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Faraone: «Matteo nel Pd aveva tutti contro: da lì nacque la scissione»

DAVIDE FARAONE
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Senatore Faraone, la posizione di Tiziano Renzi nell’inchiesta su Consip è stata archiviata e lei lo ha definito una vittima dell’uso politico della giustizia. Crede che l’inchiesta sia uscita dai binari dell’attività giudiziaria?

Mi pare che lo dica la stessa Procura di Roma. C’è un ufficiale del Noe che andrà a processo accusato di aver creato false prove contro Tiziano Renzi. Ricordiamoci che all’epoca dei fatti Matteo Renzi era presidente del Consiglio e che quindi quello che è successo si configura come un vero e proprio atto eversivo contro una istituzione della Repubblica. Ripeto, un fatto gravissimo di cui stento a ricordare precedenti nella storia anche recente. Un fatto gravissimo, che in parte ha influenzato anche le vicende successive. Oltre alla sofferenza che ha patito la famiglia Renzi, c’è sicuramente anche un costo politico che il Pd ha dovuto pagare.

Quanto peso ha avuto la stampa?

Come sempre è avvenuto in casi di questo genere, che purtroppo sono stati tanti, c’è un cortocircuito tra Procure e certo mondo dell’informazione. Alcuni giornalisti e alcuni quotidiani smettono di fare informazione e diventano veri e propri militanti che infangano quelli che considerano avversari politici. Il Fatto Qutidiano avrà fatto cento aperture su Tiziano Renzi, ma ricordo anche i pranzi in trattorie fuori mano, gli incontri misteriosi a Fiumicino, tanti indizi falsi che costituirono la verità di allora. La stessa cosa avvenne ai danni del ministro Guidi: titoli, aperture, attacchi dell’opposizione e poi nulla. Tante oneste carriere politiche sacrificate sull’onda di un giustizialismo becero. Mi chiedo se si possa continuare in questo modo.

C’è stato anche fuoco amico?

Tutti ricorderanno l’uso strumentale che si fece, nel Pd, del caso Consip e del coinvolgimento di Tiziano Renzi. Sono state in qualche modo le prove generali della scissione che si consumò qualche tempo dopo: mi riferisco a Pierluigi Bersani, Miguel Gotor, Massimo D’Alema. Quindi sì, anche nel mio partito, il Pd, c’è stato un uso terribilmente strumentale della vicenda. Si chiama fuoco amico e ci ha arrecato un danno notevolissimo, senza portare alcuna fortuna ai giustizieri di allora.

Ora spera nelle scuse di Travaglio ed i 5 stelle? La posizione di Luca Lotti è ancora aperta.

Le scuse non arriveranno, non mi faccio illusioni. Spero, però, che cresca nell’opinione pubblica il rigetto verso la macchina del fango, verso un uso politico della giustizia, che può colpire tutti. Il M5S ha solo furbescamente cambiato posizione verso i suoi amministratori, i loro avvisi di garanzia non sono più delle mezze condanne, restano condanne piene solo per gli esponenti degli altri partiti. Una doppia morale che trovo insopportabile ed ingiusta. Fino a condanna definitiva, non troverà nessuna nostra richiesta di dimissioni per la sindaca Raggi, per motivi giudiziari: la prima cittadina della Capitale dovrebbe dimettersi per lo stato in cui versa la città. Quanto a Luca Lotti, vedremo le decisioni che verranno prese, io non da ora sono certo della sua estraneità ai fatti. Luca è una persona perbene.

Renzi ha spesso parlato di ‘ tempo che sarà galantuomo’. Significa che ora è il momento di passare al contrattacco, anche all’interno dello stesso Pd?

Matteo non ha mai usato l’arma del vittimismo, del complotto, anche quando era chiaro il marcio che stava dietro la vicenda Consip. Contrariamente, invece, a Salvini, che riguardo la vicenda Diciotti o i 49 milioni rubati dalla Lega Nord ha parlato immediatamente di complotto e addirittura ha proclamato la sua intoccabilità in quanto eletto, al contrario dei magistrati. Mi auguro che si faccia molta più attenzione: sono troppi gli esponenti del nostro partito finiti negli ingranaggi di inchieste che poi non sono neanche partite o sono finite con un nulla di fatto. Bisogna guardarsi attentamente dal pronunciare sentenze di condanna anticipate, solo in base a simpatie o antipatie politiche. Dobbiamo restare sempre garantisti, con noi e con gli altri. La posizione del Pd deve restare ancorata a quello che scrive la Carta Costituzionale. Nessun attacco preventivo alla giustizia, nessuna condanna preventiva.

 

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