Questa è la trascrizione dell’intervista all’avvocato Andrea Mascherin, presidente del Consiglio Nazionale Forense, rilasciata alla giornalista di Radio Radicale Lorenza D’Urso, per commentare la mancata approvazione della riforma carceraria.

L’avvocato Mascherin è stato uno dei primi firmatari dell’appello degli oltre 300 giuristi che hanno sollecitato nei giorni scorsi il Governo proprio sul varo dei decreti.

Presidente Mascherin, come giudica questa mancata approvazione: è una occasione ormai perduta?

Dobbiamo essere ottimisti fino a prova contraria. Inutile nascondere che la fase politica sta vivendo un momento delicato, siamo alle soglie delle elezioni, e sappiamo che il tema è sensibile dal punto di vista elettorale, e può spostare degli equilibri sul piano del consenso. L’auspicio - da persone che devono anche essere realistiche – è che si tratti di un passaggio strategico non destinato ad affossare la riforma o a stravolgerla ma semplicemente a far maturare i tempi elettorali e quindi definire il pacchetto subito dopo le elezioni, cosa che è tecnicamente possibile. Tale scenario politico non è neppure fantascientifico.

Se invece questo fosse un passaggio a vuoto, determinato dall’impossibilità all’interno del Consiglio dei ministri di trovare un accordo, allora il fatto sarebbe grave per quella che è l’idea dello Stato di Diritto che soprattutto noi avvocati abbiamo: una idea che si fonda su uno Stato rispettoso delle regole del Diritto, e tra queste c’è soprattutto la corretta interpretazione della funzione della pena che deve essere mirata al recupero dell’individuo. Dall’altro lato occorre anche riconoscere alla magistratura la necessaria discrezionalità che in questi campi non può essere negata. Le preclusioni e le concessioni automatiche, che penalizzano la professionalità del magistrato, non sono compatibili con lo Stato di Diritto, per cui ad ogni caso concreto va applicata una soluzione. Questo sia quando si tratta di una condanna ad una pena piuttosto che ad un’altra, sia quando si tratta di misure alternative, di recupero del detenuto. Allora o si ha fiducia nella magistratura e gli si danno gli strumenti, i mezzi e la discrezionalità da esercitare, oppure si crea un sistema burocratico che nulla ha a che fare con lo Stato di Diritto.

Avvocato Mascherin non aveva dunque ragione l’esponente del Partito Radicale Rita Berdardini - che prosegue il suo sciopero della fame arrivato a 33 giorni - a lamentarsi delle tempistiche dell’iter della riforma che ci hanno condotto vicinissimi alle elezioni?

Sono certo che quando noi parliamo del Consiglio dei ministri non abbiamo a che fare con persone incapaci di valutare l’importanza della riforma, la sua delicatezza e anche il peso scientifico e quello sociale sottolineato da Rita Bernardini, dai radicali e da altri intellettuali cher si occupano della questione. Sicuramente siamo in mezzo a delle dinamiche politico- elettorali; quello che dice Rita Bernardini è assolutamente ovvio, ossia è sempre bene fare le cose per tempo e non arrivare mai all’ultimo momento. Questo è l’ideale. Poi, tuttavia, per me vincere la partita anche al novantacinquesimo su autogol va bene lo stesso.

Cosa aspettarsi dal futuro per questa riforma?

Per quel che è stata la mia esperienza di questa legislatura sono convinto che il ministro della Giustizia Orlando sia assolutamente convinto dell’opportunità di portare a casa il risultato finale, anche per quel che è stato l’impegno degli Stati Generale dell’Esecuzione Penale. Non decide solo lui, ci sono delle dinamiche politiche, e in questo momento non siamo in grado di dire quali dinamiche alla fine la spunteranno. Possiamo sperare che in qualche maniera ci sia una strategia per evitare di decidere prima delle elezioni. Se così fosse non sarebbe un percorso pienamente ortodosso, ma dovremmo essere sempre ragionevoli e quindi capire che alle volte le mediazioni, i tempi di una soluzione dipendono sicuramente anche dalle evidenze elettorali. Speriamo che sia così, se non lo fosse sarebbe una grande delusione e un tradimento di quella democrazia voluta dalla nostra Costituzione che non è ancora realizzata per molti aspetti. Non lo è sicuramente per quel che riguarda il sistema di espiazione della pena e non sarebbe certamente un bel modo di ricordare i settanta anni della Costituzione fare una scelta che sarebbe un tradimento dei principi costituzionali.

TRASCRIZIONE A CURA DI VALENTINA STELLA