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“Tolleranza e dialogo sono il faro degli Emirati Arabi”

Intervista allo sceicco Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, ministro della Tolleranza: "Felici della visita del Papa"
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“La tolleranza è un aspetto fondamentale della nostra politica”, dichiara al Dubbio lo sceicco Nahyan bin Mubarak Al Nahyan, ministro della Tolleranza degli Emirati Arabi. Incontriamo lo sceicco durante la  conferenza mondiale sulla Fratellanza umana in corso ad Abu Dhabi, a cui partecipa come ospite d’onore Papa Francesco.

Quella degli Emirati Arabi è una storia recente. Nel 1971 il defunto sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan creò l’attuale Stato federale, mettendo sotto un’unica bandiera i sette Emirati siti nella parte nord-orientale della penisola arabica.

Eccellenza, possiamo affermare che gli Emirati Arabi siano da sempre un modello di integrazione fra le diverse culture?

Certamente. Fin dall’inizio, la tolleranza è stata considerata un valore importante, riflettendo l’essenza stessa dell’Islam che invitava alla moderazione, all’imparzialità e alla coesistenza pacifica.

L’Islam è la religione ufficiale degli Emirati Arabi. Come vi approcciate con gli altri culti
Lo Stato garantisce la libertà di professare anche le altre fedi religiose. Noi riteniamo sia molto importante aprirsi al mondo. Il dialogo deve essere il mezzo per porre fine ai contrasti che minacciano la sicurezza e la pace regionale ed internazionale.

Il 2019 è stato proclamato “Anno della Tolleranza” negli Emirati Arabi. Quali sono gli obiettivi?
Come ho già detto, vogliamo rafforzare il nostro ruolo pioneristico di modello di convivenza pacifica e punto d’incontro delle civiltà.

La situazione geopolitica della penisola arabica non è delle migliori. In molti territori si combattono da anni duri scontri. Penso, ad esempio, a quanto accade nello Yemen. Crede che un domani si potrà arrivare ad una soluzione di questi conflitti?
Io ritengo  che si debba partire proprio dalla tolleranza per costruire la pace e la sicurezza, contrastando il fanatismo e l’estremismo che stanno insanguinando la nostra regione e il mondo intero. Una delle cause è sicuramente l’interpretazione distorta che viene fatta della religione. Gli Emirati Arabi stanno lavorando in tal senso, rivelando le falsità delle idee estremiste.

Può descriverci qualche iniziativa al riguardo?
Per promuovere i valori della tolleranza, della coesistenza pacifica e del dialogo fra le culture, oltre alla creazione del primo Ministero al mondo della Tolleranza, abbiamo avviato un programma nazionale per infondere nella società i valori della convivenza pacifica e dell’armonia sociale.

La visita del Papa è una tappa importante di questo percorso?
Si. Le relazione fra gli Emirati Arabi ed il Vaticano escono rafforzate con il viaggio apostolico del Papa ad Abu Dhabi. Vogliamo esaltare i valori condivisi, come il rispetto per l’essere umano, il sostegno al dialogo, l’apertura di percorsi di riconciliazione. E poi siamo orgogliosi per l’apprezzamento della comunità internazionale su quanto fatto da noi in questi anni.

Come vi rapportate con il multiculturalismo?
In Italia è un tema molto dibattuto.Attualmente vivono negli Emirati persone di oltre duecento nazionalità.  Tutti convivono pacificamente, lavorano, e contribuiscono a rendere grande questo Stato. I cattolici sono circa un milione. Ci sono quaranta chiese. La prima è stata fondata oltre quaranta anni fa. Dobbiamo continuare su questa strada.

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