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Giuliano Cazzola: «Nazionalizzare? Cercano solo una testa da fare rotolare ai piedi del popolo»

Intervista a Giuliano Cazzola e sull'idea di nazionalizzare le autostrade dopo la tragedia del crollo del ponte di Genova
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«I 5 Stelle hanno interesse a sputtanare tutto, soprattutto il mondo imprenditoriale privato. Il loro obiettivo è un ritorno al passato, alle nazionalizzazioni, a un intervento massiccio dello Stato nell’economia». L’economista Giuliano Cazzola è convinto che la tragedia di Genova servirà solo ad alimentare le speculazioni politiche. «Questa vicenda non fa che confermare il giudizio enormemente critico nei confronti di questo governo».

Ma che danno subirebbe lo Stato da una nazionalizzazione di Autostrade?

Io penso che il privato sia sempre un gestore migliore dello Stato, in linea di principio. Ma nella vicenda genovese i grillini hanno avuto gioco facile a individuare un colpevole, privato, e proseguire nel loro disegno statalizzatore.

Perché un governo non dovrebbe mettere in discussione una concessione pubblica dopo un disastro di queste dimensioni?

Ma che risposta è ritirare una concessione? Poi ci vanno i militanti del Movimento 5 Stelle, muniti di pala, a tirare su il ponte? Nessuno può farsi carico, almeno nell’immediato, del lavoro che svolge Autostrade. E poi bisoga ancora capire cosa sia accaduto. Ricordo quando, dopo la strage di Ustica, tutti parlavano di un cedimento strutturale perché precedentemente quell’aereo, prima di essere destinato al trasporto passeggeri, trasportava sale. E il sale, secondo tanti, avrebbe corroso le strutture. Il risultato fu la distruzione dell’Itavia, la compagnia proprietaria del Dc- 9, finita al centro delle invettive. Solo anni dopo venne fuori la storia del missile. Ecco, non credo che il ponte di Genova sia crollato per un missile, ma le cause vanno ancora accertate con chiarezza, anche se c’è una responsabilità oggettiva della società Autostrade. Ma qui si cerca solo una testa da far rotolare per accontentare gli italiani.

Mettiamo per un attimo da parte la soluzione “nazionalizzazione”, non esistono privati in grado di subentrare alla famiglia Benetton nella gestione della rete autostradale?

Secondo me no. Soprattutto non subito. Anche perché noi parliamo solo della famiglia Benetton, ma dentro Atlantia, la società che possiede Autostrade per l’Italia, ci sono soci che hanno investito ingenti risorse, ci sono grandi fondi internazionali. Non è che cordate di questo tipo si mettano insieme in quttro e quattr’otto. Ovviamente, nessuno vuole negare le responsabilità sul crollo del ponte, ma l’obiettivo deve essere la risoluzione di un problema, non la speculazione politica.

Ricontrattare almeno i termini della concessione potrebbe essere un primo passo?

Questo sicuramente si può fare, negoziando, per consentire allo Stato di arrivare a condizioni più vantaggiose per le casse pubbliche. Ma credo che il governo non si accontenterà di questo, è difficile fare marcia indietro dopo una “messa in stato d’accusa” di queste dimensioni nei confronti di un gestore così importante.

Si è messo in moto un processo irreversibile che porterà alla nazionalizzazione?

Non lo so. Sono convinto che in- tanto vogliano fare del casino e poi si vedrà. Ma se vogliono davvero nazionalizzare Autostrade dovranno prima di tutto risarcire lautamente i privati, a meno che non si pensi di fare una sorta di esproprio. Per questo sono convinto che il loro obiettivo sia quello di prendere tempo, proprio come stanno facendo con l’Ilva. Non hanno soluzioni in tasca, si accontentano di sopravvivere sul breve periodo.

A chi si riferisce, ai 5 Stelle o alla Lega?

Mi riferisco al governo nel suo complesso, perché su certi temi Salvini ha deciso di andare dietro ai grillini. Ma credo che l’obiettivo reale della Lega sia quello di arrivare a uno showdown finale e vincere le elezioni col centrodestra. Anche perché Salvini si è giocato tutta la partita su questa storia degli immigrati, impedisce persino a una nostra nave militare di approdare in un porto italiano, non so quanto potrà andare oltre. I 5 Stelle battono anche su altri temi.

E in alcuni casi, come questo delle nazionalizzazioni, strizzano l’occhio al Pd…

È indiscutibile che su alcuni temi, come il decreto dignità, c’è una parte del Pd tentata dal fare un accordo con i 5 stelle, perché si tratta di argomenti che piacciono anche alla base dem.

Il Pd ha sbagliato a rifiutare il confronto con il Movimento 5 Stelle?

Io credo che il Pd non dovrebbe cedere alle sirene che ogni tanto arrivano da quel fronte. Ma è innegabile che dentro al maggior partito della sinistra ci sono delle forze che dialogherebbero volentieri con i grillini. È una questione di affinità su alcuni argomenti, c’è poco da fare. Ma il 4 marzo è accaduto qualcosa di incredibile: due populismi, uno di destra e uno di sinistra, hanno casualmente stretto un accordo e si trovano insieme al governo, niente di simile è accaduto in Europa. Attualmente sembra che non esista un’alternativa tra queste due forze. Non so come muterà il quadro politico nei prossimi anni, di certo non si tornerà mai indietro.

 

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