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Reddito di cittadinanza, niente code. Ieri le prime 50mila domande

Entusiasta il ministro del Lavoro Luigi Di Maio: «L’impoverimento degli ultimi 10 anni è stato provocato da una classe dirigente che ha pensato innanzitutto a sé stessa e non alla comunità. Questo rapporto adesso si inverte e si dà priorità alle persone. Oggi restituiamo la speranza».
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«È stato un giorno importante per l’Italia e per il MoVimento 5 Stelle. Migliaia di persone si sono recate alle poste e si sono collegate al sito per presentare la domanda per il reddito di cittadinanza». Il volto del leader del M5s Luigi Di Maio è raggiante mentre, nel corso della solita diretta Facebook, annuncia i primi numeri legati al reddito di cittadinanza.

Poche le code negli uffici postali, anche grazie al consiglio di Poste di seguire un ordine alfabetico.Una partenza soft, dunque, senza nessun assalto, come confermato da Poste Italiane e dai Caf. «Una prima giornata vissuta con la convinzione di aver fatto tutto il possibile per rendere agevole agli italiani il percorso che porta al Reddito di Cittadinanza – ha fatto sapere, tramite una nota, Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, coordinatori della Consulta Nazionale dei Caf – Le macchine organizzative dei Centri di assistenza fiscale hanno aperto la stragrande parte dei propri uffici avendo preparato gli operatori a reggere l’impatto di migliaia di persone: in realtà l’uso degli appuntamenti, fissati già soprattutto per l’Isee, ha fatto sì che il temuto assalto non ci sia stato».

Sarebbero circa 36mila le persone che si sono presentate presso gli uffici postali per chiedere la misura, un «flusso di cittadini costante e ordinato» al quale si sono aggiunte le circa 8mila domande online presentate tramite lo Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e le circa 3.500 presso gli sportelli della Cisl. La card potrà essere ritirata in posta dal 19 aprile. Stando ai numeri diffusi da Di Maio il giorno della presentazione del sito dedicato al reddito di cittadinanza, ammonta a tre milioni il numero di tessere che verranno utilizzate per l’erogazione del reddito: una card identica a quella classica, elemento importante, per il vicepremier, per evitare discriminazioni e riconoscimenti.

«Fa sorridere ripensare alle bufale che erano state diffuse ad arte tempo fa che parlavano di code chilometriche – ha continuato Di Maio nel suo discorso sul web – Oggi più che mai si conferma che è falso. I cittadini che hanno chiesto il reddito di cittadinanza sono tanti, ma l’infrastruttura per accoglierli è estremamente funzionante e non causa disservizi. Oggi per la prima volta abbiamo visto anche i volti di queste persone che finalmente hanno il diritto di chiedere una mano allo stato. Sono persone normali. Padri di famiglia, mamme single con figli, cinquantenni rimasti soli, giovani neolaureati. Persone che fino a oggi erano rimaste invisibili».

Un’occasione, quella di ieri, per lanciare l’ennesima bordata ai governi precedenti. «L’impoverimento degli ultimi 10 anni non è stato casuale, ma è stato provocato da una classe dirigente che ha pensato innanzitutto a sé stessa e non alla comunità sulla quale aveva responsabilità – ha continuato il vicepremier – Questo rapporto adesso si inverte e si dà priorità alle persone, alla loro qualità della vita, al loro futuro, non ai profitti esentasse delle multinazionali e ai “figli di“. A queste persone, a cui oggi restituiamo una speranza – ha aggiunto – non stiamo dando solo dei soldi. Stiamo dando loro un’opportunità. L’opportunità di tornare ad avere una vita vera con un lavoro vero».

Ma a lanciare l’allarme assistenzialismo è la Cei, secondo cui «vi è il rischio di attenuare la spinta a cercare lavoro o a convincere a rinunciare a offerte di lavoro che prevedano una retribuzione non distante da quanto previsto dal reddito», hanno fatto sapere l’Ufficio Nazionale per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Cei e il Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani in audizione alla Camera sul Decretone.

Il premier Giuseppe Conte, però, non ha dubbi: il reddito di cittadinanza «non è un provvedimento assistenziale – ha sottolineato – Faremo in modo che non lo sia».

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