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Zingaretti sbaracca e riparte…

Il corsivo
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Eugenio Scalfari nel suo ultimo editoriale ( domenica scorsa su La Repubblica), dedicato in gran parte a Nicola Zingaretti e quindi alle prospettive del suo Pd come possibile forza di governo, nelle conclusioni ha scritto che questo partito deve costruire un largo schieramento di centrosinistra per governare.

In questo caso, secondo Scalfari, Berlusconi e Meloni dovrebbero astenersi o addirittura votare a favore. Ora, io capisco che ci sono momenti in cui in gioco è la democrazia ed è necessario costruire larghe convergenze transitorie per garantirla; però non siamo a questo e non mi sembra che Meloni e anche Berlusconi siano su questa lunghezza d’onda.

Loro pensano a ben altro.

Nicola Zingaretti ha un compito su cui si è già espresso: dare al Pd un netto profilo di sinistra democratica chiudendo le equivoche intese renziane definite al Nazareno con Berlusconi.

Lo stesso segretario del Pd ha annunciato che “si sbaracca”; il partito si trasferisce persino da quella sede come a chiudere, anche fisicamente, con il passato. Infatti, la politica italiana ha bisogno di aprire una fase in cui lo scontro sia tra centrosinistra e centrodestra con opzioni programmatiche chiare e leggibili a tutti e che ne definiscano il progetto. Finiamola con la storiella che destra e sinistra non esistono più. Esistono, eccome.

E so bene che oggi il tema all’ordine del giorno della sinistra democratica non è il superamento del capitalismo, ma il suo condizionamento non solo sul piano nazionale. Ma è sbagliato pensare che con la globalizzazione bisogna rassegnarsi al dominio assoluto del capitalismo globalizzato. In questo quadro, occorre proporre una linea politica in direzione dello sviluppo economico e, contestualmente, affrontare la questione sociale così come oggi si pone in presenza del grande fenomeno dell’immigrazione.

Sappiamo bene che ci sono e ci saranno momenti dialettici, di convergenza e di contrasto tra il mondo del lavoro e il mondo della produzione per rendere più alta ed efficiente la produttività non fondata sullo sfruttamento dei lavoratori. Semmai oggi è necessario accrescere e il ruolo del mondo del lavoro e l’avvio di scelte economiche, sociali, politiche e civili con il concorso dei sindacati e della cultura oggi assente.

L’obiettivo della sinistra democratica, per governare, è certamente essenziale ma deve essere, appunto, contestuale allo sbocco di una grande ripresa del movimento sociale con alleanze compatibili proprio pere conseguire quel fine.

 

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