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Salvini e la magistratura: con lui si sta per chiudere la stagione di Mani Pulite?

L’interrogativo che riguarda il futuro, anche prossimo, diventa quello di capire sino a che punto si spingerà la sfida di Salvini alla Magistratura
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Il Tribunale dei Ministri di Catania ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere contro Salvini, Ministro degli Interni, per il reato di sequestro di persona aggravato ( pena edittale da 3 a 15 anni di reclusione). Molti commentatori hanno rilevato che si tratta, nell’esperienza italiana, di una situazione già vissuta. Da Mani Pulite in poi, l’ingerenza della Magistratura nelle vicende politiche italiane è stata una costante, che ha avuto il suo apice nello scontro tra Giudici e Berlusconi. La cui immagine e la cui efficacia politica è stata certamente erosa da questo scontro, che ha avuto l’effetto di dare nerbo alla opposizione politica, anche nei momenti in cui quest’ultima appariva confusa, disorientata e priva di idee.

Viene naturale, perciò, chiedersi se la storia si stia ripetendo. Anche oggi l’opposizione appare confusa, disorientata e priva di idee. Può, quindi, l’azione della Magistratura sopperire a tali carenze e costituire l’elemento di aggregazione capace di nascondere la attuale paralisi di iniziativa politica delle forze di opposizione? Una analisi attenta di tutti gli elementi in gioco porta ad escludere una tale conclusione. I dati di cui occorre tener conto sono molteplici. Il primo è costituito dalla circostanza che, in questo caso, l’iniziativa della Magistratura non mette affatto in discussione l’integrità morale del Ministro, nella dimensione che si è andata consolidando a seguito del grido onestà- stà- stà, con cui i populisti hanno invaso le piazze d’Italia. Nel momento in cui il ruolo della Magistratura è stato ridotto a quello di garante dell’onestà, appare evidente che si tratta di un ruolo che nulla ha a che vedere con le scelte politiche di Salvini. Non sarà, perciò, quel tasto utile a mobilitare le piazze degli “onesti”.

Il secondo è offerto dalla considerazione che sul tema di una gestione, più attenta alle esigenze del Paese, del fenomeno della immigrazione, occorre registrare un travaso di consensi a favore della Lega che ha riguardato sia il Partito Democratico e sia il Movimento 5 Stelle. Si è scoperto, improvvisamente, che il tema della immigrazione ha una capacità di mobilitazione infinitamente superiore a quel generico buonismo delle élites, che aveva finora dominato la scena politica italiana. La conseguenza è che oggi, molto probabilmente, sono disponibili a scendere in piazza, a sostegno dei Magistrati, solo quelle élites screditate, che hanno perso consenso e che sono generalmente indicate come le responsabili della attuale ingestibile situazione degli immigrati irregolari.

Se le cose stanno così, la questione diventa addirittura un’altra. L’interrogativo che riguarda il futuro, anche prossimo, diventa quello di capire sino a che punto si spingerà la sfida di Salvini alla Magistratura. Si tratta di una sfida che si era già aperta appena si è avuta notizia della sua incriminazione e che, dopo la richiesta di autorizzazione a procedere, è stata accentuata da un tono di derisione della Magistratura. Tono al quale ha subito fatto eco, dalla Francia, Marin Le Pen, che ha scritto “vergogna a quei giudici politicizzati che lo perseguono”. Nell’enfasi della imminente campagna elettorale per le Europee, Salvini porterà in piazza i propri sostenitori contro la Magistratura? Molti segnali indicano che potrebbe avere la forza politica per farlo con efficacia. Se così fosse si chiuderebbe un ciclo nato con Mani Pulite e si aprirebbero per l’Italia scenari imprevedibili.

 

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