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Da Formica a Tremonti: la lunga e gloriosa storia del condono

In 45 anni recuperati 71 miliardi di gettito
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I condoni in Italia sono la norma, quelli fiscali ed edilizi guidano la graduatoria. Dall’unità d’Italia a oggi ce ne sono stati un’ottantina tonda, ma la rincorsa è arrivata con gli anni ‘ 70. Nel 1973, complice la riforma fiscale che comportava l’introduzione di alcune imposte e l’eliminazione di altre, il governo Rumor condonò per primo: aderirono 2 milioni e 700mila contribuenti, tra singoli e imprese ed entrarono in cassa 2581 milioni. Altri 2mila miliardi arrivarono nel 1976 con il condono valutario.

A tutt’oggi è considerato «padre di tutti i condoni» quello varato dal governo Spadolini nel 1982, con ministro delle finanze il socialista Rino Formica. Momento perfetto: subito dopo la vittoria ai mondiali, alibi efficace a camuffare il classico bisogno di fare cassa: il numero esorbitante delle cause pendenti. L’introito fu da colpo grosso: 11mila mld. La seconda metà del decennio rampante du accompagnata da una raffica di condoni e sanatorie varie, finché nel 1991, premier il divo Giulio, ministro delle Finanze di nuovo Formica non fu tentata di nuovo la carta di un condono tombale sul modello di quello vincente di 10 anni prima. Andò meno bene: un po’ meno di 7mila mld. Il passaggio dalla prima alla seconda repubblica non modificò il costume: il governo Dni, nel 1995, varò il suo bravo condono e portò a casa 5mila mld.

Va da sé che il campione in questa particolare disciplina è stato Silvio Berlusconi. Le elezioni le aveva vinte promettendo di abbattere la fiscalità, la necessità di fondi freschi era impellente e le due esigenze si sposavano a meraviglia. Il condono del 2003, con Tremonti ministro dell’Economia, fu un successone. Quella misura, inclusa nella Finanziaria 2002, resta forse il picco raggiunto da una sanatoria fiscale. Basti ricordare che entrarono in cassa oltre 40 mld. Essenzialmente permetteva, con il pagamento dell’imposta lorda sugli anni dal 1996 al 2002, di chiudere una volta per tutte i conti con l’erario. Comprendeva, con modalità lievemente diverse, la sanatoria sulle partite Iva e soprattutto eliminava la possibilità di ulteriori controlli e verifiche. Cinque anni dopo la Corte di giustizia europea di Lussemburgo condannò l’Italia per quella legge che, come si leggeva nella sentenza, «induce fortemente i contribuenti o a dichiarare soltanto una parte del debito effettivamente dovuto o a versare una somma forfettaria invece di un importo proporzionale al fatturato realizzato, evitando in tal modo qualunque accertamento o sanzione». Berlusconi e Tremonti non se ne fecero un cruccio. La severa sentenza addebitava all’Italia le «spese processuali» ma non imponeva di presentare il conto agli evasori condonati. Come dire: nessun problema.

Tanto pochi furono i problemi che l’anno seguente, nel 2009, il medesimo governo procedette con lo ‘ scudo fiscale’. Gli evasori che avevano portato i loro capitali all’estero potevano rimpatriarli, con garanzia di anonimato, in cambio di un pagamento poco esoso: il 5%. Buona parte dei reati societari venivano contestualmente cancellati con un colpo di spugna secco.

Renzi, cinque anni dopo, ricorse all’uso dell’inglese per stornare i sospetti di condono su quello che era invece a tutti gli effetti un condono. La voluntary disclosure, permise nel 2015, con rinnovo due anni dopo, di riportare in Italia i beni mobili e immobili nascosti al fisco all’estero pagando l’imposta ma non le penali.

In 45 anni il diluvio di condoni ha permesso di recuperare 71,3 mld di gettito, che se rivalutati al 2017 diventano in realtà 131,8 mld. Non più di quello che verrebbe incassato in un solo anno senza l’evasione. Secondo le utlime stime, infatti, ogni anno vengono evasi 97 mld di tasse più 11 mld di contributi non versati: totale 107 mld e 933 mln.

La ‘ pace fiscale’ gialloverde promette di chiudere la partita definitivamente, oltre che far incassare un mld di cui il governo ha in questo momento bisogno come del pane. Ci si potrebbe anche stare, se non fosse che identica promessa ha accompagnato tutti i condoni, le sanatorie, gli scudi fiscali e le voluntary disclosure dal 1973 a oggi.

 

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