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Taranto, nel carcere più affollato sono tante le istanze rigettate

sciopero della fame
il penitenziario pugliese ospita 632 detenuti a fronte di una capienza di 306 posti. Una delegazione del Partito Radicale lo ha visitato. Rita Bernardini: «ottimo il rapporto con la direzione, mentre è difficile quello con la magistratura di sorveglianza»
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Lunedì scorso una delegazione del Partito Radicale composta dalla coordinatrice della presidenza Rita Bernardini, la militante Anna Briganti, l’avvocato di strada Loris Soriano e Alberico Nobile dell’Associazione Deep Green, ha fatto visita all’istituto penitenziario di Taranto. Il carcere più sovraffollato d’Italia con 632 detenuti a fronte di una capienza di 306 posti regolamentari.

«Nonostante il sovraffollamento, la vita all’interno del carcere è migliorata grazie al buon rapporto che i detenuti hanno con la direzione del carcere», spiega Rita Bernardini ai microfoni di Radio Radicale.

«Ma i rapporti con la magistratura di sorveglianza – sottolinea l’esponente radicale – sono pessimi, perché il giudice, chiamato ad occuparsi di una pena che sia costituzionale, in realtà, agisce senza nemmeno conoscere i singoli detenuti».

Secondo le testimonianze dei detenuti raccolte dalla delegazione radicale, la magistratura di sorveglianza rigetterebbe o addirittura non risponderebbe alle istanze. «A differenza del passato – ricorda sempre Rita Bernardini – quando da parlamentare visitai proprio questo carcere e conobbi, assieme a Marco Pannella, il magistrato di sorveglianza Massimo Brandimarte». Quest’ultimo, infatti, si differenziò per la sua attenzione alle problematiche della detenzione, tanto che poi si iscrisse anche al Partito Radicale sostenendo le battaglie per la separazione delle carriere e gli scioperi della fame di Rita Bernardini per l’attuazione della riforma dell’ordinamento penitenziario.

È stato un presidente del tribunale di sorveglianza che i detenuti hanno stimato. «Oggi invece – continua l’esponente radicale -, in questo carcere il permesso premio viene concesso raramente e così anche le misure alternative». Denuncia poi la carenza degli educatori, «solo due su una pianta organica che ne prevedono otto» sottolinea Rita Bernardini. Molto apprezzata è la direttrice del carcere che con le poche risorse disponibili cerca di ottimizzarle per i trattamenti penitenziari.

La militante pugliese del partito radicale Anna Briganti racconta a Radio Radicale che si porta a casa una forza ed energia positiva trasmessa dalle donne detenute che le hanno riempite di braccialetti e borse. «Lo hanno fatto per farsi pubblicità – spiega Briganti -, perché fanno parte di un progetto di sartoria che le impegnano con il ricamo, cucito, maglieria».

Un progetto che le tiene impegnate, ma anche per il fatto che venga percepito come «una speranza per il dopo», aggiunge sempre la militante radicale. Ai microfoni di Radio Radicale è intervenuto anche l’avvocato di strada Loris Soriano che è la prima volta che entra in un carcere: «Mi corre il pensiero a tutte quelle persone che, annunciando che sarei entrato in carcere, mi hanno detto che il carcere è come un albergo, non ci va più nessuno e via discorrendo».

Frasi fatte che, osserva l’avvocato «purtroppo ora si sentono anche ai livelli altissimi della politica». Soriano dice ha potuto constatare che invece in «carcere si soffre, e si soffre anche molto», per questo invita queste persone a fare una visita almeno una volta «così si rendono conto che la restrizione della libertà di per sé è già una condizione già molto afflittiva, con l’aggiunta però delle condizioni disumane e degradanti». A conclusione dell’intervista di Radio Radicale, Rita Bernardini ricorda che ancora non è stata fissata la data di appuntamento con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per fare chiarezza sul sovraffollamento visto che recentemente «il capo del Dap – spiega l’esponente radicale – ha dichiarato che gli istituti penitenziari avrebbero la capacità di accogliere molti più detenuti dei 60 mila che ci sono».

 

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