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Fine della protezione umanitaria: le critiche di avvocati e giudici al Decreto sicurezza

Le posizioni dell' Associazione giuristi per l’immigrazione (Asgi) e di Magistratura Democratica riuniti a convegno al tribunale di Roma
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«Uno degli scopi di questo convegno è quello di presentare delle proposte  riguardo gli strumenti  che gli operatori del diritto devono usare riguardo il tema della protezione umanitaria».

A parlare è l’avvocato Loredana Leo, una degli organizzatori del convegno che si è tenuto l’12 marzo presso l’aula Occorsio del Tribunale di Roma, a piazzale Clodio. Un’occasione importante, voluta dall’Asgi (Associazione giuristi per l’immigrazione ) e Magistratura Democratica, per parlare di protezione umanitaria, diritto di asilo e obblighi internazionali dell’Italia.

Dal 5 ottobre scorso, data di introduzione del decreto 113 ovvero il decreto sicurezza, le statistiche forniscono una fotografia impietosa di ciò che sta succedendo. «C’è stata una drastica riduzione del riconoscimento della protezione umanitaria (dal 47% al 2% di accoglimenti) – spiega l’avvocato Leo -,  anche perché le Commissioni  Territoriali hanno applicato erroneamente la nuova normativa  dando un’ interpretazione retroattiva della norma stessa.

Su questo è intervenuta la Cassazione che invece ha stabilito che le domande presentate prima dell’entrata in vigore del decreto devono essere considerate proprio sotto il profilo della protezione umanitaria».

Una contraddizione che sta provocando danni sulla vita delle persone ma anche  al lavoro stesso dei giudici. Una realtà messa in luce anche dalla dott.ssa Silvia Albano, giudice della sezione specializzata del Tribunale romano che spiega come il convegno sia stato organizzato per «rispondere alle difficoltà  derivate dall’abrogazione della protezione umanitaria ma all’interno di un quadro giuridico costituzionale e sovranazionale che rimane invariato.

Già Mattarella quando ha promulgato il decreto legge ha mandato una lettera al Presidente del Consiglio  nella quale diceva che gli obblighi costituzionali, segnatamente  l’articolo 10 comma 3 della Carta, che prevedono  il diritto di asilo, e gli accordi vincolanti internazionali non possono  venire meno».Un tema dirimente quest’ultimo.

«Ad esempio – precisa ulteriormente  l’avvocato Leo – la protezione umanitaria si riconosceva  per norme come l’articolo 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, che riconosce l’unità familiare. Quindi la protezione umanitaria veniva vista anche come recepimento di questa norma internazionale.  Con il decreto 113 però questi obblighi  rischiano di venire meno».

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