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Nuovo governo: prima i fatti poi verranno le sentenze

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Sul nuovo Governo sono già state emesse molte sentenze, come sui vari ministri e sul Presidente del Consiglio.In realtà gli avvocati sanno bene che prima di giungere alla sentenza bisogna esaminare i fatti e i fatti saranno le iniziative del Governo che sta partendo, senza dimenticare che il buon governo di un Paese non può essere completamente delegato, ma dipende da tutti noi, sia nel momento del voto, sia nelle fasi successive,quando non si può e non si deve essere solo spettatori, più o meno critici, o condiscendenti,ma si deve essere attori, e di un programma politico, a seconda di come la si pensi, si devono accompagnare le parti virtuose e contrastare, secondo legalità, quelle che non lo sono.Certo ogni nuovo Governo porta con sé aspettative e timori, fiducia o sfiducia aprioristiche, vaticini vari, ma chi ha responsabilità nel sociale, come l’avvocatura, deve impegnarsi in un atteggiamento partecipativo, con principi sacri da difendere, e un contributo di conoscenze da mettere a disposizione dello Stato.

Giusto chiedere al Governo e al Parlamento la condivisione su alcuni principi.La riaffermazione innanzitutto del rispetto delle Istituzioni e l’abbandono tra rappresentanti istituzionali del linguaggio d’odio. Troppo si è giocato in questi anni sull’aggressione verbale e violenta dell’avversario politico o delle Istituzioni del Paese, e troppo si è così contribuito a diffondere l’abitudine a non ascoltare l’altro, a non coltivare il dubbio e la dialettica civile. Ciò porta a cattivi insegnamenti, così si va dall’insulto gratuito e infondato al Presidente della Repubblica, sino agli atti di bullismo nei confronti degli insegnanti, o all’uso dissennato dei social, troppo spesso intesi come praterie per le scorribande degli odiatori. Il recupero della centralità del diritto come strumento di mediazione e la mediazione come mezzo di pace sociale. Va abbandonata l’idea che la mediazione politica, l’accordo, il compromesso, siano strumenti del demonio. La nostra Costituzione è il risultato in diritto di mediazione e compromesso politico tra ideologie completamente diverse tra loro. La Carta venne scritta dalla componente cattolica, da quella liberale e da quella socialista/ comunista, componenti lontane tra loro nelle culture, ma compatte nel senso di responsabilità. Non bisogna avere timore di cercare un accordo su temi fondamentali come ad esempio lavoro, giustizia, sanità, istruzione. Così come va affermato con forza che il diritto deve essere regolatore della economia e del mercato, non potendosi continuare a sostenere che il mercato si regola da solo, la crisi globale economica che stiamo vivendo, così come, ad esempio, le truffe ai danni dei risparmiatori, dimostrano che non è così. La piena affermazione di un sistema Giustizia costituzionalmente orientato. I processi e le regole processuali non possono ridursi a performance, ma devono essere strumenti di accertamento dei fatti e di applicazione del diritto, nel rispetto del contradditorio e delle garanzie. Le riforme a costo zero non esistono, e si sostanziano in una presa in giro per tutti ( anche dei famosi investitori esteri), le riforme che fanno del processo civile/ amministrativo un processo per soggetti economicamente forti non sono democratiche, il processo penale non può essere strumento di repressione o prevenzione, ma sede di giustizia uguale per tutti, così come uguale per tutti deve essere il diritto alla difesa, ( più uguale per i più deboli), senza cedere a tentazioni giustizialiste, ed infatti l’erosione di principi costituzionali come la presunzione di non colpevolezza o la funzione di recupero della pena, vorrebbe dire erosione di civiltà.Va tutelata l’autonomia e l’indipendenza del magistrato, che non può essere condizionato da pressioni mediatiche, da una richiesta di efficientismo esasperato, da intromissioni di altri poteri, e va rafforzata in Costituzione la indipendenza e la libertà dell’avvocato, unico equilibratore tecnico del potere giudiziario all’interno del processo. Il cittadino deve essere certo di avere un magistrato indipendente e non condizionabile nel processo, e deve essere certo di avere un avvocato libero e non condizionabile come difensore. Va cambiato il concetto di spesa pubblica,che non può ritenersi in quanto tale un esborso da evitare, ma va invece interpretata come investimento in iniziative mirate alla prevenzione e allo sviluppo. Investire in diritto al lavoro, tutela dell’ambiente,in messa in sicurezza del territorio, in edilizia giudiziaria ( v. situazione di Bari), scolastica, sanitaria, in servizi prossimi al cittadino, in pubblica sicurezza, in infrastrutture e collegamenti, in ricerca, ecc… non vuol dire sprecare denaro, vuol dire risparmiare in prospettiva e far crescere il Paese. Evidente come sia necessario che la Politica metabolizzi l’idea che i grandi progetti socialmente rilevanti vadano il più possibile condivisi e non gettati alle ortiche a ogni cambio di Governo.Va capovolto il rapporto Stato/ Cittadino. Non è condivisibile un approccio fondato sul sospetto e sul pregiudizio nei confronti del Cittadino, che deve invece trovare nello Stato e nella Pubblica Amministrazione consulenti e agenti di soccorso ( oltre che debitori adempienti) e non soggetti persecutori, armati di burocrazia. Ed è proprio il livello di burocrazia, non più sopportabile, riprova del pregiudizio nei confronti del cittadino, che oltre a soffocare le energie del nostro Paese, è la fonte principale di ogni forma di corruzione. La corruzione non si combatte con agenti provocatori, denunce anonime, campagne criminalizzanti di alcuni ceti, come quello politico o della Pubblica Amministrazione, promuovendo uno Stato di polizia con azzeramento, fra l’altro, del diritto alla privacy. La corruzione si combatte rendendola la più inutile possibile, eliminando ostacoli e formalismi esasperati ed esasperanti, dando fiducia alle iniziative e alle forze produttive del nostro Paese. Fiducia il cui tradimento, peraltro, difficilmente ammetterebbe giustificazioni. Infine il recupero della centralità del Parlamento. Ridare il potere legislativo al Parlamento, assieme alla ripresa di una dialettica basata sul rispetto delle idee altrui, vorrebbe dire riavvicinare il popolo alla Politica, rendendolo partecipe, e ciò anche e soprattutto attraverso l’ascolto e il rispetto dei corpi sociali intermedi e delle loro competenze. Una legislazione sovrabbondante, ispirata dalla ricerca di facile presunto consenso, piuttosto che dall’attenzione agli interessi di una Società solidale, che non conosca distinzioni e diseguaglianze di sorta, ma neppure falsi moralismi o strumentali buonismi, un percorso formativo delle norme poggiato su decreti legge e colpi di fiducia, crea disaffezione nei confronti delle Istituzioni decidenti.Nel programma ( che non è un contratto) della più che legittima alleanza politica tra le due forze di maggioranza vi sono punti certamente positivi e altri che certamente non lo sono, e dunque l’Avvocatura italiana, custode del principio di non discriminazione e dello Stato di diritto, darà nel corso di questa legislatura il proprio contributo di sostegno alle iniziative condivisibili, di proposta fondata sulla propria storia e cultura giuridica, di contrasto serrato e senza remore, secondo una corretta e democratica dialettica, se e qualora ritenuto necessario.Certo sull’operato del Governo prima o poi dovrà essere emessa sentenza, che non sarà “In nome del Popolo Italiano”, ma sarà “del Popolo Italiano”.

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