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Il de profundis dell’Istat: “Siamo in recessione tecnica”

Meno 0,2% nel quarto trimestre. Cottarelli: "Non è colpa del governo precedente"
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“Siamo ufficialmente in recessione. Assurdo che governo non riconosca le proprie responsabilità. Pericoloso che non faccia nulla per evitare all’Italia una decrescita infelice con più tasse e meno lavoro”. Il de profundis, il primo della giornata,  arriva direttamente dall’ex premier Paolo Gentiloni. Ma il rintocco a morte delle campane arriva da mister spending review, Carlo Cottarelli: “Il rallentamento che c’è adesso, questa recessione qui non può essere colpa del precedente Governo”. In effetti, appena saputo dei dati disastrosi del Pil, il presidente del Consiglio aveva provato a scaricare le responsabilità sull’inquilino precedente di Palazzo Chigi.

Del resto il rapporto Istat arrivato già nella serata di mercoledì, è di quelli che mettono paura. Secondo l’istituto di statistica, infatti, l’economia italiana è ufficialmentein recessione tecnica. Nel quarto trimestre del 2018 il Pil corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,1% in termini tendenziali. Si tratta del secondo calo congiunturaleconsecutivo dopo il -0,1% segnato nel terzo trimestre dell’anno scorso, primo segno negativo dal secondo trimestre 2014. Nel 2018 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello0,8%.

La variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari all’1% (nel 2018 vi sono state tregiornate lavorative in più rispetto al 2017), in frenata rispetto al +1,6% dell’anno precedente. Il quarto trimestre del 2018, ricordal’Istat, ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto altrimestre precedente e due giornate lavorative in più rispettoal quarto trimestre del 2017. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel compartodell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quellodell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2019 è pari a -0,2%.

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