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Mannino: «Bravi e furbi: Di Maio e Di Battista sembrano figli di Dc»

«I 5 Stelle hanno messo in evidenza questi due nuovi personaggi. Qui al sud ai bravi figli di democristiani si diceva "figlio di buona donna" e se uno li guarda insieme sono proprio due figli di buona donna»
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Nella sua Sicilia i 5 Stelle hanno fatto il pieno di consensi come solo a Forza Italia era riuscito nella storia recente. Eppure l’ex ministro Dc Calogero Mannino non crede che il trionfo grillino sia banalmente legato alle promesse assistenziali pronunciate in campagna elettorale, ma alla capacità di interpretare «la condizione del Mezzogiorno d’Italia».

C’è chi definisce il Movimento 5 Stelle la nuova “balena gialla” e chi invece trova più somiglianze col Pci. Ma è davvero possibile paragonare i grillini ai partiti della Prima Repubblica?

Credo proprio di no. Il Movimento 5 stelle è un ibrido nuovo: ha le radici umorali nel passato ma è espressione della condizione contemporanea e della gravità di alcuni problemi rimasti senza rappresentanza. Il successo dei 5 Stelle dimostra la crisi della politica: non ci sono più i partiti, ma non c’è stato neppure il Parlamento dove si arriva solo per nomina dei capi lista. Non esiste più rappresentanza degli interessi della società. Un tempo, entrando alla Camera, uno osservava l’emiciclo e vedeva a si- nistra il Partito comunista italiano. Guardava meglio e trovava braccianti, lavoratori, commercianti, artigiani e intellettuali. Schema simile lo si trovava tra i banchi della Dc: c’erano quelli della Coldiretti, quelli della Confagricoltura, quelli della Confcommercio, eccetera. Gli interessi della società trovavano spazio nei partiti. Oggi l’elettore non sa neanche chi sia il deputato del suo collegio.

Nella sua Sicilia il Movimento 5 Stelle ha fatto “cappotto”. Come se lo spiega?

È errato attribuire il successo dei 5 stelle alla promessa del reddito di cittadinanza. Hanno interpretato la condizione del Mezzogiorno d’Italia, hanno raccolto non solo il voto dei giovani ma anche quello dei padri e dei nonni. Ne parlo perché non ho mai smesso di stare in mezzo alla gente. E il padre che si chiede cosa fare con un figlio laureato in architettura costretto a “essere campato” dal nonno ha scelto i grillini.

La sinistra non è più in grado di rappresentare i più deboli e rassicurare quei padri e quei nonni?

Nel ‘ 92 in Italia si è capovolto l’ordine della logica politica. I cascami del Pci – il Pds, i Ds e il Pd hanno ritenuto che bastasse una manovra e un intrigo di palazzo per cambiare i rapporti politici nella società italiana. Occhetto, D’Alema, Violante e Veltroni si sono convinti che con la scomparsa della Balena bianca avrebbero conquistato la maggioranza del Paese, ignorando l’avviso di De Gasperi del ‘ 47, quando diceva che la funzione essenziale della Dc era conciliare la borghesia italiana – che inclinava tra qualunquismo e passato fascista – con la democrazia. E questo rimane ancora il vero problema. I post comunisti hanno creduto di potersi sostituire ai democristiani, perdendo il rapporto con la società.

Però una somiglianza tra M5S e Dc forse c’è: l’interclassismo.

Sì, ma nella società italiana le classi hanno perso i confini. Il disoccupato del Sud non si ritrova più nel partito di sinistra, ma neanche l’occupato del Nord che fa i conti in modo diverso con la crisi economica e sociale del Paese. Ma attenzione, secondo me chi potrà passare all’incasso aumentando ulteriormente il proprio bacino elettorale non sono i 5 Stelle, che usufruiscono di un consenso friabile, ma la Lega. Soprattutto nel momento in cui Salvini assorbe di fatto la leadership di Berlusconi e dunque di tutto il centro destra.

Dunque secondo lei i grillini non potranno andare oltre il consenso ottenuto pochi giorni fa. Ma in una settimana è cambiato tutto. È sorpreso dalla svolta politica di Di Maio pronto a trattare con gli altri partiti per formare un governo?

Di Maio ha del talento, bisogna riconoscerglielo. In campagna elettorale ha mostrato di essere abile. Avrà anche qualche consigliere alla spalle, ma lui si è mostrato capace. I 5 Stelle hanno messo in evidenza due personaggi, Di Maio e Di Battista, molto presenti nell’immaginario della società italiana. Sono un fatto nuovo, innovativo, difficilmente collocabile. Di Maio e Di Battista, più che figli di fascisti, li considero figli di democristiani. Sa perché? Al Sud al figlio di democristiano si diceva “figlio di buona donna” ( dice ridendo, ndr). E se uno li guarda insieme sono proprio due figli di buona donna, perché sono bravi.

Mattarella dovrà comunque dare il mandato esplorativo ai 5 Stelle?

Sono il primo partito. E in un sistema politico sostanzialmente proporzionale bisogna concedere al primo partito la possibilità di fare il primo tentativo.

Crede che il Pd debba sostenere un governo Di Maio?

Non credo che in questa fase consumi fino all’ultimo un desiderio suicida. Bisognerà provare a fare un governo delle larghe astensioni.

Un governo grillino garantito dalla non belligeranza di Pd e Forza Italia?

Sì. Per un anno. Almeno per portare a casa la manovra finanziaria e partecipare da protagonisti alla riforma dell’Unione europea verso cui spingono Merkel e Macron.

Immagina i 5 Stelle protagonisti in un processo europeo?

Necessità farà legge, dovranno superare in larga parte se stessi, rinunciando a gran parte delle cose dette nelle piazze. E a ben guardare già in questi giorni il loro linguaggio è cambiato. Bisogna aggiungere poi il vezzo trasformista italiano – basti pensare a tutte le benedizioni e agli incoraggiamenti arrivati in queste ore nei confronti del Movimento – che proverà a costituzionalizzare in qualche modo la loro posizione. Il partito di Di Maio al momento rappresenta uno “statu nascenti” confuso e contraddittorio ma che ha posto con forza il tema del ricambio generazionale.

Lei prima parlava di possibili consiglieri alle spalle di Di Maio. Crede che tra questi possa esserci un suo vecchio collega di partito come l’ex ministro Vincenzo Scotti che ha fornito ben tre ministri ombra al governo pentastellato?

Non sono bene informato su questo. Ma so che l’Università di Scotti, la Link Campus University da cui provengono tre potenziali ministri, si colloca in uno spazio storicamente molto importante: l’Università di Malta. Non si tratta dunque di un’università minore, provinciale, sta all’interno di un mondo prestigioso di ricerca e approfondimento: sicurezza militare, strategie politiche, inelligence. Avere tre ministri che provengono da quell’universo, per i 5 stelle, fino a poco tempo fa considerati inesperti e senza grandi riferimenti, è senz’altro un dato positivo.

Scotti ha introdotto i grillini negli ambienti che contano?

Non sono affatto in condizione di dirlo, vedo solo che da quell’ambiente universitario arriva un contributo. Un po’ di mestiere questi ragazzi dovranno pure impararlo. Poi dovranno scegliere cosa diventare, visto che ancora non lo sappiamo. Di certo il Movimento non va né mitizzato, né demonizzato, va affrontato per quello che è.

Esclude un’intesa 5 Stelle- Lega?

E no: “Similia similibus opponuntur”. Troppo simili per stare insieme. L’unica alternativa a un governo Di Maio di larghe astensioni è un governo Gentiloni di minoranza col sostegno anche del Movimento 5 Stelle.

 

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