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Quatrano: «Avvocati in Costituzione per mettere in salvo i diritti»

Nicola Quatrano è il giudice che ha avuto il coraggio di sfidare il “sentire comune” dei suoi ormai ex colleghi: la revoca della patria potestà ai mafiosi, che ha coraggiosamente confutato, e la separazione delle carriere
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Non era stata calcolata la novità. «Ebbene sì, divento avvocato anch’io».

Aspetti, dottor Quatrano: lei presiede una sezione del Tribunale del Riesame di Napoli. Come sarebbe a dire “divento avvocato anch’io”?

Ha capito bene. Ho presentato istanza di ammissione all’Albo. Ho 65 anni, sono riuscito ad anticipare di un lustro il pensionamento dalla magistratura. Ultima udienza lo scorso 4 gennaio. Poi in ferie obbligate, perché lo Stato non può liquidarle, fino al 28 febbraio. Dal 1° marzo sono in pensione. Qualche mese fa ero indeciso se lasciare la magistratura per trasferirmi in Nordafrica. O in alternativa fare il giornalista free– lance. Poi c’era questa ipotesi, che valutavo da tempo: mettermi dall’altra parte. E fare appunto l’avvocato.

E adesso lei cosa pensa della modifica costituzionale, proposta dal Cnf, che affermerebbe la libertà e l’indipendenza dell’avvocato?

Ecco, temo di rispondere sotto il peso ancora condizionante della mia seppur ormai pregressa funzione di magistrato. E dico: la mia sola premura è che gli avvocati non si costituiscano in partito per contrapporsi ai giudici. Ma fatto salvo questo caveat, credo che enfatizzare il ruolo dell’avvocato in Costituzione sarebbe utile in questo momento. E le dico perché.

Prego.

È semplice: siamo in una fase in cui i diritti di difesa sono fortemente limitati, per non dire calpestati. Rafforzare il rilievo costituzionale dell’avvocato sarebbe dunque un modo per riaffermare l’inviolabilità del diritto alla difesa in giudizio e, con essa, l’autonomia della stessa giurisdizione.

Pensa a uno scudo anche rispetto all’idea, per così dire, sbrigativa della giustizia che si diffonde in una parte dell’opinione pubblica?

Certo: più l’avvocato è autorevole anche sul piano del formale riconoscimento, più il fenomeno di cui lei parta trova un argine. Ripeto: l’importante è che gli avvocati non assecondino alcuni errori compiuti dall’altro soggetto della giurisdizione, i magistrati appunto, che in certi momenti si sono fatti partito. Ma è fuori discussione che adesso un argine sarebbe utile, e non solo per difendersi dai venti che spirano nella pubblica opinione.

E da cos’altro ci si deve difendere?

Guardi che la giurisdizione, dunque gli avvocati e i giudici insieme, e anzi sotto certi aspetti anche i pm, la giurisdizione, dicevo, è ormai bersagliata innanzitutto dal legislatore. Non è che le nuove norme sulle intercettazioni siano di aiuto, tanto per intenderci.

Non a caso, su questo penalisti e pm sono d’accordo.

E non è il solo provvedimento. Se ne potrebbero citare altri, più o meno recenti, in cui davvero si è tenuto poco conto dei diritti della difesa. E mi permetto di insistere: questo approccio non è solo un danno per la professione forense ma per il sistema della giustizia nel suo insieme. Perciò, se si potesse correggere un po’ la rotta del legislatore anche attraverso interventi costituzionali, mi starebbe bene.

Un’alleanza strategica tra avvocati e magistrati è l’altra faccia della risposta allo svilimento dei diritti?

Il dialogo è importante e necessario: secondo lei i maxi processi sono un problema solo per i difensori? Se questi ultimi sono impediti nella loro funzione, i giudici sono impossibilitati a leggere le carte. Un’ordinanza di custodia cautelare di 2.000 pagine è di fatto un attacco alla giurisdizione.

Anche migliaia di ore di intercettazioni lo sono?

Se, come poterebbe avvenire adesso, si verificasse una sottrazione di conoscenza, ne diventerebbero vittime anche i pubblici ministeri, che in teoria sarebbero i soli a poter accedere a tutto il materiale ma che in pratica non potrebbero acquisirlo. D’altra parte, a ben vedere, anche le ordinanze mastodontiche vedono spesso il pm travolto da un lavoro fatto da altri, cioè dalla polizia giudiziaria.

Parte della società tiene in scarsa considerazione il principio della presunzione d’innocenza: è un sentimento intrecciato con l’idea negativa che alcuni hanno della professione forense?

Una certa considerazione della funzione dell’avvocato è cosa antica, Manzoni parlava di azzeccagarbugli: è inevitabile che la rappresentazione pubblica sia distorta dall’idea, sbagliata, che l’avvocato aiuti il colpevole a cavarsela. Va fatto un lavoro culturale per riportare le cose al loro giusto posto, e cioè al fatto che anche chi è colpevole del delitto più abbietto, poniamo la violenza sessuale nei confronti di un minore, deve essere difeso, che ci vuole qualcuno che lo difenda, e che è l’avvocato a farlo. È proprio in questo, la nobiltà della funzione difensiva.

Perché c’è chi non vuole riconoscerla?

Si può dire che ora tante persone hanno una percezione di rischio, di insicurezza, che rende difficile affrontare l’argomento. Ma il punto è che la politica non può, non deve assecondare le percezioni sbagliate.

Insomma, Quatrano: è passato dalla parte dei cattivi?

Aspetto che la mia domanda sia accolta. Certo la mia reputazione ne risentirà terribilmente…

La reputazione tra i suoi ex colleghi, intende?

Allora: chi mi vuol bene, mi stima, scuote la testa, però mi dà credito. Non è d’accordo, ma dice: ‘ È una persona che ha sempre fatto le cose in cui credeva’. Certo lo dice scuotendo la testa.

E chi non le vuol bene?…

Altri magistrati a cui sono meno simpatico troveranno una conferma della loro non simpatia. Ma vede, non è che si diventa magistrato, o avvocato o giornalista, a vita. Un lavoro si cambia. A chi mi chiedeva ‘ sei un magistrato’ io rispondevo con una rettifica: io non sono, ma faccio il magistrato. Spero di essere una persona molto più ricca di possibilità, rispetto a una definizione così rigida… E gli avvocati che dicono?

Spero non sembri piaggeria, ma devo dire che qui al Foro di Napoli c’è stata una accoglienza vera. Hanno considerato evidentemente di non trovarsi di fronte al giudice arcigno che all’improvviso decide di cambiare pelle, ma a una scelta coerente. Ho colto sincera simpatia. Ma la cosa più bella, devo confessarle, non è questa.

E qual è?

È sentirmi dire da mia moglie: hai 65 anni eppure non ti ho mai visto così entusiasta. Ecco, non foss’altro che per questo posso dirmi davvero contento. Mi sento un po’ un adolescente che ora si affaccia alla vita.

 

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