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Sbloccati i bandi della Torino- Lione Crisi di governo rinviata. Per ora…

Giorgetti avverte Conte: «il no alla Tav deve passare per le Camere». Il governatore Chiamparino attacca: «Governo imbroglione, l’opera è ancora a rischio. Avanti con il referendum»
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Il cda di Telt, la società italo- francese responsabile della realizzazione e della gestione della Torino- Lione, ha ufficialmente dato il via libera ai famosi “avis de marchés”, gli inviti a presentare la candidatura per i lavori dei lotti francesi del tunnel che sta facendo traballare il governo italiano. Il board di Telt si è infatti riunito in videoconferenza e i dieci consiglieri aventi diritto di voto si sono espressi tutti a favore dell’opera.

Dunque, almeno per ora, il governo ha preso tempo disinnescando la “bomba a orologeria” Tav.

Il premier Conte, da parte sua, minimizza gettando acqua sul fuoco e, rispondendo a una giornalista che gli chiedeva delle tensioni tra Lega e 5Stelle, dichiarava: «Lei è una dei cittadini italiani ossessionati dalla Tav, io ho un problema più grande: la ripresa dell’Italia, rilanciare il sistema delle infrastrutture, magari con la Tav avessimo risolto il problema…».

E il premier replica anche alle dichiarazioni del potente sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, il quale ieri ha fatto presente che l’eventuale no alla Tav dovrebbe passare per le Camere, dove peraltro passerebbe un sì netto all’opera: «Giorgetti non ha detto nulla di più e nulla di meno- ha dichiarato Conte – Ci sono dei Trattati che sono stati firmati, altrimenti non ci troveremmo a parlare di Tav. Avremmo messo da parte questa infrastruttura che alla luce degli studi, non per opinione personale, e di tutte le verifiche fatte è poco conveniente per gli interessi dell’Italia. Dobbiamo parlare di altro».

E infine: «D’ora in poi, come stiamo lavorando a Palazzo Chigi con una task force con le cabine di regia e con il decreto legge Sblocca cantieri che porteremo nei prossimi giorni al Consiglio dei ministri – ha continuato – nello stesso modo lavoreremo operativamente cantiere su cantiere, per verificare con mano con i tecnici e le imprese coinvolte come sbloccare questi cantieri. L’Italia ha bisogno di questo».

E sulla questione interviene anche Davide Casaleggio: «La Tav – dice – è un’opera che sostanzialmente non porta vantaggi immediati all’Italia e magari non ne porterà neanche tra vent’anni. Se serve a scavare un buco e dare le pale alle persone per farlo, ci sono lavori più utili alla comunità. Se dovesse servire per trasportare le merci da un Paese all’altro potremmo anche parlarne, ma lì c’è già una tratta ferroviaria che lo fa. E tra l’altro le merci stanno diminuendo». Replica serafica di Salvini: «Oggi è la giornata dei bandi, basta vedere che cosa succede» Ma l’incertezza sulla realizzazione dell’opera non placa le polemiche. A cominciare dal commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici: «Spero che i nostri amici italiani, quali che siano le vicissitudini del momento attuale e quali che siano le richieste, non illegittime, di rivalutare le cose, restino impegnati» a realizzare la Tav Torino- Lione. E poi: «Sostenere che questo progetto non ha senso, che è insignificante, che è negativo – continua Moscovici – per me è un errore», perché la Tav «è un grande progetto per il futuro» dell’Italia, della Francia e dell’Europa. Prima di fare il commissario europeo, ricorda infine, «sono stato ministro degli Affari Europei e delle Finanze del mio Paese e credo che la Lione Torino sia un grande progetto per il futuro».

Durissimo il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino: «Il Piemonte non ci sta a farsi prendere in giro da Conte- Salvini- Di Maio, tre uomini in fuga elettorale dalla Tav. Reagiremo con ogni strumento democratico concesso, domani formalizzeremo la richiesta al ministero degli Interni di poter tenere la consultazione popolare sul blocco della Tav con le elezioni del 26 maggio, in modo che sia chiaro chi è per la crescita, l’ambiente, la sicurezza, e chi è contro».

«I 5 stelle non vogliono la Tav perché non credono a un modello di sviluppo basato sull’impresa e collegato all’Europa e al mondo, non credono nel libero mercato e nelle frontiere aperte ai commerci», fa eco l’ex premier Silvio Berlusconi dai microfoni di Radionorba.

 

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