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Il Celeste, figlio prediletto di don Giussani

Il ritratto di Roberto Formigoni
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Li chiamavano ‘ gli extraparlamentari della Dc’ ( copyright L’Espresso, nel 1975). Era una definizione azzeccata come poche: solo nel clima di quegli anni poteva nascere e crescere con la velocità di una pianta liofilizzata un movimento come quello dal quale proviene l’ex potentissimo oggi sulle porte del carcere. Origini affondate negli anni ‘ 50. Padre fondatore don Luigi Giussani, con una visione molto diversa dalla holding tentacolare nella quale si è trasformata nel corso del tempo la sua creatura. Quando nel 1954 fondò Gioventù Studentesca, inizialmente come articolazione interna dell’Azione cattolica, don Giussani avvertiva «l’urgenza di proclamare la necessità di tornare agli aspetti elementari del cristianesimo, la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali».

Il Vaticano storceva un po’ il naso, l’Azione cattolica pure. Destava sospetti l’abbattimento della tradizionale divisione tra maschi e femmine, si sa che in questi casi il peccato è sempre in agguato. Suscitava perplessità la tendenza dei giovani studenteschi a muoversi ‘ sul territorio’, come si direbbe oggi, snobbando le parrocchie. Ma il proselitismo funzionava, il gruppo calamitava giovani e il cardinal Montini, futuro Paolo VI, chiuse entrambi gli occhi: ‘ Non capisco i suoi metodi ma vedo i frutti: vada avanti così’.

Il dubbio sulla promiscuità si rivelò presto infondato. Al contrario Gioventù studentesca è all’origine di uno tra i principali ‘ scandali’ degli anni ‘ 60, uno di quei fatti di cronaca destinati a segnare un’epoca. Sul giornaletto studentesco del pregiato liceo Parini di Milano, La Zanzara, uscì nel febbraio 1966 un’inchiesta sulla sessualità delle studentesse. GS restò scandalizzata e denunciò «l’offesa recata alla sensibilità e al costume morale comune» e il caso finì in Tribunale, nonché sulle colonne dei giornali di mezzo mondo. I primi accusatori, comunque si smarcarono dalla richiesta di condanna penale, invocata invece dalla Dc. Invano: gli osceni e amorali furono assolti.

Il secondo addebito, quello di privilegiare il territorio alla parrocchia, si rivelò invece la carta vincente dei giovani giussaniani. Quando l’onda del ‘ 68 spazzò via gli insediamenti tradizionale, GS, che nel 1969 si era ribattezzata Comunione e Liberazione e nei primi anni ‘ 70 si era affrancata dall’Azione cattolica, era quasi l’unica forma di cattolicesimo movimentista capace di reggere l’urto tra i giovani. Presero botte dai rossi e anche dai neri, qualche volta finirono pure nel mirino dei gruppi armati, ma si radicarono nelle università e poi nelle scuole. Montini, ormai pontefice da parecchio, confermò la benedizione direttamente a Giussani: «Vada avanti così. E’ la strada buona».

Mancava solo un passetto per approdare alla politica vera e propria, e a spingere in quella direzione fu un giovanotto che dal 1970, a 23 anni, era anche ‘ Memores Domini’, con tanto di voti di castità, obbedienza e povertà, nel ‘ gruppo’ che nel frattempo si era dotato di strutture e livelli organizzativi avanzati ed efficienti. Già militante nella Dc, Roberto Formigoni da Lecco, fonda nel 1975 il Movimento popolare, che un po’ fiancheggia un po’ si contrappone in alcune tornate elettorali alla Balena bianca. Nel ‘ 78 arriva anche l’approdo nei media con la fondazione del Sabato.

Nel 1984 Formigoni è il primo eletto alle elezioni europee nelle liste Dc: 450mila preferenze. Nel 1986 nasce la Compagnia delle Opere, associazione nazionale di aziende e cooperative che dovrebbe costituire la ‘ terza via’ tra statalismo e liberismo. In realtà è lo sbarco in grande stile nel mondo dell’economia. Grande? Grandissimo. La CdO ha 41 sedi in Italia ed è presente in 17 Paesi esteri. Riunisce 34mila imprese e 1000 imprese no- profit. La cooperativa La Cascina, coinvolta in un congruo numero di storiacce, è l’ammiraglia nel mondo delle cooperative bianche. Il fatturato annuo si aggirerebbe intorno ai 70 mld. Una superlobby economica che fa a sua volta parte di una lobby che estende i tentacoli ovunque: tra le gerarchie ecclesiastiche, nel mondo dell’economia e naturalmente in politica.

Quando la Dc frana con tempi e modalità che ricordano il repentino crollo del Muro di Berlino il filosofo di riferimento dei Cl, Rocco Buttiglione, si ritrova segretario del partito che ne vorrebbe prendere il posto: il partito popolare. Buttiglione è espressione compiuta della destra cattolica, ma lo affiancano invece esponenti della sinistra Dc, in particolare il potente responsabile dell’organizzazione Franco Marini, ex segretario della Cisl. Buttiglione mira a far risorgere la Dc, con le sue correnti interne capaci di convivere, ma i tempi sono cambiati e il primo a capire che bisogna guardare da un’altra parte, in direzione Arcore, è proprio Formigoni. Quando, dopo pochi mesi, il Ppi si scinde Formigoni è quello che più tira verso Fi e infatti di lì a poco proprio il partito azzurro sostituirà lo scudo crociato come sponda politica di Cl. Tempi che oggi sembrano lontani. Il potentissimo ex governatore se la gioca tra galera e arresti domiciliari. Buttiglione è fuori gioco da anni. Maurizio Lupi, l’altro rappresentante del movimento all’interno di Fi, è deputato ma in un partito in fase di accelerato declino. Per Cl e perla Compagnia delle Opere, oggi, il problema che si pone con massima urgenza è trovare al più presto un nuovo referente politico, e la Lega sta lì apposta.

 

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