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«A gennaio un manifesto politico per l’Europa». Di Maio punta a Bruxelles con la benedizione di Grillo

Italia a 5 Stelle si chiude con l'intervento del fondatore del Movimento
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Giuseppe Conte annuncia un governo di legislatura, Luigi Di Maio lancia un manifesto per il cambiamento dell’Europa, Beppe Grillo propone di togliere poteri al Capo dello Stato. Italia a 5 Stelle si chiude con l’intervento dei vertici del Movimento, compresi Davide Casaleggio, che col partito c’entrerebbe poco, in teoria, e il fondatore, che si è ritagliato il ruolo di “elevato” da quando ha deciso di defilarsi un po’ dalla scena politica.

Il presidente del Consiglio viene presentato direttamente dal capo politico, Luigi Di Maio, che si dice «orgoglioso del nostro premier». Il professore sale sul palco lanciando baci verso gli attivisti, ma si guadagna l’applauso più sincero con questa frase: «Andremo avanti fino al 2023: ci aspetta un cammino ancora lungo, gli oppositori se ne facciano una ragione». Poi il tono resta troppo piatto per un comizio e il pubblico non si entusiasma.

Tocca a Di Maio scaldare i cuori, tornando sulla scena per annunciare le sfide dei prossimi mesi. Il tono è da campagna elettorale, perché nel mirino ci sono le elezioni europee, dove i grillini puntano a creare «un nuovo gruppo che non abbia come obiettivo la destra o la sinistra, solo tanti ragazzi», dice il vice premier, rispolverando un vecchio slogan del Movimento. Quello che Di Maio ha in mente è un gruppo parlamentare né di destra né di sinistra ma con un perimetro abbastanza definito: «Un gruppo con le forze che vogliono più lavoro, più ambiente, più sociale, meno banche e più persone . Ci lavoreremo. Il 2019 sarà l’anno del cambiamento. In Europa andremo oltre gli schieramenti e diventeremo protagonisti e ago della bilancia nel futuro Parlamento europeo», spiega, convinto il M5S possa diventare ago della bilancia anche a Bruxelles. «Ridaremo umanità e cuore a delle istituzioni eurpee che hanno bisogno di cambiamento. Ci rimettiamo in marcia per rendere più umana l’Europa. Tra gennaio e febbraio presenteremo un manifesto per il cambiamento europee».

Ma non solo Europa, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico promette grandi cambiamenti anche in Italia a partire dal prossimo anno. «Non ho dimenticato gli impegni», spiega Di Maio. «Tre anni fa da questo palco ho detto che il nostro obiettivo era entrare nelle istituzioni non per impadronircene ma per restituirvi le chiavi. Nel 2019 istituiremo il referendum propositivo senza quorum. Ci facciamo Stato al di là di chi viene eletto. Dunque non avremo bisogno di tutti questi parlamentari, ne mandiamo a casa 345». Il pubblico esplode in un applauso fragoroso e il capo politico approfitta del calore per lasciare la parola al fondatore: «Vi presento il padre di tutti noi: Beppe Grillo», dice.

Il comico arriva con una manina finta sul palco, ironizzando sull’incidente “diplomatico” che ha rischiato di far cadere il governo sul decreto fiscale. «La satira a chi la devo fare adesso?», esordisce “l’elevato” ironizzando su un Movimento che ha cambiato pelle. «La mia funzione è rovesciata. Ho visto ministri qui, non vedo più i ragazzi che ho conosciuto. Conte era un professorino e ora dice che cambieremo il mondo. Ho visto Luigi in Tv dall’Annunziata, nessuno riesce a mettere in difficoltà Luigi, solo io posso perché so le cose vere della sua vita», dice ancora con tono scherzoso, prima di mettere nel mirino il Presidente della Repubblica: «Dovremmo togliere i poteri al capo dello Stato, dovremmo riformarlo. Un capo dello Stato che presiede il Csm, capo delle forze armate. Non è più in sintonia col nostro modo di pensare», dice Grillo. Che però trova parole di stima per l’alleato di governo Matteo Salvini, «uno che dice una cosa e la mantiene. L’etica della politica è la lealtà, e oggi è un miracolo della politica. Poi siamo strutturalmente come Dna diversi», spiega, sempre a proposito del segretario del Carroccio.

Poi il tono si fa un po’ più serio: «Io non ho più paura di nessuno. Specialmente per questi malati di mente del rating. Non avrei mai pensato che luigi avrebbe detto in pubblico un giorno: “Sono contento perché l’outlook è stabile”. Ma non ci rompere ‘o cazzo», aggiunge in napoletano, sfottendo il “suo” vice premier. «Vedo tutta questa paura, io non ho piu paura di nessuno, sono anziano. Vedo malati di mente, qui e pieno di psicopatici, psicopatici che ci danno dei lebbrosi come Macron. Ma la lebbra cosa volete che sia? Io mi tolgo due crosticine vado a Parigi e gliele tiro».

Infine una parola per la sinistra italiana: «Questa sinistra è morta con questi intellettuali perché è diventata una cosa noiosa».

 

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