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La straordinaria esperienza dell'ufficio per la giustizia riparativa di Reggio Calabria
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È intitolato a Nelson Mandela l’ufficio per la giustizia riparativa aperto nel cuore di Reggio Calabria, all’interno di un bene confiscato alla criminalità dal valore simbolico assai forte. Sul campanello di quella che è divenuta la sede del Mandela’s Office si legge ancora il nome dell’avvocato Paolo Romeo, al centro del processo Gotha che ha visto finire sotto accusa anche l’ex senatore Antonio Caridi. «Serve cambiare la simbologia di Reggio che deve diventare positiva per l’effetto di una rivoluzione culturale» ha detto il sindaco Giuseppe Falcomatà al momento del taglio del nastro. L’immobile in cui sorge il nuovo ufficio fa parte dell’immenso patrimonio immobiliare confiscato al “re dei videopoker” Gioacchino Campolo.

Il garante dei diritti dei delle persone private della libertà del Comune di Reggio Calabria, Agostino Siviglia ha spiegato come l’avvio dell’ ufficio per la giustizia riparativa, attivo fino ad oggi soltanto in una ventina di città italiane, rappresenti una grande opportunità per la città anche in considerazione dell’impegno interistituzionale che ha portato alla sua realizzazione sulla quale c’è stata anche la benedizione dell’Agenzia dei beni confiscati e del ministro della Giustizia che ha mandato un messaggio di saluto in occasione della cerimonia di apertura, dando risalto dell’operato svolto in riva allo Stretto anche sul sito del Ministero.

«Chi ha commesso rati è giusto che paghi il suo debito con la giustizia, ma anche che abbia l’opportunità di potere cambiare vita e fare una scelta di vita positiva. Le Istituzioni devono contribuire a custodire un diritto alla speranza per chi il reato lo ha subito, ma anche per chi il reato lo ha commesso per consentirgli di cambiare vita».

E del resto proprio nella stessa realizzazione del Mandela’s Office c’è una storia di giustizia riparativa. Gli uffici sono stati ristrutturati e rimessi a nuovo da alcuni detenuti del carcere di Arghillà che hanno chiesto di essere inseriti in programmi di lavoro proprio con l’idea di riparare in qualche modo i torti che hanno fatto alla Comunità.

«Il Comune ha fatto partire questo percorso due anni fa – ha spiegato ancora Siviglia – attivando la possibilità prevista all’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario e coinvolgendo 14 detenuti che sono stati impegnati nella cura del verde pubblico, nella manutenzione di alcuni siti archeologici e in altre attività di pubblica utilità». Si tratta di colpevoli di reati comuni, per la gran parte, ma anche in un caso di un soggetto condannato per omicidio che dopo aver scontato dieci anni di reclusione ha iniziato a voler riparare il male fatto in precedenza. I lavori vengono svolti a costo zero per l’Amministrazione comunale che pasa soltanto i contributi Inail e garantisce il trasporta da e per la casa circondariale di Arghillà.

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