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Marco De Paolis: «Dopo Marzabotto continuerò a indagare sulle stragi naziste»

Parla il neo procuratore generale militare presso la Corte militare d’appello di Roma, Marco De Paolis
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«Noi vogliamo soltanto essere messi nelle condizioni di poter lavorare. Sono anni che il legislatore trascura la riforma della giustizia militare», dichiara il neo procuratore generale militare presso la Corte militare d’appello di Roma, Marco De Paolis. Nominato la scorsa settimana dal Consiglio della magistratura militare, De Paolis è stato per otto anni procuratore militare a Roma. In precedenza aveva svolto il medesimo incarico alla procura militare di La Spezia. E’ conosciuto per aver condotto le indagini sulle stragi naziste, istruendo i processi per gli eccidi di Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema e Cefalonia. Dal 2008 al 2012 è stato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati militari.

Procuratore, i magistrati militari sono spesso accusati di avere un carico di lavoro molto limitato rispetto ai colleghi della magistratura ordinaria. Lo scorso anno qualcuno aveva pensato ad una chiusura dei tribunali militari da fare con legge ordinaria. Cosa risponde?

Avevo già a suo tempo risposto su questo tema. Si è trattato di una proposta non conforme alla Costituzione e per questo non è passata. Il problema di fondo è che la magistratura militare è sottoutilizzata. La stragrande maggioranza dei reati militari sono infatti, inspiegabilmente, trattati dal giudice ordinario. Questo sbilanciamento, oltre che irragionevole nella sua evidenza, ritengo non rispecchi lo spirito della Costituzione e ne violi di fatto il contenuto.

Può fare degli esempi?

L’articolo 103 della Costituzione prevede che siano esclusivamente Tribunali militari ad avere competenza sui reati militari commessi dai militari. Per modifiche legislative risalenti, molti di questi reati sono stati però assor- biti dalla competenza del giudice ordinario. Anche con frequenti sovrapposizioni. E così abbiamo visto che la Procura ordinaria ha incardinato il procedimento sui “Marò” in India, sul ferimento o l’uccisione dei militari italiani in missione all’estero, sugli incidenti aerei e/ o marittimi. Senza contare, poi, tutti i reati a sfondo sessuale che coinvolgono militari di sesso femminile. Come le violenze commesse nella caserma di Ascoli a margine delle indagini sul caso “Parolisi”.

E questo passaggio di competenze vale anche per i militari vittime per l’uranio impoverito o per l’esposizione all’amianto sulle navi…..

Certo.

Nel programma del governo del cambiamento in materia di giustizia non c’è traccia della magistratura militare. Anzi, è l’intero strumento militare ad essere finito nelle ultime pagine dell’esecutivo giallo- verde. Condivide?

Mi auguro e sono fiducioso che il Governo trovi lo spazio per occuparsi anche della giustizia militare. Senza la magistratura militare scomparirebbe il controllo di legalità sulla criminalità militare. E poi si correrebbe il rischio di prescrivere quasi tutto. I reati militari sono punti con pene non elevate. Ed è noto che la prescrizione si determina al massimo edittale della pena prevista. Con il cronico ingolfamento della giustizia ordinaria, questi reati sarebbero i primi ad essere travolti dalla prescrizione.

Ecco, a proposito di prescrizione, nella giustizia militare non si prescrivono i reati?

Esatto. Questo è anche l’effetto della sostenibilità dei carichi di lavoro.

Quali interventi dovrebbe fare il governo per la giustizia militare?

Vanno restituite le competenze che la Costituzione assegna ai Tribunali militari. Voglio sottolineare che anche importanti e delicate problematiche quali ad esempio quella del terrorismo internazionale e soprattutto quella connessa ai sempre maggiori interventi all’estero rendono quanto mai attuale la magistratura militare.

E poi?

Una riforma del codice penale militare. E’ stato scritto quando esisteva la leva obbligatoria e in un’epoca troppo risalente: ormai è in buona parte superato.

Lei si è occupato di stragi naziste e ultimamente ha aperto un fascicolo sui crimini commessi in Ciociaria nel ‘ 44. Cosa significa indagare su fatti commessi a tanti anni di distanza?

Purtroppo per tanti, troppi, anni, non si è indagato su questi tragici episodi, pur essendo il reato di omicidio aggravato imprescrittibile. C’è stata inerzia nel cercare questi criminali che hanno seminato tanti lutti e sofferenze. Inoltre, da questi processi è scaturita anche la questione dei risarcimenti civili da crimine di guerra, con un contenzioso aperto con la Germania. Per quanto riguarda invece il fascicolo sulle cd “marocchinate”, si tratta di un fascicolo per ora conoscitivo per verificare se sia possibile individuare gli autori di violenze che abbiano portato all’omicidio delle donne violentate ( l’unico reato che non si è prescritto). Non voglio ingenerare aspettative ma credo sia doveroso fare questa indagine.

 

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