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«Salvini, ma quale arresto?! Siamo noi che siamo dalla parte del diritto»

Intervista ad Alessandra Sciurba, portavoce della Mare Jonio. «La direttiva di Salvini sugli sbarchi? Un testo di propaganda politica»
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«Vorrei tanto che Salvini guardasse per 20 ore di seguito i video delle torture. Una volta pagata questa penitenza possiamo riparlarne». È questa la risposta di Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea per la nave Ong Mare Jonio, al ministro dell’Interno, che ha chiesto perfino l’arresto dei membri dell’equipaggio della Ong che ha salvato 49 persone a largo della Libia.

«C’è un limite che non si può valicare» spiega al Dubbio mentre raggiunge la terraferma a Lampedusa, in attesa di sapere che fine faranno quelle persone appena salvate e già di nuovo trasformate in oggetto di discussione politica, ignorandone la condizione umana.

«Non c’è propaganda che regga – dice mentre il vento si sovrappone alla sua voce – tutti, ad un certo punto, dovrebbero fermarsi».

Com’è la situazione?

Ci sono 49 persone, più l’equipaggio, in attesa. Stamattina ( ieri, ndr) è stata evacuata una persona che aveva bisogno di cure mediche d’urgenza, le altre sono particolarmente provate e a disagio, minori compresi, come ha potuto rilevare anche la Guardia di Finanza, che è salita a bordo e ha fatto una lunga ispezione conclusasi con un verbale in cui si diceva che non c’è nulla di rilevante da segnalare.

Quali sono le vostre richieste?

Chiediamo all’autorità competente geograficamente e giuridicamente, cioè l’Italia, un porto di sbarco. Nonostante tutto, aspettiamo fiduciosi che le istituzioni italiane si decidano semplicemente a rispettare il diritto e i diritti e a non fare più propaganda su queste storie. Non è normale che una nave che ha compiuto il suo dovere non venga fatta attraccare. In queste situazioni non c’è garanzia sulla sicurezza a bordo.

Salvini ha diffuso una nuova direttiva in merito agli sbarchi.

Ci sono, per fortuna, delle norme internazionali, convenzioni, un diritto del mare molto ben strutturato e qualcuno dovrebbe spiegare a questo governo che nessuna direttiva interna può essere sovraordinata a questo patrimonio giuridico, che invece si vorrebbe mettere in discussione. Il valore legale di quella direttiva lascia il tempo che trova: è un testo di propaganda politica più che un testo normativo.

Il ministro ha addirittura chiesto il vostro arresto…

Quando ci diranno quali articoli

esattamente stiamo violando saremo contenti.

Com’è andata con la Guardia di Finanza, che vi ha intimato l’alt?

È una storia surreale: mentre il comandante diceva di non poter obbedire all’ordine di spegnere il rimorchiatore, perché riaccenderlo in mezzo ad onde alte due metri è molto complicato, nel frattempo veniva assegnato un punto di ancoraggio a 300 metri da Lampedusa, causa condizioni meteo marine avverse. Quindi due autorità ci dicevano due cose diverse nello stesso momento. Chiaramente il comandante ha agito secondo il suo dovere, cioè proteggere la sicurezza delle persone a bordo.

La nuova direttiva indica la Libia come porto sicuro.

Vorrei tanto che chi ha scritto questa normativa, per punizione, guardasse per 20 ore di seguito i video delle torture diffusi da Channel 4 il 25 febbraio. Vorrei che imparasse a memoria il rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni unite, diffuso a dicembre del 2018, dove si parla di indicibili orrori, esecuzioni sommarie e stupri come sistema normale di gestione delle persone. C’è una linea rossa che non si può superare. Fa molta paura vivere in una società in cui alcuni, che per altro esercitano anche un potere significativo, quella linea invece la calpestano e la oltrepassano tutti i giorni. È chiaro che chi sta facendo politica sulla pelle delle persone non siamo noi. Noi stiamo facendo il nostro dovere, salvare le persone, ma a quanto pare la gentilezza fa paura. Però c’è anche una società civile molto diversa, che magari fa più fatica a prendere voce in questo momento ma che noi sentiamo fortissima vicino a noi. Perché Mediterranea, in questi mesi, ha attraversato tante piazze, tante strade, è una piattaforma aperta di tantissime realtà differenti e questo ci dà tantissimo coraggio.

Salvini sostiene che avete messo a rischio la vita delle persone scegliendo appositamente di raggiungere l’Italia, saltando porti più vicini. È così?

Non è lui a dimostrare di tenere alle vite umane e questo utilizzo strumentale è davvero fastidioso. Potevamo fare rotta solo verso nord per garantire la sicurezza di quelle persone in quel momento e tolta la Libia, che non è considerabile, il porto sicuro più vicino era italiano, Malta non è affatto più vicina. Questa volta, non potendo usare la fake news dello Stato di bandiera, prova ad usare questo argomento.

Com’è stato l’incontro con la guardia costiera libica?

La guardia costiera libica non c’era quando noi abbiamo avviato le operazioni di soccorso, sono subentrati sulla scena dopo, quando le persone erano già sui nostri mezzi e si sono tenuti a distanza. C’è stato alla fine uno scambio cordiale, in cui ci hanno chiesto se era tutto a posto e poi ci siamo congedati.

In che situazione avete trovato i migranti?

C’era un gommone in avaria, molto sgonfio e in grado di resistere poco. Queste persone sono state salvate due volte, da un possibile naufragio e da una molto probabile cattura che li avrebbe riportati indietro, a subire le stesse torture da cui scappano.

Ve ne hanno parlato?

Sì, ma non c’è bisogno di raccontarle: le portano addosso.

 

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