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I migranti “aprono” una nuova rotta balcanica

Grecia, Albania, Montenegro, Bosnia, Croazia e Slovenia: un viaggio impervio per aggirare i tanti muri dell'Europa
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Balcani, terre e frontiere da attraversare, migranti che tentano di raggiungere l’Europa percorrendo viaggi infiniti, confini sempre più spesso blindati. Innalzato un muro però, si tenta di aggirarlo, e così si riapre quella che è già stata definita la “nuova rotta balcanica”.

Era il settembre 2015 quando l’Ungheria completava la costruzione di una barriera al confine della Serbia.  In questo modo Viktor Orban ha sigillato il paese magiaro lasciando al di là delle reti di recinzione migliaia di persone in fuga. Con l’accordo tra Ue e Turchia la rotta percorsa fino ad allora si prosciugò. I profughi, in maggioranza siriani, restarono intrappolati in Grecia. Il cammino che dalle isole greche portava in Serbia e poi, per chi riusciva a passare, fino a Vienna, non fu più praticabile. Ora, come prevedibile, si aprono nuove vie.

La direzione è quella che porta in Bosnia e da li in Croazia. In realtà il viaggio inizia molto prima. Si parte sempre dalla Grecia ma questa volta si passa per l’Albania poi il Montenegro e quindi proprio la Bosnia. L’obiettivo finale è la Croazia, trampolino per giungere in Slovenia e dunque in Europa occidentale. Un viaggio infinito ma che sembra essere la nuova speranza dei migranti. Il piccolo esodo, al momento, verso Sarajevo, è iniziato intorno il dicembre dello scorso anno, numeri che ora stanno crescendo perché agli uomini si aggiungono le famiglie.

E’ stato il ministro bosniaco per la Sicurezza, Dragan Mektic, a riferire al Parlamento che gli ingressi di persone senza documenti sarebbero cresciuti del 700%. Nel dettaglio gli attraversamenti illegali della frontiera registrati dal 1 gennaio sarebbero stati 400. Inoltre i bosniaci lamentano il fatto di non avere abbastanza forze per pattugliare il confine.

Il tentativo dei migranti è quello di arrivare in Croazia. Da quanto si apprende dalle organizzazioni umanitarie, si trovano in attesa di trovare un passaggio “adatto” qualche centinaio di persone, soprattutto presso Bihać e Velika Kladuša.Ad essere preoccupati maggiormente sono i croati, la polizia di Zagabria che parla di almeno 5000 persone arrivate in Bosnia negli ultimi mesi, numeri forse esagerati ma che potrebbero rivelarsi importanti con l’approssimarsi dell’estate.

Sempre da fonti croate si apprende che sette dipartimenti di polizia, (Sisasčko-Moslavačk Karlovačko, Ličko-Senjisko, Zadarsko, Šibenisko-Kninsko, Splitsko-Dalmatinsko e Dubrovačko-Neretvansko) sono stati messi in allerta e hanno intensificato i controlli lungo il confine con la Bosnia-Erzegovina.Il segnale di quello che sta succedendo lo da la situazione di Sarajevo. Recentemente in pieno centro è stata sgomberata una tendopoli di migranti, chi ha qualche soldo ha trovato alloggio presso ostelli ed alberghi mentre l’UNHCR provvede a pagare le strutture per donne e bambini.

Altro punto critico è la zona vacanziera di Ilidža, c’è anche un centro per richiedenti asilo a Delijaš ma si tratta di una zona in montagna, isolata e disagiata dal punto di vista logistico.Come in passato viene agitato lo spettro dell’invasione, sono riportati numeri da capogiro. Si parla di circa 60.000 rifugiati (arrivati da Siria, Libia, Afghanistan, Palestina, Pakistan, Algeria, Marocco, Iraq, Turchia, Iran e Tunisia) che si trovano tra Grecia e Albania pronti a partire.

La scorsa settimana i paesi del cosiddetto gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) si sono riuniti proprio per parlare di questa situazione. E’ probabile che questa compagine, in rotta di collisione con l’Unione Europea proprio sul tema dei ricollocamenti dei migranti, porterà le sue ragioni a Bruxelles.

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