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Con Zingaretti record battuto: la notizia che è indagato arriva a soli due giorni dall’elezione a segretario Pd

L'indiscrezione de L'Espresso: «accuse di finanziamento illecito dai pm di Roma»
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Forse è un record: neppure due giorni da segretario e Nicola Zingaretti è già “mascariato” da un’indiscrezione giudiziaria. Secondo L’Espresso, il nuovo leader del Pd sarebbe indagato dalla Procura di Roma per finanziamento illecito.

L’iniziativa dei pm rientrerebbe nell’inchiesta sulla presunta rete di “corruzioni giudiziarie” allestita da due avvocati siracusani con studio anche a Roma, Piero Amara e Giuseppe Calafiore. I due hanno già patteggiato, dopo l’arresto nel 2018, ma i ricaschi delle loro dichiarazioni non sembrano esauriti.

Secondo il settimanale, «il governatore è stato citato dal socio di Amara (Calafiore, ndr) in un interrogatorio dello scorso luglio». L’avvocato siciliano avrebbe riferito che il lobbista Fabrizio Centofanti, a sua volta arrestato un anno fa, «riteneva di essere al sicuro in ragione di erogazioni che lui aveva fatto per favorire l’attività politica di Zingaretti». Come se il neosegretario del Pd fosse il capo di una Procura.

Le erogazioni miracolose a Zingaretti non erano lecite, secondo le dichiarazioni raccolte dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Stefano Fava. Ma il tutto è avvolto da un certo tenore di indeterminatezza, di fronte al quale i magistrati della Capitale potrebbero aver iscritto Zingaretti tra gli indagati come atto dovuto.

L’avvocato Calafiore, secondo l’Espresso, non sa con chi Centofanti trattasse materialmente i finanziamenti per Zingaretti: «Lui mi parlava solo di erogazioni verso Zingaretti. Mi disse che non aveva problemi sulla Regione Lazio perché il governatore era a sua disposizione. Me lo ha detto più volte, prima della perquisizione».

Un quadro confuso, di fronte al quale si registra l’offensiva dei cinquestelle: «Nemmeno pochi giorni da segretario del Pd e già viene indagato per finanziamento illecito, secondo l’Espresso. Un bel battesimo che non sorprende», si legge nella nota del Movimento, «visto che era già stato indagato per Mafia Capitale. Perdi il pelo ma non il vizio: bentornato Pd, ci eri mancato». Segue una lunga teoria di dichiarazioni dal tenore simile prodotte in rapida successione da diversi parlamentari M5s.

Al che Zingaretti replica: «Sono tranquillo, forte della certezza della mia totale estraneità ai fatti, peraltro riferiti come meri pettegolezzi de relato e senza alcun riscontro, come affermato dallo stesso settimanale». E poi, rivolto ai cinquestelle: «Comprendo la loro disperazione per il disastro politico che stanno combinando, per essere da mesi succubi del loro alleato di governo, per essere in caduta libera nel gradimento dei cittadini, ma se pensano di aggrapparsi alle fantasie di qualcuno sbagliano di grosso: non mi faccio intimidire da chi utilizza queste bassezze».

 

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