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Parlamentari baby: voi dite che è una cosa buona?

Rubrica sul ceto politico
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Nella XVIII legislatura un paio di dati balzano agli occhi: l’abbassamento della soglia di età e il numero altissimo di “absolute beginners”. Si tratta del secondo turn over di massa dopo quello del ‘ 94. Ma sono numeri simili a quelli della passata legislatura. Il Parlamento italiano potrà dunque vantarsi di essere tra i più giovani d’Europa. E, in assoluto, il più ‘ turnoverato’ del mondo democratico. Un ricambio così forte è un bene, è un male, è inevitabile? Il ceto politico più vecchio al mondo? No, è sempre stato il più giovane

Adesso che gli uffici appositi di Camera e Senato – le Giunte delle Elezioni – hanno finito il loro complicato lavoro di verifica della regolarità dell’elezione e dei titoli di ammissibilità dei parlamentari della XVIII Legislatura, cominciano ad essere noti alcuni numeri del nuovo ceto parlamentare. Ovviamente un paio di dati balzano agli occhi: l’abbassamento della soglia di età d’ingresso, che alla Camera si attesta intorno ai 44 anni ( 52 al Senato) e il numero altissimo di ‘ absolute beginners’, gli esordienti assoluti nelle due Camere, attestati intorno al 65%. Si tratta del secondo turn over di massa dopo quello epocale del 1994, quando si realizzò il passaggio di repubbliche, dalla Prima dei partiti e del proporzionale, alla Seconda di Berlusconi e del maggioritario. Ma non sono numeri troppo diversi da quelli della passata legislatura, in cui i ‘ nuovissimi’ erano il 64% formato per lo più da giovanotti di 45,8 anni.

Il Parlamento italiano potrà dunque vantarsi di essere tra i più giovani d’Europa, se non il più giovane. E, in assoluto, il più ‘ turnoverato’ del mondo democratico. Gli Usa hanno un ricambio del 20% circa ad ogni legislatura, con un tasso di longevità parlamentare che manco i veterani di villa Arzilla. I francesi cambiano i loro rappresentanti all’Assemblea Nazionale con una percentuale che si aggira intorno ad un terzo, più o meno come i tedeschi. Nella patria del parlamentarismo maggioritario, il Regno Unito, le ultime legislature hanno raggiunto turn over vertiginosi vicini a quelli francesi e tedeschi, mentre, di solito i cambiamenti oscillano tra il 14 e il 18% alla Camera dei Comuni. Solo gli spagnoli sembrano sospinti dal demone del rinnovamento compulsivo, ma sono ben lontani dai nostri numeri, attestandosi, nelle ultime complicatissime legislature, intorno al 50%. Cifra, quest’ultima che risulta essere la media storica del turn over italiano dalla I alla XVIII legislatura. Il che significa che, nell’età pre- berlusconica, il ricambio si attestava mediamente attorno ad un terzo delle assemblee.

Un ricambio così forte è un bene, è un male, è inevitabile? Quale che sia il giudizio, va detto che gli autori del risultato non sono gli elettori, che hanno smesso di votare per i propri rappresentanti da un bel pezzo, ma i padroni delle liste bloccate. A ben vedere questo forsennato turn- over si deve, infatti, proprio alla sparizione del voto di preferenza, con la parte proporzionale del ‘ Mattarellum’ prima e con il ‘ porcellum’ in seguito. L’elettore, quando poteva scegliere, si fidelizzava all’eletto molto più di quanto non faccia il suo capo partito, che lo cambia ad ogni giro.

Aria fresca in parlamento? Si, tanta. Forse un po’ bisognerebbe chiudere le finestre: un’immissione così massiccia di nuovi può comportare, come di fatto è già avvenuto nel recente passato, seri problemi di rodaggio. Anche perché dopo la fine dei partiti, non c’è più nessuno che prepari alla vita politica persone provenienti da mondi lontani e spesso del tutto privi delle nozioni di base della grammatica parlamentare. E che non possono neanche contare sul tutoraggio di colleghi più esperti, ormai sparute minoranze. Forse non sarebbe così peregrino immaginare l’allestimento di qualche utile corso di procedura parlamentare e di diritto costituzionale a vantaggio dei nuovi parlamentari, svolto dai bravissimi funzionari di Camera e Senato. Non è una provocazione, e non appaia una deminutio per i nuovi legislatori: è la Costituzione stessa a farne riferimento all’art. 54. Che al secondo comma stabilisce che i pubblici ufficiali, dunque gli eletti, debbano svolgere il proprio compito ‘ con disciplina ed onore’. Disciplina viene dal latino ‘ discere’ che vuol dire ‘ imparare’ e, dunque, restituire ciò che si è imparato svolgendo il proprio mandato con competenza. Perchè nessuno può dire in Parlamento: ‘ scusate, sono appena arrivato, datemi il tempo di capire come funziona’.

 

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