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Dissenso sì, persecuzione no, grazie

 Combattere le scelte di Salvini è legittimo. Processarle è folle
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Personalmente trovo odiosa ( o disumana, come mi pare di capire abbia detto Fabio Fazio) la scelta politica che fece Matteo Salvini nello scorso agosto di bloccare per una settimana i profughi eritrei a bordo della nave Diciotti.

Cioè di impedirgli di scendere a terra. Quei profughi eritrei erano in mare da più di dieci giorni, avevano sofferto le pene dell’inferno, tra loro c’erano anche molti bambini piccoli: è chiaro che un ragionevole senso della solidarietà avrebbe indotto chiunque ad aprire loro le porte.

Così, allo stesso modo, trovo odiosa ( o disumana) la scelta di dare l’assalto al “Cara” di Castelnuovo di Porto.

Ed i imporre il trasferimento ( o la fuga, o l’espulsione) a più di 500 profughi che si erano integrati in paese, molti dei quali avevano trovato un lavoro, molti una scuola, uno faceva il sacrestano, uno il centravanti della squadra di calcio.

Il problema è che queste scelte politiche di Matteo Salvini sono, appunto, scelte politiche. Come tali vanno giudicate ed eventualmente combattute. C’è una parte non piccola – anche se probabilmente minoritaria – del popolo italiano che è contrario a queste scelte. E però non ha trovato espressione politica sufficiente. Al porto di Catania, ad agosto, non si sono viste oceaniche manifestazioni delle opposizioni. E anche l’altro giorno, a Castelnuovo, il corteo silenzioso è stato abbastanza smilzo. I partiti dell’opposizione arrancano. A Castelnuovo si è fatta vedere solo la coraggiosa deputata Moroni. Il suo gesto spavaldo, ma isolato, non ha avuto – non poteva avere – grande effetto.

Le scelte politiche – le migliori come le peggiori – sono scelte politiche, non reati. Trasformarle in reati, per combatterle, è una decisione che può essere originata dalle migliori intenzioni di impegno civile, ma che lede in modo evidente lo stato di diritto e la divisione dei poteri. Quei settori, larghi, della magistratura, che credono di non avere il compito semplice e chiaro di giudicare i reati – i reati ma quello di guidare la politica e imporgli dei canoni etici o di comportamento, sbagliano e fanno danni. Talvolta questi magistrati aiutano e surrogano la sinistra, talvolta ( vedi il caso Lucano ) aiutano la destra. Il danno che producono è identico ( anche se è difficile considerare identici Mimmo Lucano, sindaco di Riace, e il ministro Salvini).

Riassumiamo la vicenda della Diciotti. Il 16 agosto la nave Diciotti prende a bordo 177 naufraghi eritrei a largo di Lampedusa. Malta non li vuole. La Diciotti si dirige a Catania, arriva il 20 agosto. Salvini blocca il porto. Dice che il suo compito è difendere i confini e che non sbarca nessuno. Il caso diventa un caso internazionale. Un sostituto procuratore di Agrigento decide che il caso è suo perché il primo soccorso è avvenuto in acque agrigentine. E stabilisce che nella decisione politica del ministro ci sono alcuni reati. Quali? Roba pesante: sequestro di persona aggravato, abuso di ufficio, arresto illegale. Il massimo della pena sfiora i vent’anni. Non ci vuole una laurea o un master per capire che i reati attribuiti a Salvini sono paradossali. La mia opinione è che Salvini sia un reazionario e un ministro dell’Interno non buono. E che la sua giaculatoria sulla difesa dei confini ( manco fossimo in guerra) sia paradossale. Specialmente mi pare paradossale quando l’attacco avviene da parte di 170 profughi disarmati e disidratati. Ma questo non vuol dire che Salvini sia un gangster. Non vuol dire che è un rapitore, come sostiene il Pm agrigentino Patronaggio. A me questa sembra una follia.

Il procedimento giudiziario avviato da Agrigento si sposta al tribunale dei ministri di Catania.

Il Procuratore di Catania Zuccaro ( famoso anche lui per avere voluto assumere la direzione della politica sull’immigrazione, al tempo del centrosinistra, incriminato e mettendo in fuga le Ong: l’incriminazione poi è caduta ma intanto le Ong erano sparite e molta gente era morta in mare) stavolta assume la posizione corretta: non tocca alla magistratura – dice – compiere e giudicare le scelte politiche, altrimenti si stravolge la distinzione tra i poteri. Dunque Salvini non è incriminabile e Zuccaro chiede al tribunale dei ministri di archiviare. E’ una presa di posizione decisamente in contrasto con le precedenti prese di posizione di Zuccaro, ma sembra inattaccabile.

E invece il tribunale dei ministri di Catania l’attacca. Anzi, la rovescia, e chiede al Parlamento l’autorizzazione a procedere. Vuole mandare a processo il ministro dell’Interno.

Ora il Parlamento ( per la precisione il Senato) ha l’occasione per ribadire il diritto della politica a fare politica e per avvertire la magistratura che non deve uscire dai confini delle proprie competenze ( ecco: qui difendere i confini è giusto…). Lo farà? Molte volte in passato non lo ha fatto, anche sulla spinta dei grillini o del grillismo. Stavolta i grillini sono al governo, e una loro scelta an ti- politica potrebbe avere conseguenze gravi. Torneranno sui loro passi?

La speranza è che il caso Salvini possa finalmente portare la politica ad uscire dal suo atteggiamento tradizionale di subordinazione alla magistratura o – peggio – di uso della magistratura. Se non fosse così, se davvero Salvini fosse processato per le sue scelte politiche, lo Stato di diritto ne uscirebbe a pezzi. Ferito, ferito in modo mortale.

 

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