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Tra Salvini e i sindaci ribelli è guerra aperta sui migranti

Si allarga il fronte dei sindaci “disobbedienti: oltre a Palermo, Napoli, Parma, Bari e Firenze, ora anche Milano
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Continua il braccio di ferro tra il sindaci e il governo, tra i quali tenta di mediare Palazzo Chigi. «Se l’Anci desidera un incontro per segnalare eventuali difficoltà applicative collegate alla legge sull’immigrazione e sulla sicurezza, ben venga la richiesta di un incontro con il Governo, al quale anche il Presidente del Consiglio è disposto a partecipare insieme al Ministro dell’Interno», si legge in una nota. «Inaccettabili, invece, sono le posizioni degli Amministratori locali che hanno pubblicamente dichiarato che non intendono applicare una legge dello Stato», continua la Presidenza del Consiglio, pur aprendo uno spiraglio di dialogo. Anche perché il fronte dei “disobbedienti” si allarga: oltre a Palermo, Napoli, Parma, Bari e Firenze, anche Milano si aggiunge alla lista di chi chiede di rivedere il decreto.

Oggetto del contendere: il decreto Sicurezza. Il testo- bandiera della Lega approvato nelle scorse settimane contiene alcune norme in materia di immigrazione che – secondo i sindaci – sono incostituzionali e mettono in pericolo l’ordine pubblico delle città. Per questo, Orlando a fatto sapere di aver dato ordine all’ufficio Anagrafe di Palermo di continuare ad accettare le richieste dei migranti, in modo da permettere loro di venire registrati e dunque non essere considerati irregolari e di accedere ad alcuni basilari servizi sociali. Inoltre, ha «dato incarico al capo ufficio legale del Comune di adire davanti al giudice civile per sottoporre la questione del Dl Sicurezza», questo perchè «non posso andare direttamente alla Corte costituzionale, quindi mi rivolgo direttamente al giudice civile. Chiederò un’azione sulla conformità della norma», con l’obiettivo di arrivare a giudizio davanti alla Corte Costituzionale.

Il diretto interessato, Salvini, ha immediatamente reagito via social: «Col Pd caos e clandestini, con la Lega ordine e rispetto. Certi sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull’immigrazione, ma anche per loro è finita la pacchia» . E poi conclude: «Se c’è qualche sindaco che non è d’accordo, si dimetta. Ragazzi siamo in democrazia e governano gli italiani». Il vicepremier leghista trova sostegno anche nel suo omologo pentastellato, Luigi Di Maio ( di solito silente sulle questioni che riguardano il Viminale), il quale è intervenuto duramente contro i sindaci, liquidando la protesta come «campagna elettorale» di primi cittadini «che si devono sentire un po’ di sinistra facendo questa roba. Ma se vuoi sentirti di sinistra metti mano ai diritti sociali di questo paese, quelli che invece la sinistra ha distrutto in questi anni».

Ad avvalorare la tesi dei sindaci anti- decreto, però, c’è anche una stima degli esperti dell’Ispi ( Istituto studi di politica internazionale): secondo i dati, la restrizione dei permessi per protezione umanitaria porterebbe nel giro di due anni a un incremento degli immigrati irregolari in Italia di 130.000 unità.

I “DISOBBEDIENTI”

Il fronte caldo, però, si allarga. La presa di posizione di Leoluca Orlando è stata sposata nei giorni scorsi da Luigi De Magistris a Napoli, Dario Nardella a Firenze, Federico Pizzarotti a Parma e Antonio Decaro a Bari, a cui ieri si sono aggiunte altre città. Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, ha commentato: «La legge produce irregolarità e insicurezza», «con un forte aumento dei dinieghi e del numero di stranieri che resteranno sul territorio da irregolari, condannati a vivere di espedienti. Tutto questo porterà a una crescita dei reati e dell’insicurezza nelle città. Solo l’integrazione basata sul lavoro può garantire un’esistenza dignitosa agli immigrati e maggiore sicurezza». E da Napoli, De Magistris ha replicato duramente a Salvini, riferendosi anche al suo rifiuto di fare attraccare in un porto italiano la nave ong Sea Watch 3: ««Salvini ha commesso una condotta apertamente violatrice della Costituzione su cui ha giurato, quindi il traditore è lui e lui si dovrebbe dimettere» Milano, invece, tenta di mediare. «Ministro Salvini, ci ascolti e riveda il decreto sicurezza, così non va», screve il sindaco Giuseppe Sala, che non commenta la scelta di Orlando ma insiste sulla necessità di rivedere il decreto.

I “GOVERNISTI”

I sindaci della Lega fanno fronte comune con Matteo Salvini e puntano a una «verifica» sull’atteggiamento dell’Anci. «Come sindaci ci troviamo quotidianamente ad affrontare problemi legati al degrado della città e alla sicurezza. Ma lo facciamo spesso ad armi spuntate. Il decreto Salvini è la risposta concreta alla nostra richiesta di aiuto», ha detto il sindaco di Vicenza, Francesco Rucco. Dello stesso avviso, il sindaco leghista di Treviso, Mario Conte, che ha definito la presa di posizione di Orlando « una mancanza di rispetto sia nei confronti della Corte Costituzionale». Il sindaco di centrodestra di Pisa, Michele Conti, ha definito il dibattito «da campagna elettorale». La fronda anti- Anci conta molti sindaci di centrodestra, tra cui quelli di Verona, Novara, Ascoli, Terni, Arezzo, Grosseto, Chieti, L’Aquila: «Caro presidente – scrivono a Decaro – ti chiediamo di farte garante affinché l’associazione non venga usata strumentalmente su queste questioni».

 

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