Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Cirino Pomicino: «Cari Tria e Moavero lasciate questo governo del grande imbroglio»

Intervista all'ex ministro andreottiano
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Un governo inadeguato, un’opposizione debole, una sinistra che non c’è più. «L’Italia è in declino da ogni punto di vista», dice al Dubbio Paolo Cirino Pomicino, ex parlamentare della Dc. Ma – rilancia – «qualcosa si può ancora recuperare», purché si ricostruisca un’offerta per i moderati, «che sono la maggioranza del Paese». Un’analisi impietosa, quella dell’ex ministro del Bilancio, secondo cui i tecnici del governo dovrebbero fare una scelta: «Imporre la propria linea o andarsene, senza rendersi complici di questo disastro».

Qual è la situazione politica attuale?
Gli italiani stanno scoprendo il grande imbroglio del Movimento 5 Stelle. Un movimento autoritario, dove c’è quasi un’entità religiosa, che è il giullare Grillo, e con una organizzazione societaria che chiede soldi ai deputati della Repubblica e li comanda in maniera quasi ossessiva. Il capo politico Di Maio è un prodotto del sottobosco napoletano, dove il grande imbroglio vive, cresce, si agita, ma poi viene puntualmente scoperto. La mia non è un’offesa, è un giudizio politico. Dire, dinanzi ai risultati economici che stanno portando l’Italia in recessione, che questo sarà un anno bellissimo, oppure che gli obiettivi che il governo si pone faranno crescere il Paese, è una bugia grande quanto una casa, detta con il linguaggio di un imbroglione, nel tentativo di confondere l’opinione pubblica.

L’imbroglio è stato svelato dalle regionali?
Le elezioni in Abruzzo e in Sardegna hanno determinato un crollo del M5s che continuerà, perché, come si dice, non si può prendere in giro tutti per tantissimo tempo. Un elemento che caratterizza l’attuale sistema politico è la frantumazione. Le coalizioni sono composte da partiti o partitini che arrivano al 10- 12 per cento, in Sardegna il primo partito è il Pd, con il 13 per cento. Questo è il segnale di una difficoltà dell’intero sistema a ricomporre partiti di massa, come esistono ancora oggi in altri paesi europei.

Da cosa nasce questa difficoltà?
I partiti non hanno più una cultura di riferimento, sono fortemente personalizzati e privi di democrazia interna. Siamo gli unici a non avere un partito socialista, un partito popolare, un partito dei Verdi, un partito ideologico, liberale o finanche un partito comunista. Non c’è più nessuna delle culture del ‘ 900. Ma non c’è più cultura in generale, questo è il tema per cui ci sono forze centrifughe che frazionano il sistema politico e, naturalmente, creano problemi al sistema governo.

E come può uscire da questa confusione?
È tempo che i ministri tecnici abbiano la forza culturale e politica di fare una correzione di marcia rispetto alle sciocchezze che l’esecutivo sta portando avanti. Tria oggi ha dato una dimostrazione vera, secca, forte, probabilmente anche avendo alle spalle la saggezza del presidente della Repubblica. Ma non solo lui, anche Moavero Milanesi deve farlo. Non può diventare il sottosegretario di un ministro degli Esteri che di fatto è Salvini o Di Maio. Deve essere lui a imporre la linea, non può assistere in silenzio alla rottura diplomatica con la Francia. Davanti ad un atteggiamento come quello dei mesi scorsi si sarebbe dovuto dimettere. Così come dovrebbero dimettersi tutti gli altri tecnici se non riescono a correggere la direzione di marcia in un Paese che si è messo in una condizione di isolamento internazionale nell’Europa comunitaria, occhieggiando ad un’area grigia e certamente non tradizionale per la storia italiana. Mi riferisco a quel tentativo di prendere le distanze dall’Europa e avvicinarsi alla Russia di Putin. I tecnici, se non vogliono essere complici del disastro, devono assumere una linea nell’ambito delle loro competenze e difenderla fino alle dimissioni. E così è possibile che il governo riprenda un po’ di saggezza.

È questo l’unico problema, l’invasione di campo di Di Maio e Salvini?
C’è un tema più generale: non c’è una visione di quello che potrà accadere e di quello che bisognerebbe fare, in particolare nell’economia del Paese. Tutta la giornata dei diarchi è costellata dalla propaganda. E in più c’è una cosa che non so se deve inquietare o far ridere: siamo l’unico Paese in cui un ministro si presenta in divisa di Polizia. O è un gioco di ragazzi o è un sentimento profondo che offende. E in questo clima di stagnazione e recessione, l’unica cosa che il governo fa è una commissione d’inchiesta sulle banche. Invece di avviare un confronto sereno e costruttivo con il sistema finanziario italiano e discutere in termini di ammodernamento, efficacia e trasparenza, mette sotto inchiesta un elemento importante della vita economica. È sintomo di irresponsabilità e assenza di visione politica.

Le opposizioni non hanno responsabilità?
I tre partiti di opposizione devono capire che non si può corteggiare questo tipo di formazioni politiche. Certo, il governo di centrodestra ha alle spalle tenuta democratica e errori, come tutti i governi, ma oggi rischia di assumere una linea profondamente diversa da quella degli ultimi 25 anni. Bisogna essere molto vigili, perché Salvini ha fatto anche qualcosa di positivo, riportando l’attenzione dell’Europa sui problemi dei migranti, però lo ha fatto male e senza aggiungere un’offensiva di persuasione diplomatica amichevole verso gli Stati membri, dedicandosi agli insulti dalla mattina alla sera. Questa non è la caratteristica di un uomo di Stato.

La situazione è irrecuperabile?
È tutto ancora recuperabile. Ma Forza Italia deve capire che non può continuare a invitare la Lega a rompere con il M5s: deve andare all’opposizione, ma dura, a livello nazionale. E lo stesso deve fare il Pd. Se anche arrivasse al 33 per cento, con chi farebbe l’alleanza? Come farebbe ad essere di nuovo una forza di governo? L’errore antico fu quella della cosiddetta vocazione maggioritaria di veltroniana memoria. Il nostro sistema politico impone coalizioni, con chi potrebbe allearsi per salvare questo paese? I moderati dicono i loro dirigenti, ma chi raccoglie i moderati?

Cosa manca?
Un’offerta per i moderati, che sono la maggioranza del Paese. In assenza di questa offerta finiscono per votare Salvini o Forza Italia, prevalentemente Salvini. E manca un partito di sinistra che venga percepito come tale. Intanto l’Italia sta declinando da ogni punto di vista: infrastrutturale, finanziario, sociale, con rotture e odi all’interno della società mai avvenuti prima, perché la coesione sociale è stata sempre l’obiettivo di fondo dell’intero sistema politico italiano fino al 92- 93. Oggi manca lungimiranza e mancano i fondamentali della politica, che sono stati purtroppo smarriti da almeno 25 anni.

 

Ultime News

Articoli Correlati