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Mascherin: «Ora l’Antitrust colpisca chi sfrutta gli avvocati»

«Dopo essersene interessata tante volte in negativo, ora l’Antitrust dovrebbe tutelare l’avvocatura dai cartelli di imprese che provassero a contrastare la legge sull’equo compenso». È la sfida lanciata dal presidente del Cnf Andrea Mascherin
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Riportiamo di seguito la trascrizione dell’intervista rilasciata lo scorso 5 settembre dal presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin a BookMark TV, il media network degli avvocati fondata dal gruppo IusLaw.

Con l’ordinanza 2147 del 2018 la Cassazione ha confermato e consolidato la giurisprudenza in favore dell’equo compenso per gli avvocati.

Si tratta di una ordinanza molto importante perché fissa il principio del compenso dignitoso e decoroso per l’avvocato, contenuto anche nell’iniziativa legislativa sull’equo compenso. Collegare questi due momenti molto importanti dal punto di vista normativo significa costruire un principio generale, basato su un fatto: l’avvocato come ogni professionista è un lavoratore. Noi certamente conosciamo l’importanza del nostro lavoro, che quindi deve essere compensato in rapporto alla propria attività, alla importanza della propria attività. Non possono essere sacrificati, la nostra funzione e il nostro lavoro, ad altri criteri come quelli imposti da mercatismo e libera concorrenza. È un approdo peraltro politicamente molto importante perché noi dobbiamo tener presente come tutto il Parlamento italiano, per quel che riguarda l’equo compenso, al di là dell’iniziativa che fu di quel governo e del ministro Orlando in particolare, ha votato a favore di questa normativa, ha condiviso questa iniziativa. Ancora più importante è ricordare come il giorno prima del voto alla Camera, il presidente dell’Antitrust scrisse una lettera aperta al presidente del Consiglio e al presidente della Camera affinché non si votasse la legge sull’equo compenso. La risposta politica di segno uguale e contrario è nuova, sicuramente una grande novità rispetto agli ultimi anni, quindi noi adesso dobbiamo proseguire assieme a tutta l’avvocatura, come abbiamo fatto finora, per rafforzare il principio dell’equo compenso e renderlo sempre più inattaccabile. Questo peraltro, per inciso, è collegabile alla sfida di riuscire a rafforzare il suo ruolo in Costituzione, perché il principio di autonomia, di libertà dell’avvocato in Costituzione significherebbe più che mai anche autonomia economica e quindi non condizionabilità economica. Sarebbe in qualche maniera il suggello a una operazione di recupero del nostro ruolo. Ogni normativa, lo sappiamo benissimo, ha un principio alla propria base che va estrapolato dalle norme del sistema. L’insieme della normativa riguardante i parametri, le relazioni accompagnatorie dei parametri, la relazione accompagnatoria della norma sull’equo compenso fa sì che emerga chiaramente il principio cardine non derogabile da parte di chiunque, e riferibile a qualsiasi cliente, che è appunto quello del compenso che deve essere proporzionato e che deve essere equo. Il principio va ad estendersi a tutti: tanto è vero che diventa vincolante per i giudici al momento della liquidazione. È una legge dello Stato che va rispettata e che come ratio non può essere sacrificata rispetto ad alcuni soggetti. Naturalmente è un tema che andrà approfondito, perché si aprono anche risvolti deontologici: nel momento in cui il legislatore, non più l’avvocatura ma il legislatore, fissa il principio del compenso decoroso quindi equo, con dei limiti che in qualche maniera disegnano il confine dell’equità, possiamo anche cominciare a discutere se accettare compensi inferiori alla linea di equità sia corretto, in linea con il codice deontologico. Così come sappiamo benissimo che non è deontologicamente corretto operare sul mercato con offerte che vadano a sacrificare la dignità e il decoro della nostra professione. Qualche esempio purtroppo c’è ma noi lo stiamo contrastando con forza.

Cito le sue parole apparse sul Dubbio il 4 settembre: “Insieme alla regioni e ad altri soggetti si inizia a ricostruire le tutela del compenso decoroso e quindi equo”. Ricordo che il 18 aprile 2018, a margine di un seminario di approfondimento di applicazione della normativa sull’equo compenso trasmesso in diretta dal Cnf, fu consegnato un attestato di apprezzamento proprio alla Regione Toscana, la prima dichiaratamente sensibile al problema. A che punto siamo?

Colgo l’occasione per ringraziare il Dubbio perché in questo percorso politico di questi anni è stato uno strumento di comunicazione della cultura di certi principi, certamente condivisi dall’avvocatura, come la tutela della nostra indipendenza anche con la dignità del compenso. È stato un veicolo importantissimo che ha impattato molto con la classe politica: è un giornale che è in tutte le rassegne stampa, dalla presidenza del Consiglio, al Senato, alla Camera, a tutte le giurisdizioni superiori. Per quel che riguarda le Regioni, abbiamo fino ad ora la Puglia, la Sicilia, la Toscana: altre ovviamente sono state sensibilizzate. È molto importante l’operato dei Consigli dell’Ordine locali perché anche in Sicilia da ultima è stata l’Unione degli Ordini forensi siciliani che si è attivata per incontrare il governatore e spingerlo ad adottare questo indirizzo. Si tratta di un impegno che dovrebbero assumere un po’ tutti Ordini ma anche le associazioni, e l’Organismo congressuale forense, a livello territoriale: i politici sono molto sensibili ovviamente a quelle che sono le sollecitazioni dei loro futuri elettori. Lo strumento elettorale, lo strumento legislativo, la promozione sul territorio è importante che venga svolta da chi ci vive. L’avvocatura ha sicuramente i rapporti giusti e la forza giusta sul territorio per operare e allargare sempre più la platea delle Regioni, che poi vuol dire della pubblica amministrazione.

Con delibera del plenum del Cnf del 20 aprile, è stato istituito il nucleo di monitoraggio sulla corretta applicazione dell’equo compenso da parte dei clienti forti e dei parametri da parte dei giudici. A quando le prime risultanze della raccolta dei dati?

Il nucleo si nutre di quelle che sono le indicazioni territoriali; abbiamo invitato gli Ordini a costruire a loro volta una struttura di questo genere anche in collaborazione con le autorità giudiziarie. Le verifiche, ad esempio, delle liquidazioni da parte dei giudici non devono essere vissute come un momento di contrasto: si tratta di costruire all’interno di tutti i Tribunali e le Corti un sistema sinergico che non deve far altro che rispettare una legge dello Stato. Prima, quanto ai parametri, potevano esserci interpretazioni diverse, quali la possibilità di derogare ai limiti minimi fissati dai parametri stessi. Adesso questo non potrà più accadere. Quindi costruire il più possibile un sistema sinergico a livello territoriale, a livello locale, e segnalare al Consiglio nazionale forense qual è l’andamento anche per quel che riguarda la strutturazione delle convenzioni, in particolare con quelli che noi abbiamo definito e definiamo i clienti forti. Noi stiamo raccogliendo del materiale sia in positivo che in negativo, stiamo ovviamente monitorando eventualmente le clausole vessatorie che possono persistere e poi ci attiveremo. Ricordo che l’attivazione a mio avviso può percorrere anche la strada del Garante per la concorrenza, che tante volte si è interessato dell’avvocatura in negativo: a mio avviso, non ho timore ad affermarlo, potrebbe anche interessarsi di quelle strutture forti che magari facendo cartello tra di loro, o comunque abusando del loro potere economico, contrastano quella che oggi è una legge dello Stato. Se prima si poteva anche discutere adesso vi è una legge dello Stato. L’ordinanza della Cassazione ha anche affermato che i nuovi parametri sono in linea con le normative europee, con i principi della concorrenza. Quindi l’Antitrust potrebbe muoversi in quella direzione certamente lo stimoleremo se sarà necessario, così vediamo se davvero è una autorità indipendente da ogni pressione o condizionamento culturale. Poi naturalmente vi è anche la via ordinaria, ricordo proprio come il professor Alpa, nel convegno a cui hai fatto riferimento, ha anche prospettato la possibilità di azioni collettive da parte degli Ordini, sia da parte del Consiglio nazionale forense, e ritengo anche da parte Organismo congressuale forense. Anche l’azione collettiva può essere un veicolo che noi potremo utilizzare. L’importante è fare un passo alla volta, progredire mai regredire per poi arrivare al bersaglio grosso che è il pieno recupero di ogni nostra prerogativa anche economica.

( TRASCRIZIONE A CURA DI VALENTINA STELLA)

 

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