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Da Debord a Di Battista: la sfida di Freccero

Il ritratto del nuovo direttore di Rai2
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A guardarla oggi, tra uno sbadiglio e l’altro, nell’infinita replica di format prodotti in serie, nessuno direbbe che per un segmento di tempo breve ma incandescente, tra gli anni ‘ 80 e i ‘ 90 del secolo scorso, proprio la tv veicolò in Italia una vera e propria rivoluzione linguistica, si trasformò in una fucina iperattiva di idee comunicative impensabili fino a poco prima: il banco di prova sul quale mettevano alla prova quel che avevano studiato, teorizzato e ipotizzato alcuni militanti e intellettuali cresciuti nella ristretta parte del Movimento degli anni ‘ 70 più attenta ai media.

Erano tutti liguri, di Genova o Savona. Tutti vicini al situazionismo rivoluzionario francese di Guy Debord. Hanno fatto la storia della televisione e in un caso anche quella della politica: Antonio Ricci, il creatore di Drive- In e della via berlusconiana alla tv, Enrico Ghezzi, sovrano della programmazione Fuori orario di Raitre, Marco Giusti, capace di volteggiare come nessun altro tra pagina scritta e ritagli d’ìmmagini, Beppe Grillo.

Il più intellettuale e quello più consapevole della discendenza situazionista era Carlo Freccero, classe 1947, di Savona. Oggi, almeno per un anno e senza compenso, direttore per la seconda volta di Raidue.

A aprire i rubinetti di quella ondata sperimentale destinata a riscrivere il dna della tv in Italia erano stati due uomini: il direttore di Raitre Angelo Guglielmi e l’imprenditore d’assalto Silvio Berlusconi, Sua Emittenza, il signore delle tv private ancora in fasce.

Nel 1982 il monarca di Arcore aveva messo la sua bandierina col biscione su una seconda rete, appena acquistata da Rusconi, Italia 1. Formalmente la rete era del quotidiano di Berlusconi, Il Giornale. Così fu presentata al vasto pubblico nella stessa sede del giornale diretto da Montanelli, dallo stesso Silvio affiancato da Mario Cervi, vicedirettore del quotidiano, e da un giovane poco conosciuto se non agli esperti, frangetta nera spiovente, sguardo vagamente allucinato, Carlo Freccero, nuovo direttore dei palinsesti della rete. Come fronteggerà la concorrenza temibile dei Tg rai, direttore? La risposta lasciò tutti pietrificati: «Con i Puffi».

Da quel momento Freccero viaggiò da una rete berlusconiana all’alltra, in Italia ma anche in Francia dove il Cavaliere aveva impiantato nel 1986 la sua La Cinq mettendola nelle mani del brillante situazionista. L’anno dopo è di nuovo in patria, stavolta direttore a pieno titolo di Italia 1, e qui Freccero comincia a farsi valere sul serio.

Ruba alla Rai Gianfranco Funari, che con le sue allora seguitissime tele- invettive contro i politici preparava il terreno allo tsunami di tangentopoli, e Giulianone Ferrara. Per convincere il futuro elefantino a uscire dai percorsi noti per mettere in scena con la moglie, Anselma Dall’Olio, un programma sulla sessualità, Lezioni d’amore, Freccero confessava anni fa di aver faticato per mesi. Alla fine raggiunse l’obiettivo ma il programma lasciò basiti i democristiani e Berlusconi preferì adeguarsi e cancellarne la programmazione.

Il lungo amore tra Freccero e Berlusconi finisce poco dopo. Freccero lascia Italia 1 e anche l’Italia. Torna in Francia a dirigere la programmazione di France 2 e France 3.

Lui e Ricci sono universalmente considerati i maestri della nuova Tv, che negli anni ‘ 80 ha rotto gli argini e inondato l’immaginario degli italiani scardinandone le regole.

Ma il ligure è considerato anche troppo ostico e scomodo per dirigere una rete nazionale. Quando nel 1996 la ‘ nuova Rai’ ulivista deve rinnovare i vertici non è nemmeno considerato nella rosa dei papabili. Invece diventa direttore di Raidue e guardando a ritroso la sua Rai non tradì affatto le promesse. Non all’inizio almeno.

Il neodirettore si inventa un slogan, ‘ L’innovazione e la memoria’. Lo traduce in palinsesto con Anima mia, di Baglioni, Fazio e Sabina Ciuffini: spopola. Bissa con il Pippo Chennedy Show, il meglio che il gruppo già rodato su Raitre Serena Dandini, Corrado e Sabina Guzzanti abbia mai prodotto. Fa centro di nuovo con Macao, di Gianni Boncompagni e Alba Parietti.

Poi cominciano le resistenze. Dopo la caduta del governo Prodi e la sostituzione con quello D’Alema la vita diventa più difficile, l’apparato rai punta i piedi ma sino al 2002 Raidue resta a livelli non più superati, sia pur se senza l’energia iconoclasta dei primi anni.

Con il ritorno di Berlusconi e l’editto bulgaro che colpisce una delle ‘ creature’ di Freccero, il comico Daniele Luttazzi, esce dalla scena di Viale Mazzini anche Freccero. Ci tornerà in posizione defilata sei anni dopo, presidente di Raisat: «Come far giocare Kakà nell’Avellino» commenta qualcuno. Nel 2008 somma alla carica la guida di Raiquattro e anche qui si inveta uno stile: «E’ una tv fatta con gli scarti della tv normale» commenta elogiativo il critico Antonio Dipollina. Nel 2015 entra nel cda Rai, in quota 5S e nella stessa quota occupa ora di nuovo la direzione di Raidue ma è pensionato e, in base ala legge Madia, non dovrebbe poter occupare quel posto per più di un anno, non remunerato.

Sarà divertente tuttavia vederlo all’opera, con un santo in paradiso politico, Gigi Di Maio, sul quale non si è sin qui, quota o non quota, mai espresso largheggiando in elogi: «E’ l’uomo medio, il Carlo Conti di Sanremo riapplicato alla politica. Carisma zero: la sua forza è non avere teorie». Si attendono scintille.

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