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Parla l’avvocato della famiglia Cucchi: «Finalmente la verità»

«Stefano Cucchi è stato pestato in modo violentissimo dai carabinieri ed è morto per colpa di quel poestaggio. Ora la verità è evidente. Arriva con molto ritardo ma è evidente»
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«Quanto accaduto oggi rappresenta la verità che abbiamo sempre affermato in questi lunghi anni, ossia il fatto che Stefano è stato pestato in maniera violentissima ed è morto per quel pestaggio”: è l’avvocato Fabio Anselmo a commentare a caldo con il Dubbio quanto emerso ieri nell’udienza del processo bis sulla morte di Stefano Cucchi. A precedere le sue parole è una foto che abbiamo imparato a conoscere e che ieri subito dopo l’udienza Ilaria Cucchi ha postato su Facebook: lui che prende tra le sue mani la testa della giovane donna e si commuovono, perché Fabio Anselmo non è solo il legale della famiglia Cucchi che da anni lotta per abbattere quel muro di omertà e menzogne che sembra essere crollato, ma è anche il compagno di Ilaria. Tuttavia ci tiene a precisare, quando gli chiediamo cosa provino nei confronti del carabiniere che solo adesso ha deciso di parlare e raccontare la verità, che questo “non è il momento dei sentimenti anche perché leggere quello che è successo a Stefano non è stato facile, soprattutto per Ilaria. Quello che posso affermare è che menomale che qualcuno parla. Se possiamo avere un momento di rabbia è nei confronti di coloro che non hanno consentito che si parlasse prima, che non hanno parlato e che continuano a non parlare”. Tuttavia è soddisfatto per quanto ascoltato in aula: «Oggi c’è un ulteriore squarcio sull’inchiesta bis della Procura di Roma che secondo me aveva fatto piena luce sulle responsabilità e su quello che era successo. Quanto accaduto è eclatante perché abbiamo una testimonianza diretta di chi ha assistito ai fatti. E poi si tratta di una persona che riferisce anche dei condizionamenti e delle intimidazioni subite e di tutto quello che è successo dopo. Noi ci chiediamo se non debba essere chiamato alla sbarra qualcun altro”.

E sulla questione delle intimidazioni non può fare a meno di ricordare Riccardo Casamassima, l’appuntato dell’Arma che ha contribuito a riaprire le indagini, dopo il primo processo che si era concluso con le assoluzioni di medici e infermieri, e che per le sue dichiarazioni aveva subìto diverse ritorsioni, a partire dal trasferimento: “Basta vedere quello che è successo a Casamassima – dice Anselmo – per comprendere perché la testimonianza di Tedesco sia arrivata tardi”.

E su questo si è espresso l’avvocato Eugenio Pini, legale del carabiniere, per il quale si tratta di “un riscatto per il mio assistito e per l’intera Arma dei Carabinieri”. L’avvocato Anselmo è d’accordo con il suo collega: “chi non si comporta in maniera omertosa riscatta sempre l’Arma dei carabinieri”. Dopo tutto quello che è accaduto è lecito chiedersi se la strada verso la verità è ormai in discesa o qualcuno continuerà a fare ostruzionismo alla giustizia: “si può negare tutto – ci dice l’avvocato Anselmo – si può negare l’evidenza: è lo sport preferito di qualcuno. Quello che posso dire è che la verità è chiara perché le dichiarazioni di Tedesco sono state riscontrate. Il supplemento di inchiesta della Procura è fantastico”.

Il Ministro Salvini ha invitato sorella e parenti di Cucchi al Viminale: “Attendiamo volentieri, come ha detto anche Ilaria, l’invito per essere ricevuti”. Con Matteo Salvini i rapporti si erano fatti tesi quando nel 2016 Ilaria Cucchi pubblicò sul suo profilo Facebook proprio la foto di Francesco Tedesco in costume da bagno scrivendo “volevo farmi del male, volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello [..] le facce di coloro che l’hanno ucciso”. Seguirono numerose polemiche e il leghista allora disse “Capisco il dolore, ma mi fa schifo”.

Concludiamo la nostra intervista chiedendo all’avvocato Anselmo se alla luce di quanto accaduto ieri conferma l’opportunità di quel gesto: “credo che questa domanda sia francamente abbastanza inopportuna, comunque noi rifaremmo tutto quello che abbiamo fatto”.

 

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