo che gli aveva e stava dando soddisfazioni ed i giusti riconoscimenti. «A distanza di 34 anni dal suo barbaro assassinio, Ezio Tarantelli rimane un punto di riferimento costante per la Cisl». Così la leader di via Po, Annamaria Furlan, ha ricordato l’economista, figura chiave nella storia italiana e non solo, barbaramente ucciso il 27 marzo del 1985 dalle Brigate Rosse nel parcheggio della facoltà di Economia e Commercio della Sapienza di Roma, dove aveva da poco concluso una delle sue seguitissime lezioni di economia politica.

«Era un grande intellettuale, Ezio, animato da una profonda passione civile e sociale», ha aggiunto il Segretario confederale Ignazio Ganga che per la Cisl, assieme ai vertici di Cgil e Uil, alla famiglia, al Rettore della Sapienza, al Preside di Economia e a tanti amici e colleghi, ha partecipato alla commemorazione dell’ economista presso il cippo nel luogo dell’attentato.

«Attualissimo il suo pensiero, sempre rivolto al mondo del lavoro, ai giovani, al Sud da tutelare e rilanciare, alle disuguaglianze da combattere- ha più volte ricordato Ganga. Tarantelli era animato da un impegno caparbio e “illuminato” volto a contrastare negli anni Ottanta l’inflazione, la cui sconfitta si concretizzò in una vittoria della democrazia di cui si giovarono soprattutto i lavoratori, la gente comune, gli italiani più poveri». Per questo Ezio Tarantelli può considerarsi uno dei padri della concertazione, di quegli accordi e di quella politica virtuosa che ci permise di entrare a testa alta in Europa. Aveva sempre preferito al conflitto ed allo sterile scontro la cooperazione fra forze politiche e parti sociali, Tarantelli. A più di trent’anni dalla morte, l’attualità del suo pensiero sta proprio nell’aver intuito l’importanza della collaborazione responsabile tra sindacato, imprese ed Istituzioni, contro i governi della disintermediazione e del rapporto diretto con i cittadini.

«Questa Italia va cambiata in meglio» sosteneva e per questo aveva messo i suoi studi e la sua esperienza al servizio del Paese. Nel suo pensiero riformista un posto privilegiato lo occupava l’impegno continuo per migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Una vera utopia, la sua, a favore dei deboli, contro l’arroganza di coloro che ostacolano il cambiamento e che trovano alleati nell’estremismo populista ed antagonista.

Riprendere l’insegnamento di Tarantelli, oggi, significa rafforzare le maglie della coesione sociale, riproponendo la centralità della condivisione e soprattutto della “partecipazione”, uno strumento fondamentale per dare voce, ricercare soluzioni ai problemi di tutti e non solo di una parte e tenere insieme imprese, posti di lavoro, giovani, pensionati, territori, etnie. In un’Italia che tenta con fatica di uscire dalla crisi, dove il senso di insicurezza ed il disagio economico e sociale sembrano ancora prevalere e devono quindi essere affrontati, è fondamentale il valore della memoria del pensiero di un riformatore vero che voleva migliorare le condizioni dei lavoratori con la forza delle idee, il confronto con la realtà, l’impegno quotidiano, la fiducia nell’uomo e nelle sue possibilità di tendere sempre al bene comune. E non è un caso che una delle sue frasi più citate e conosciute suoni proprio così: “Non preoccupatevi, la gente capisce sempre, se gli si spiegano le cose”…

 

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