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«Napolitano, devi morire!» Chi alimenta l’odio in rete?

Scattato il linciaggio. E solo un pezzo della politica si dissocia
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Giorgio Napolitano sta meglio, i medici dicono che probabilmente si salverà. Ha 92 anni, l’aorta andata in pezzi, il cuore malandato, ma pare che il suo fisico abbia capacità di reazione straordinarie.

Per fortuna nessuno gli ha riferito di quello che è stato scritto su di lui, in queste ore, da un numero molto elevato di persone che gli hanno augurato la morte, la galera, il processo di Norimberga, il camposanto. Un fiume di insulti, che fluttuano nella rete, e che fortunatamente ha trovato una riposta in una parte del mondo politico. Una parte: non tutto il mondo politico. Anche i suoi nemici più acerrimi, e di sempre, come Gasparri e Storace, ex fascisti, sono intervenuti in sua difesa. Molto aspramente. Però non risultano interventi da parte dei dirigenti dei nuovi partiti populisti. Silenzio assoluto. Nessuna dissociazione ( tranne un messaggio istituzionale e sobrio di Fico). Dico dissociazione perché gran parte di quelli che hanno scritto contro Napolitano su Twitter e su Facebook si sono dichiarati grillini o leghisti. Alcuni di loro, evidentemente, sono individui isolati e un po’ esaltati. Difficili da classificare politicamente. Alcuni invece sembrano persone di un certo prestigio, con migliaia di follower.

Per esempio c’è un avvocato veneziano che scrive: « Non voglio che muoia, voglio che vada in galera e paghi per aver tradito la costituzione e l’Italia ». Un altro ( evito qui di riportare i nomi e i cognomi perché la gogna non mi piace mai, non mi piace nemmeno mettere alla gogna quelli che per mestiere mettono alla gogna) scrive: « Spero che schiatti presto, così risparmiamo il vitalizio ». Un altro ancora invoca la malasanità. Un altro protesta perché i medici si sono precipitati ad operarlo, e parla di trattamento privilegiato, e conclude con un vaffanculo, che magari aveva sentito usare già in passato, da qualche parte, come argomento politico. Poi ce n’è uno, triste, che si lamenta della buona riuscita dell’intervento chirurgico: « Bisogna attappare le bottiglie ». Una signora ( e non è certo la sola) mette in relazione, chissà seguendo quale ragionamento, il salvataggio di Napolitano e la vicenda di Alfie, la bambina britannica, affetta da una malattia gravissima neurovegetativa, della quale in Inghilterra tanto si discute, perché c’è chi vuole tentare di farla sopravvivere e chi no. Questa signora si dichiara favorevole alla sopravvivenza della bambina e alla morte di Napolitano. Poi c’è un certo Alex che invoca per Napolitano un processo di Norimberga. Quello che gli alleati fecero ai nazisti, agli sterminatori di Auschwitz.

Potrei continuare a scrivere e scrivere e scrivere. Gli insulti all’ex presidente della Repubblica sono migliaia. Ve li risparmio. Però lasciatemi fare una breve riflessione. Certo, la rete è la rete. Nella rete, diceva Umberto Eco ( quanto ci manca!) un imbecille vale quanto Einstein. Vero. Ma questo spiega tutto?

Io non credo. A me, scorrendo l’antologia degli insulti, sono venute in mente molte frasi e molte invettive già sentite. Dove? Nel gergo del mondo politico e soprattutto sui giornali. Il vaffanculo è inutile che vi spieghi da dove viene. L’idea del tradimento della Costituzione è uno degli argomenti più usati contro Napolitano, contro Renzi, contro Berlusconi e tanti altri – nella polemica politica. L’idea di un processo di Norimberga al vecchio ceto politico l’ha lanciata l’altro giorno sul “ Fatto“ Marco Travaglio, e ho la netta sensazione che chi l’ha rilancia su Twitter l’idea l’abbia presa da lì. E poi c’è la questione dei vitalizi, e cioè il cavallo di battaglia dei 5 Stelle che ormai è stato assunto come “ pilastro della nuova buona politica“ da quasi tutti i partiti, anche perché se non ti dichiari contro i vitalizi, è chiaro, sei un mascalzone. Nessuno ci dice che i vitalizi sono stati già aboliti nel 20012 dal governo Monti ( e io penso che sia stata una pessima idea, che indebolisce l’indipendenza e l’autonomia dei parlamentari, cioè il nerbo della democrazia) e che quando ora si parla di vitalizi da cancellare si parla di quelli già assegnati, che ovviamente non potranno mai essere aboliti perché sarebbe un uso retroattivo della legge, vietato – fortunatamente dalla nostra Costituzione.

A che serve, allora, la campagna dei vitalizi? Come moltissime altre campagne serve a incendiare l’odio. A moltiplicarlo e usarlo – in assenza di altri strumenti – come carburante per la macchina politica. La stessa cosa si fa per Napolitano. Si usa come bersaglio dell’odio. Chi è Napolitano? Un intellettuale ( morte!), un vecchio comunista ( morte, morte!), un uomo delle istituzioni ( morte, morte, morte!), un politico di professione, un uomo che ha dedicato la vita al suo partito ( dieci, cento, mille volte morte!).

L’odio è un fattore in grado di muovere le emozioni e di sostituire i valori. L’incapacità di scegliere e costruire valori spinge all’odio, anzi lo rende indispensabile.

Ieri abbiamo festeggiato il 25 aprile. Festa della liberazione, della riconquista della democrazia, della cacciata dei nazisti. Su questo giornale Valerio Onida ha spiegato cos’è l’antifascismo. Ha detto che non è uno strumento di battaglia politica, non è di di destra né di sinistra: è un’idea, l’idea di fondo sulla quale si regge la nostra comunità. Ha ragione. L’antifascismo è costruito su tre grandi valori: la democrazia, la libertà, la tolleranza. Sono i valori nemici di tutte le dittature e del pensiero totalitario. Siamo sicuri che siano valori che oggi godono di buona salute? Sulla democrazia e sulla libertà mi limito a qualche dubbio. Sulla tolleranza, invece, sono sicuro: la tolleranza, oggi, è più rara dell’oro.

 

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