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Il giallo della diga: migrante trovata senza vita a Briançon

Francia, la donna africana stava percorrendo la zona di passaggio degli immigrati che dall'Italia attraversano la frontiera alpina. Una zona presidiata dai gendarmi e spesso teatro di fughe dai controlli
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Il linguaggio dei magistrati, in ogni parte del mondo, è asettico, asciutto, a volte troppo tecnico per mettere in luce veramente cosa succede in un episodio dove muore una persona. E’ normale che sia così, le inchieste si incaricano proprio di capire come si svolgono i fatti. Ed è per questo che il procuratore della Repubblica di Gap, Raffaello Balland, si esprime così: « Per il momento, non abbiamo nulla per identificare la persona e quindi per dire se si tratta di una migrante».

Cautela certamente ma anche l’ammissione di un dubbio più che fondato. Chi è dunque la giovane donna africana trovata morta il 9 maggio.  All’altezza della diga di Prelles, nella Durance, il fiume che scorre attraverso Briançon, a pochi chilometri dal confine tra Italia e Francia. Al momento è stata aperta un’indagine giudiziaria affidata alla gendarmeria «Le impronte digitali saranno utilizzate per cercare di determinare l’identità della persona», ha detto il procuratore, invitando chiunque abbia informazioni a fornirle.

Oggi verrà effettuata l’autopsia presso l’istituto forense di Grenoble per stabilire le cause della morte anche se sembra siano escluse cause crimnali.  Quello che si conosce della donna è che ha la pelle nera, che era alta 1 metro 60, lunghi capelli castano scuro e intrecciati. Al dito mignolo, un alleanza, cioè un anello d’argento intrecciato, collana decorata con una pietra blu. Però La vittima ha anche due vecchie cicatrici sulle spalle, forse un vecchio intervento chirurgico ma forse i segni di ferite procurate da qualcun altro. L’unica cosa certa è che è caduta nel fiume ed è deceduta.

Ma perché un caso di cronaca in un piccolo paesino delle Alpi francesi riveste così tanta importanza. Perché la zona è quella dove i migranti che partono dall’Italia percorrono per arrivare nel paese transalpino. Da più di un anno, le Hautes-Alpes hanno visto un afflusso di migranti provenienti principalmente dall’Africa occidentale.  Nel 2016, sono state 315 le persone bloccate alla frontiera e riportate in Italia. Nel 2017 la cifra è notevolmente aumentata raggiungendo quota 1900.

Secondo i dati della Prefettura dall’inizio dell’anno i migranti che hanno tentato il passaggio sono già 500. A fronte di questa situazione, come denunciano gli attivisti che assistono i migranti, si è assistito ad una progressiva militarizzazione della zona di confine. Sono infatti molte le persone ricoverate in ospedale per le ferite procurate durante la fuga dai controlli di polizia. I migranti infatti prendono la via della montagna con grande rischio perché, data la mancanza di documenti, non possono prendere gli autobus sicuri.

Dalle testimonianze di chi è respinto si apprende che una volta passata la linea di confine, si devono precorrere 17 chilometri per raggiungere la cittadina più vicina e lì che la gendarmeria attende per respingere. Un’ipotesi credibile è che probabilmente lo stesso sia capitato alla donna africana trovata morta. Incappato in un controllo di polizia il gruppo con il quale viaggiava si è presumibilmente disperso e nel tentativo di scappare forse è caduta nel fiume.

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