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Come comunicare le sentenze della Consulta

Il tema della corretta conoscenza delle decisioni del giudice è stato affrontato la scorsa settimana da Giorgio Lattanzi
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Il tema della corretta conoscenza delle decisioni del giudice è stato affrontato la scorsa settimana da Giorgio Lattanzi, presidente della Corte costituzionale, durante la Riunione straordinaria della Consulta.

«La Corte – ha affermato Lattanzi – si è resa conto che per comunicare con il Paese non è sufficiente rendere note le proprie sentenze, pubblicarle nelle forme consuete e affidarle alla lettura degli esperti. Ha capito che occorre trovare altre forme di comunicazione, raggiungere tutte le persone e far loro conoscere decisioni che possono anche cambiare in profondità la loro vita».

È capitato spesso che molte pronunce della Consulta, di cui si conosceva solo il dispositivo, fossero state superficialmente strumentalizzate, senza cogliere appieno il senso degli appelli rilevabili dall’integrale lettura delle motivazioni. Per ovviare a ciò, ha proseguito Lattanzi, «si sta rafforzando la comunicazione esterna, anche accompagnando più spesso le decisioni con comunicati che possano renderle più facilmente comprensibili».

Oltre al cambio di passo in tema di comunicazione, un altro argomento affrontato da Lattanzi riguarda l’interlocuzione con le Camere e l’importanza, anche in questo caso, della lettura integrale della motivazione.

«Tradizionalmente la Corte si relaziona con il Parlamento attraverso i cosiddetti moniti, con i quali segnala la presenza di aree di criticità o di sospetta illegittimità costituzionale e auspica un intervento del legislatore idoneo a sanare tale situazione», ha ricordato Lattanzi.

«Si tratta – ha aggiunto – di una tecnica che sarebbe destinata a maggior impiego e successo se il Parlamento sapesse trarne spunto per avviare le dovute riforme legislative.

Ed è necessario a questo scopo che tutte le pronunce della Corte, quand’anche di inammissibilità o di infondatezza, siano accuratamente prese in considerazione con riferimento, oltre che al dispositivo, anche alla motivazione»

 

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