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Settant’anni dopo la Dichiarazione dell’Onu dov’è finita l’umanità?

Il libro-denuncia dell'organizzazione Medici per i Diritti Umani "L'umanità è scomparsa" il trattamento degradante riservato ai migranti che dal Mediterraneo sbarcano in Italia
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Per ogni generazione c’è un momento in cui ogni certezza si sgretola e ciò che è umano sembra svanire. Una frase che si attaglia perfettamente a chi rimane coinvolto in quello che troppo spesso sta diventando un dramma: l’emigrazione. Storie, persone, volti, raccontati nel libro  L’umanità è scomparsa, un lavoro  realizzato da Medici per i Diritti Umani presentato proprio nei giorni in cui cade il 70 anniversario della Dichiarazione Onu degli Human Rights.

Il lavoro- a cura di Alberto Barbieri e con la prefazione di Massimiliano Aragona- è stato scritto da dodici medici, psicologi e mediatori culturali  che parlano delll’ incontro con centinaia di uomini, donne e bambini migranti sopravvissuti alle violenze del loro paese di origine e alle atrocità delle rotte migratorie del XXI secolo.

Flavia Calò ha lavorato per tre anni in Sicilia  e ha potuto toccare con mano cosa significa essere sopravvissuti  alla traversata nel mediterraneo  e all’inferno delle prigioni libiche. Attualmente «si sta cercando di disumanizzare  il tema – dice Calò -, si cerca di togliere l’umanità a delle persone soprattutto.  In questo senso bisognerebbe cambiare il nome migranti in persone che approdano. Dobbiamo uscire dalla logica di prendere delle impronte  e restituire storia e coscienza a chi arriva».

L’umanità dunque per prima cosa, quella che sembra essere sparita  nei grandi centri urbani dove spesso i migranti abbandonati a se stessi si trovano a vivere altre situazioni limite.

E’ il caso dello sgombero della ex Penicillina, una grande fabbrica fatiscente alla periferia di Roma. Il Medu ha lavorato in questo luogo che è arrivato ad ospitare fino a 600 persone. Quello che si contesta non è «il fatto che dovesse essere evacuta, ma una mancanza di una strategia di accoglienza e di protezione» come mette in evidenza il coordinatore dell’associazione Alberto Barbieri .

Il risultato dello sgombero è stato quello di mettere persone in strada e senza alternative visto che «solo 20-25 avevano ricevuto una proposta di accoglienza ma parliamo di un centinaio che stavano all’ex penicillina – spiega Barbieri -. Questo nonostante si sapesse che lo sgombero sarebbe avvenuto ed era ampiamente previsto».

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