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Ultimatum europeo a Maduro: «Elezioni entro 8 giorni». Ma il governo italiano si divide

Mentre l'Italia prende tempo, all'Onu si registrano forti tensioni sul futuro del Venezuela. E Francia, Spagna e Germania lanciano l'ultimatum a Maduro
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Francia, Spagna e Germania «hanno fatto bene perché Maduro sta piegando con la violenza e con la fame un popolo e lo dico perché ci sono anche tanti italiani in Venezuela che stanno soffrendo, quindi spero che anche il governo italiano abbandoni ogni prudenza e sostenga il popolo venezuelano, il diritto a libere elezioni, alla democrazia». Matteo Salvini si rivolge direttamente agli alleati, al Movimento 5 Stelle, per convincerli a seguire l’esempio dei partner europei e schierarsi, più o meno apertamente, a favore dell’autoproclamato presidente del Venezuela, Juan Guaidò. Emmanuel Macron, Pedro Sanchez e Angela Merkel hanno infatti lanciato un ultimatum a Nicolas Maduro: libere elezioni entro 8 giorni o i governi europei riconosceranno Guiadò presidente.

Ma i grillini per ora stoppano ogni fuga in avanti di Giuseppe Conte e  della Farnesina, che sarebbero intenzionati a seguire l’esempio dei colleghi europei. Anche perché la questione venezuelana rischia di riportare il pianeta verso scenari da guerra fredda. Se per gli americani Maduro è una sorta di tiranno da rovesciare, per Mosca  in Venezuela è in atto «un tentativo di golpe da parte degli Stati Uniti». Perché dopo aver tentato di far fallire la riunione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i russi hanno deciso di alzare i toni e mettere in guardia l’amministrazione Trump.

Ma il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, non cambia posizione: quello di Maduro «un regime che ha represso il suo popolo», dice. «Gli Stati Uniti sono con il popolo venezuelano e chiedono che in Venezuela si svolgano libere elezioni il prima possibile. Ora è il momento per ogni altra nazione di scegliere da che parte stare, non si può più rimandare, niente più giochi, o si sta con le forze della libertà, o si è in combutta con Maduro e il suo caos».

L’Italia dovrà decidere cosa fare.

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