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Pomicino: «Andreotti e Lega: storie lontanissime. 5 Stelle? In linea con Stalin»

Paolo Cirino Pomicino analizza l'attuale situazione politica e la candidatura dell'avvocata Giulia Bongiorno con la Lega di Salvini
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Ministro per la Funzione pubblica del governo De Mita, e poi del Bilancio nel governo Andreotti, Paolo Cirino Pomicino era legato a quest’ultimo dalla comune militanza politica nella Dc, ma anche da fraterna amicizia. Ma quando Giulia, nel senso di Bongiorno, ha dettato alle agenzie che il “divo Giulio” avrebbe approvato la sua scelta di candidarsi con la Lega, l’orgoglio mai sopito del leader democristiano ha cominciato a ribollire. «Favole, la storia di Andreotti parla chiaro».

Presidente, perché le parole di Bongiorno non le sono piaciute?

Perché nelle sue parole ci sono spunti onirici molto divertenti. Bravissima avvocatessa. Un’amica. Ma con la storia del cattolicesimo politico e quella di Andreotti lei non ha nulla a che fare. D’altro canto, Giulio Andreotti fu tra i fondatori di Democrazia europea, che nacque nel 2001 per impedire l’alleanza con il centrodestra, proprio a causa della presenza della Lega. Allora andammo da soli: due punti e mezzo senza colpo ferire. Andreotti era ben distante dalla Lega: inutile raccontare favole, la storia parla chiaro.

La storia dice anche che Bongiorno fu legale di Andreotti.

Certo, Andreotti era molto legato a Bongiorno. Per il suo valore professionale e sul piano amicale. Ma sul piano politico non avevano niente in comune.

Eppure lo scudo crociato compare nell’alleanza di centrodestra che sostiene anche lei. Renzi ha detto che se la Dc è alleata con Salvini, vuol dire che qualcosa che non va. È così?

Molti democristiani, a partire da Casini, sono stati per anni alleati della Lega. Dal battesimo alla foce del Po, agli elmetti con le corna calati sulle teste dei militanti nel prato di Pontida, ce ne sono state di sciocchezzuole in passato. Anche l’uscita dall’euro è solo una trovata propagandistica: non avverrà mai proprio come tante altre cose annunciate in passato. Vi ricordate le pallottole, la secessione, il Tricolore da buttare? Che fine hanno fatto? Spariti. Come diceva Eduardo De Filippo, bisogna solo far passare la nottata.

In occasione dei 99 anni dell’appello di don Sturzo ai catto- lici, il segretario dem ha detto in Sicilia che «se i ‘ liberi e forti’ si impegneranno, vincerà il centrosinistra». In pratica ha detto che la Dc di oggi è il Pd. Concorda?

Mi fa piacere che Renzi ammiri don Sturzo. Ma se questo è il suo pensiero, allora avrebbe potuto fare un’altra cosa: sollecitare l’infinità quantità di cattolici democratici del suo partito, dopo la scissione degli eredi del Pci, a rilanciare una moderna Democrazia cristiana capace di ereditare simbolo e visione politica del cattolicesimo sociale. Invece è rimasto un socialista, alla guida di un partito socialista.

Il ministro Delrio ha chiuso ad alleanze con il centrodestra dopo il voto. Solo pretattica?

È legittimo: siamo in campagna elettorale, e ognuno dice la sua. La verità è che se avessero fatto un sistema proporzionale, le coalizioni non si sarebbero dovute fare prima del voto, ma dopo. Proprio come accade in Germania, Spagna, Austria: in tutte le democrazie parlamentari. Noi invece giriamo intorno a quest’anomalia da venticinque anni. Prima il bipolarismo, poi il maggioritario che ha fatto risorgere il trasformismo parlamentare. Avevamo scelto finalmente il modello tedesco, ma poi hanno deciso di inquinarlo con un innesto maggioritario che impone alleanze di puro carattere elettoralistico.

La legge elettorale è stata votata da molti, ma oggi sembra non avere alcun estimatore. Perché?

Si tratta di una legge elettorale che costringe ad alleanze forzate, o peggio forzose. Non definisco il Rosatellum folle, perché nella follia c’è anche della genialità, in fondo. Questa legge elettorale è semplicemente stupida.

Renzi ora si è defilato e parla di squadra in campo: apre ad altri maggiorenti del Pd, nell’idea che non sarà probabilmente lui a salire a Palazzo Chigi dopo il voto?

Io l’ho sempre detto che Renzi era un talento. Ma lo sta sciupando. Spero adesso che questa modifica nel suo temperamento non sia un espediente elettorale, ma il segno profondo di un cambiamento. Questo Paese non può permettersi di sprecare le sue risorse. Quando lo facciamo, il Paese si impoverisce.

I post democristiani sono intanto sempre più divisi e irrilevanti: valgono pochi punti sia sinistra che a destra.

La diaspora democristiana è uno degli elementi più drammatici che il nostro Paese sta vivendo. Per questo ho sempre chiamato tutti all’unità. Il mio appello è rimasto purtroppo inascoltato. Ritengo politicamente delittuoso, il comportamento di quanti in questo periodo non abbiano lavorato a riunificare la tradizione democraticocristiana. Per il momento abbiamo messo insieme un po’ di democratici cristiani. Ma spero che si continui nella ricomposizione dopo il voto. Solo quando la riunificazione sarà completata il nostro Paese tornerà ad avere un sistema politico di stampo europeo. D’altra parte i popolari governano la Germania e la Spagna e sono presenti in Belgio, in Austria, dovunque. Ma nel Paese dove il popolarismo è stato inventato, sembra che questo non possa avvenire a causa di responsabilità diffuse. Da venti anni mi batto invano. Speriamo che dopo le elezioni si possa ricomporre un grande partito di questo stampo qui. Magari il fatto che Renzi sia andato a Caltagirone per ricordare don Sturzo può essere un segno della provvidenza.

Il rilancio del Partito della Nazione sognato da Renzi?

Ma che cosa c’entra il Partito democratico con quello socialista europeo? Un partito in cui la prima linea è fatta da Franceschini, Delrio, Rosato, Zanda, Guerini, ossia esponenti di tradizione democratico- cristiana, come fa a essere un partito socialista? Per non parlare di Fioroni e Richetti. Sin dalla nascita il Pd era un ogm: un partito geneticamente modificato. Vivo, ma non vitale. Non a caso ha subito la prima scissione. Il Pd dovrebbe trarne le conseguenze, e avviare un congresso rifondativo.

Il M5s è diviso: Grillo chiude ad alleanze, Di Maio apre.

Non serve commentare. Basta leggere il nuovo Statuto dei Cinque Stelle, per comprendere quale tipo di rischio rappresentano per il Paese. Per tornare all’inizio, Andreotti non si sarebbe riconosciuto nella Lega. Ma Giuseppe Stalin, nel manifesto dei Cinque Stelle, si sarebbe ritrovato di sicuro.

 

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